I mosaici a fondo oro della Basilica di San Marco, a Venezia, coprono cupole, volte e pareti alte. Cominciati nell'XI secolo e rifatti più volte, raccontano nel nartece la Genesi, nelle cupole la Pentecoste e l'Ascensione, e in una navata il furto del corpo di san Marco.
Otto secoli di mosaici d'oro
La decorazione cominciò sotto il doge Domenico Selvo, in carica dal 1071 al 1084, che finanziò di tasca sua i mosaici e chiamò un maestro mosaicista da Costantinopoli. Da allora cupole, volte e pareti alte furono rivestite un poco alla volta di tessere su fondo oro, con santi, profeti e scene della Bibbia. Per avere più superficie da decorare si murarono molte finestre: in origine ogni cupola ne aveva sedici, e l'abside e le lunette altre ancora, e la chiesa diventò più buia, soprattutto sotto le gallerie.
Molti mosaici furono ritoccati o rifatti quando cambiava il gusto o quando si rovinavano, e solo una parte è originale, dei secoli dal XII al XIV: gli altri seguono i disegni di artisti del Rinascimento come Tiziano, Tintoretto, Paolo Veronese, Paolo Uccello e Andrea del Castagno, e ancora nell'Ottocento se ne rifacevano alcuni. Sotto i mosaici, il pavimento di marmo è un tappeto ondulato di ruote, quadrati, esagoni e ottagoni, con cervi, grifoni, colombe e altri animali simbolici in opus sectile e opus tessellatum; continuamente restaurato, ha parti del XII secolo.
Genesi nel nartece
I mosaici del nartece, l'atrio che porta in chiesa, furono fatti nel XIII secolo e raccontano l'attesa della venuta di Gesù con le storie dei libri della Genesi e dell'Esodo, prese dalle miniature della Bibbia Cotton, una Bibbia alessandrina del IV secolo. Nel cupolino della Creazione ci sono la creazione di Adamo e quella di Eva dalla sua costola, la tentazione del serpente, la disobbedienza e la cacciata dal Paradiso terrestre, dove fra gli alberi si vede già una croce. C'è anche la benedizione del settimo giorno: Dio siede in trono fra gli angeli dei primi sei giorni, come in una corte, e posa la mano sul settimo angelo, figura del sabato.
Sugli archi e sulle lunette vicino alla porta di San Clemente seguono Caino e Abele, Noè e la torre di Babele interrotta, davanti alla quale il Creatore disperde gli uomini confondendone le lingue. Vicino alla porta di San Pietro c'è la storia di Abramo, che parla quattro volte con Dio, raffigurato come una mano sporta da uno spicchio di cielo; tre cupolini raccontano Giuseppe ebreo e l'ultimo Mosè, salvato dal Nilo. Accanto al portale della chiesa stanno i quattro Evangelisti, e nella lunetta sopra la porta maggiore la Vergine e san Marco, al posto di san Giovanni Battista, pregano Cristo Pantocratore.
Cupole della Pentecoste e dell'Ascensione
L'idea che regge tutto il ciclo è l'esaltazione della Chiesa, nelle tre cupole lungo l'asse: quella del presbiterio mostra la Chiesa annunciata dai profeti, fra cui Isaia e re Davide vestito come l'imperatore di Bisanzio; quella centrale la Chiesa che vive in Cristo; quella verso l'ingresso la Chiesa diffusa dalla predicazione degli apostoli. Nella cupola della Pentecoste lo Spirito Santo, una colomba, scende in lingue di fuoco sugli apostoli, e alla base, fra le finestrelle, stanno a coppie i popoli che ascoltarono il messaggio ciascuno nella sua lingua; nella volta vicina le scene della Passione, del principio del XIII secolo, hanno la forza drammatica dell'arte romanica.
La cupola maggiore, all'incrocio con il transetto, è quella dell'Ascensione: al centro, in un cerchio stellato, Cristo seduto su un arcobaleno è portato in alto da quattro angeli, e sotto, fra alberi dalle chiome diverse, stanno i dodici apostoli con la Vergine e due angeli. Fra le finestrelle danzano sedici figure femminili, le virtù e le beatitudini, e la Carità porta la corona, «madre di tutte le virtù» come dice la scritta: sono mosaici dell'inizio del XIII secolo, bizantini d'origine e romanici nel modo. Sull'arcone dell'ingresso, detto del Paradiso, ci sono il Giudizio universale, l'Esaltazione della Croce e Cristo affiancato dalla Vergine e da san Giovanni Battista, e nel sottarco l'Apocalisse.
Vita di Cristo e di Maria
I mosaici dei transetti, dei secoli XII e XIII, raccontano la vita di Maria seguendo un testo apocrifo del II secolo, il Protovangelo di Giacomo, con l'infanzia della Vergine figlia di Gioacchino e Anna, l'Annunciazione al pozzo e la Vergine che tesse il velo del tempio. Lungo le pareti della navata centrale due grandi pannelli del XIII secolo mostrano la Vergine, a destra, e il Cristo Emanuele, a sinistra, ognuno fra quattro profeti. Sulla volta sopra l'iconostasi le profezie cominciano ad avverarsi con l'Annunciazione e l'Adorazione dei Magi, poi Gesù presentato al Tempio e battezzato nel Giordano, mentre nei transetti Gesù conforta malati, sofferenti e peccatori.
Sulle volte sotto la cupola centrale si susseguono gli ultimi giorni di Gesù, dall'ingresso a Gerusalemme all'Ultima Cena e alla lavanda dei piedi, fino al bacio di Giuda e alla condanna davanti a Pilato; sulla parete sud il grande pannello dell'Orazione nell'orto, del XIII secolo, e al centro della chiesa la crocifissione, la discesa agli inferi con Cristo vittorioso sulla morte e la Resurrezione. La cupola del braccio nord mostra san Giovanni evangelista anziano e cinque scene della sua vita a Efeso, quella del braccio sud san Leonardo con i santi Biagio, Nicola e Clemente; nel catino dell'abside c'è il Cristo Pantocratore, alla maniera bizantina, fra la Vergine e san Marco.
Il furto del corpo di san Marco
Le volte sopra le cappelle ai lati del presbiterio raccontano la vita di san Marco e il trasporto delle sue reliquie a Venezia: è la più antica raffigurazione di quel viaggio che si sia conservata. Un ciclo del XIII secolo nella navata destra, accanto alla cappella di San Clemente, mostra in più scene il furto del corpo ad Alessandria d'Egitto, opera dei mercanti che la tradizione chiama Bono di Malamocco e Rustico di Torcello: per nasconderlo ai musulmani lo coprirono di carne di maiale, e fra le scritte compare la parola araba kanzir, «maiale». Poi il corpo è accolto a Venezia dal popolo e dalle autorità.
Due scene del XIII secolo raccontano il ritrovamento del corpo del santo nel 1094 dentro un pilastro, con l'interno della basilica com'era e la preghiera del doge, del patriarca col suo clero, dei nobili e del popolo. Nell'atrio della cappella Zen la decorazione, rifatta nel XIII secolo, fa da preludio alla facciata: mostra la profezia dell'angelo secondo cui Marco sarebbe stato sepolto a Venezia, il santo che scrive il Vangelo e lo presenta a san Pietro, la partenza per l'Egitto e i suoi miracoli.
