Borghi & Città · 6 min di lettura

La facciata di San Zeno a Verona: la Ruota della Fortuna, il protiro e il portale di bronzo

La facciata di San Zeno a Verona: la Ruota della Fortuna di Brioloto, il protiro di Niccolò col Comune del 1138 e le formelle di bronzo del portale.

La facciata di San Zeno a Verona col rosone della Ruota della Fortuna, il protiro e il campanile a fasce
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

La facciata della basilica di San Zeno, a Verona, è romanica, in tufo, dei primi decenni del XII secolo. In alto c'è il rosone detto Ruota della Fortuna, di Brioloto de Balneo; sotto, il protiro firmato dal maestro Niccolò e il portale chiuso dalle formelle di bronzo.

Una facciata in tre parti

La facciata ripete la divisione dell'interno: due parti laterali, per le navate minori, fino alle grandi lesene triangolari, e una centrale per la navata maggiore. Le laterali sono fatte di dadi di tufo, mentre la galleria delle finestre è della stessa pietra del fianco meridionale; sotto gli spioventi corrono archetti a doppia ghiera e il fregio in marmo greco dello scultore Adamino da San Giorgio. La facciata è dell'ultimo ampliamento della chiesa, ma il protiro e il portale vengono dalla facciata di prima: furono smontati e rimessi qui, con gli aggiustamenti necessari.

A destra, poco sopra la galleria, c'è un piccolo bassorilievo in tufo dell'inizio del XII secolo: al centro Cristo con l'aureola crocifera, a sinistra un santo e a destra un abate privo della testa, che offre il modello della chiesa e del campanile. Lungo il fianco meridionale si leggono le fasi della costruzione: prima il laterizio, poi le fasce bianche e rosse di tufo e cotto del romanico veronese, poi di nuovo il tufo, verso la facciata.

La Ruota della Fortuna di Brioloto

Il grande rosone lo fece Brioloto de Balneo, come dice un'iscrizione del 14 aprile 1189 murata all'interno, vicino al battistero; per sistemarlo si dovette aprire un vasto squarcio nel muro, ricostruito poi in tufo. Dodici coppie di colonnette esagonali di marmo rosso lo dividono in altrettanti settori; al centro il mozzo ha una corona di dodici lobi, e tutt'intorno corre una ghiera a tre gradini, di marmo bianco e azzurro.

Sull'ultimo gradino stanno sei figure in marmo greco: in alto il momento della maggior fortuna, in basso il suo massimo abbandono, ai lati il passaggio dalla felicità alla miseria e il ritorno alla fortuna. Per questo il rosone si chiama Ruota della Fortuna, nel senso latino di destino, e sul mozzo gira una scritta in cui la Fortuna parla in prima persona: «En ego Fortuna moderor mortalibus una».

Sopra, il frontone di marmo bianco è scandito da sette lesene di marmo rosa: lì nel 1905 Massimiliano Ongaro trovò i graffiti di un grande Giudizio Universale, che lo storico Giuseppe Gerola riprodusse in calco e pubblicò nel 1908. Al centro c'era Cristo in trono fra due angeli, Maria e san Giovanni evangelista, sotto gli apostoli, ai lati gli eletti e i dannati; fra i dannati una donna tirava la barba al diavolo.

Protiro di Niccolò e Comune del 1138

Il protiro è firmato dal maestro Niccolò ed è del XII secolo. Il baldacchino, a una sola cuspide, poggia su due telamoni rannicchiati, sopra i quali sono scolpiti i santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista; sull'arco l'Agnello e la mano di Dio che benedice, con una scritta latina che chiede alla destra di Dio di benedire chi entra. Alla base, due leoni stilofori fanno da guardiani: tengono fuori le anime che non meritano di entrare e sotto le zampe bloccano due intrusi.

Nella lunetta un bassorilievo mostra la Consacrazione del Comune veronese, che fissa al 1138 la nascita del comune medievale di Verona: san Zeno, al centro, calpesta il demonio e consegna una bandiera, fra i cavalieri della nobiltà e dei mercanti da una parte e i fanti del popolo dall'altra. Sotto la lunetta Niccolò scolpì tre miracoli del santo: la figlia di Gallieno liberata dal demonio con un esorcismo; un uomo che cadeva nell'Adige col suo carro e fu salvato; san Zeno pescatore che dona i suoi pesci. Sulle mensole del protiro stanno i dodici mesi dell'anno, a partire da marzo, coi loro lavori.

Diciotto altorilievi e Teodorico

Ai lati del protiro e del portale stanno 18 altorilievi del XII secolo, 10 a sinistra e 8 a destra, a coppie sotto piccole arcate. Quelli di destra sono del maestro Niccolò e della sua bottega: le storie della Genesi, dalla Creazione di Adamo alla Cacciata dal Paradiso terrestre, e in basso due scene con protagonista Teodorico il Grande, la Caccia di Teodorico e la sua Dannazione. Sopra Adamo un'iscrizione latina indica in Niccolò l'autore e dice che lì si trovano le prove del suo valore, ma per la qualità molto più alta solo le scene di Teodorico si ritengono della sua mano.

Quelli di sinistra sono del maestro Guglielmo, che li firmò: scene del Nuovo Testamento, dalla Natività alla Crocifissione, e il Duello fra Teodorico e Odoacre. Lo storico dell'arte Adolfo Venturi vedeva in Guglielmo il Wiligelmo del Duomo di Modena, mentre per Carlo Cipolla era un allievo di Niccolò. Sulla grande lesena di sinistra c'è anche una figura di donna con la scritta «MATALIANA»: forse una benefattrice, forse Matilde di Canossa, che nel 1073 donò alcuni beni al monastero, oppure, secondo il soprintendente Alessandro Da Lisca, Adelaide di Borgogna, moglie di Ottone I.

Il portale delle formelle di bronzo

Il portale di bronzo è fatto di formelle di varie misure, fissate ad ante di legno con grossi chiodi di ferro e messe senza una simmetria apparente. Le 48 più grandi, 24 per battente, misurano circa 56 per 52 centimetri: 42 hanno scene dell'Antico e del Nuovo Testamento, 4 i miracoli di san Zeno e 2 fanno da maniglia. Poi ci sono formelle più piccole: rettangolari con una figura sola sotto un archetto, quadrate di 17 centimetri con figure cornute e le Virtù, e altre a forma di torre che fanno da cornice.

Ogni formella fu fusa a parte, un metodo diverso da quello tedesco della fusione unica. Le formelle sono di almeno due autori, più probabilmente tre: un primo maestro dell'XI secolo, che per alcuni si chiamava Stefano Lagarino, fece le sue per il portale più piccolo della chiesa di prima; quando nel 1138 la chiesa fu ricostruita, un secondo maestro ingrandì la porta per adattarla al nuovo edificio. Secondo molti studiosi il primo modellò le scene dell'Antico Testamento del battente sinistro e il secondo quelle del Nuovo; un'ipotesi più recente inverte le due attribuzioni.

I battenti di larice, che misurano 3,95 per 4,81 metri, sono probabilmente del prolungamento della chiesa finito nel 1138, e secondo molti un terzo maestro, forse fra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo, aggiunse al battente destro tre episodi della vita del santo. Lo storico dell'arte Pietro Toesca definì il portale «arte tedesca del secolo XII inoltrato», e lo studioso Edoardo Arslan lo accostò al portale del Duomo di Hildesheim.

Come arrivare

La stazione ferroviaria più vicina è Verona Porta Nuova, a 1,9 km di strada: ci si arriva a piedi.

In auto, dalla Tangenziale Sud si esce a Borgo Roma: poi 6 km, 8 minuti di guida.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino alla Basilica di San Zeno Maggiore.

Info utili

Dove si trova
Verona (VR)
Coordinate
45,44265 N, 10,97945 E (Basilica di San Zeno Maggiore) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

Fa parte di: Chiese, santuari e abbazie del Veneto