Il Teatro La Fenice è il teatro lirico di Venezia, in Campo San Fantin, nel sestiere di San Marco. L'architetto Giovanni Antonio Selva lo progettò per la Societas che gestiva il Teatro San Benedetto, e dopo l'incendio del 1996 il teatro fu ricostruito nel 2003.
Campo San Fantin e la Societas del 1787
Il teatro sta nella parte occidentale del sestiere di San Marco, la zona di Campo Sant'Angelo, di Campo Santo Stefano e di Palazzo Fortuny, non lontano dalla Scala Contarini del Bovolo.
Un'ampia gradinata sale alla facciata neoclassica, con un pronao di quattro colonne corinzie chiuso in alto da una balaustra; nelle nicchie stanno le figure della Danza e della Musica, e al centro del fregio compare la fenice.
Nel 1787 la Societas, che riuniva nobili e grandi borghesi di Venezia e aveva retto fino a quel momento il Teatro San Benedetto, stabilì di costruire una sala nuova, destinata a diventare la prima della città. Era un'associazione più ampia e rappresentativa delle precedenti gestioni dei teatri veneziani, e scelse come architetto Giovanni Antonio Selva. I lavori durarono più di due anni, e la Fenice fu inaugurata il 16 maggio 1792. Per Selva fu la prima affermazione importante, arrivata fra critiche e contestazioni, e per la città l'ultima grande opera della Venezia dell'ancien régime.
In quegli anni, e fino al 1804, a Venezia otto teatri richiamavano regolarmente un pubblico numeroso, con una stagione teatrale molto più lunga che nelle altre città. In seguito, sotto la dominazione austriaca, la gestione restò ai nobili, anche se a Vienna gli spettacoli teatrali non godevano di particolare favore: la censura insisteva, e ci furono i primi tentativi di metterli al bando.
Prime dell'Ottocento e incendio del 1836
Il 6 febbraio 1813 la Fenice ospitò la prima del Tancredi di Gioachino Rossini, su libretto di Gaetano Rossi tratto dalla tragedia omonima di Voltaire, con Adelaide Malanotte ed Elisabetta Manfredini. La prima ebbe successo anche se le due cantanti stavano male e la recita si fermò a metà del secondo atto; solo l'11 febbraio il pubblico poté sentirla per intero, di nuovo con esito felice.
Nella notte fra il 12 e il 13 dicembre 1836 il teatro fu distrutto quasi completamente da un incendio. La ricostruzione, tempestiva, la fecero i fratelli architetti Giambattista e Tommaso Meduna, che ripresero il progetto originario modificando in più punti la sala, e la Fenice riaprì la sera del 26 dicembre 1837.
Nel teatro rifatto andò in scena per la prima volta, l'11 marzo 1851, il Rigoletto di Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave tratto dal dramma di Victor Hugo Il re si diverte, accolto con successo; il 6 marzo 1853 toccò alla Traviata, sempre su libretto di Piave, dall'opera teatrale La signora delle camelie di Alexandre Dumas figlio. Alla prima, però, la Traviata non ebbe il successo che il compositore si aspettava, forse per gli interpreti deboli e per il soggetto, allora ritenuto scabroso. Lo trovò il 6 maggio dell'anno dopo, rielaborata e con cantanti migliori, come Maria Spezia Aldighieri, al Teatro San Benedetto, diretta da Verdi.
Nel 1854 Giambattista Meduna rifece anche la decorazione della Fenice, per rimediare ai danni del soffitto e degli ornati, e la commissione incaricata di giudicare i disegni vi riconobbe un «gusto alla Bérain»: uno stile vicino al rococò, che guardava al Rinascimento per essere «di maggior sveltezza e leggiadria».
Chiusura dal 1859 al 1866 e loggione del 1878
La Fenice era il ritrovo più elegante della città, sia per i veneziani sia per gli ufficiali austriaci, e il primo richiamo per i forestieri ricchi. Nel 1859 i palchettisti, i proprietari dei palchi, chiusero il teatro in segno di ribellione alla dominazione austriaca, e la Fenice rimase ferma fino al 1866. Fu uno dei gesti con cui i veneziani disertavano i luoghi frequentati dagli austriaci: una specie di sciopero della vita di società, in segno di lutto, per mostrare quanto fossero oppressive le condizioni della città sotto un'occupazione sentita come straniera. In quel clima di rivolta degli anni dopo il 1859 Luchino Visconti ambientò il suo film Senso, del 1954.
Finita la dominazione austriaca, Venezia entrò nel Regno d'Italia. Nel 1878 la costruzione del loggione aprì alla Fenice anche il pubblico popolare, in uno spazio scomodo ma ampio.
Sala del 1936 e incendio del 1996
Nel 1930, per iniziativa della Biennale, la Fenice ospitò il primo Festival internazionale di musica contemporanea. Negli anni Trenta del Novecento il teatro fu rimaneggiato più volte, e nel 1936 la Sala fu restaurata integralmente; da quell'anno in poi gli interventi successivi furono di Eugenio Miozzi. Il 29 gennaio 1996 un altro incendio, doloso, distrusse la Fenice, che porta il nome della figura mitologica che risorge dalle proprie ceneri. La ricostruzione seguì il progetto dell'architetto Aldo Rossi e si fondò sul motto «com'era, dov'era», lo stesso usato per il campanile di San Marco dopo il crollo del 1902.
Foyer, Sala Grande e Sale Apollinee
La sala principale, rifatta con tutti e cinque gli ordini di palchi, accoglie circa 1.000 spettatori, distribuiti fra platea, palchi, gallerie e loggione. Dal Campo San Fantin si entra nell'atrio e nel Foyer, e lo scalone d'onore porta alle Sale Apollinee, neoclassiche e concepite da Selva; gli ambienti comprendono anche la Sala Grande e il Palco Reale, con stucchi e ori. Al terzo ordine di palchi una mostra permanente è dedicata al soprano Maria Callas e agli anni in cui lavorò a Venezia.
