La Tomba di Giulietta è un sarcofago di marmo rosso conservato in una piccola cripta del convento di San Francesco al Corso, del XIII secolo, a Verona, a circa un chilometro dal centro. Lo stesso convento ospita il Museo degli Affreschi Giovanni Battista Cavalcaselle.
Il sepolcro vuoto del Cinquecento
Fra i luoghi della tragedia di Romeo e Giulietta, la tomba fu il primo a essere riconosciuto: nel Cinquecento la si identificò in un sepolcro vuoto di marmo rosso veronese, nel giardino del convento di San Francesco al Corso. Dal Settecento divenne meta di pellegrinaggi sentimentali. Si racconta che in questo sarcofago fosse adagiato il corpo di Giulietta quando Romeo la credette morta. Ai tempi delle vicende dei due amanti quella zona stava fuori dalle mura della città, e per questo Romeo, bandito da Verona, poteva raggiungerla.
Il luogo ebbe visitatori illustri, venuti a rendere omaggio ai due amanti: Heinrich Heine, Charles Dickens, Madame de Staël e Maria Luisa d'Austria. Venne anche il poeta George Byron, che nelle sue lettere scriveva che i veronesi sostenevano con ostinazione l'autenticità della storia. Al sarcofago si legarono leggende e riti superstiziosi, e nei secoli appassionati e curiosi ne portarono via piccoli frammenti di marmo; si racconta che alcuni finissero in una collana e in due orecchini portati proprio da Maria Luisa, imperatrice dei francesi.
La cripta di Antonio Avena
La tomba fu spostata più volte in cerca di un luogo che la valorizzasse. La sistemazione definitiva arrivò negli anni Trenta del Novecento, quando Antonio Avena, direttore dei musei civici, tolse il sarcofago dal giardino e lo sistemò in una cripta ricavata nel chiostro, in ambienti sotterranei ripensati in chiave gotica e scenografica; negli stessi anni Avena sistemò anche la casa di Giulietta in via Cappello. Alla cripta si scende per una scala di pietra, e il sarcofago, semplice, sta al centro della piccola stanza sotterranea.
All'ingresso della tomba si trova la statua di Liang Shanbo e Zhu Yingtai, un gruppo in marmo che ritrae i due innamorati mentre si trasformano in farfalle: sono i «Romeo e Giulietta» d'Oriente, legati alla città cinese di Ningbo. Ningbo la donò a Verona quando le due città si gemellarono, nel 2006, per ricambiare il dono di una copia della statua di Giulietta, quella del cortile della casa di Giulietta.
Il Museo degli Affreschi
Il Museo degli Affreschi aprì nel 1973, quando dirigeva i musei Licisco Magagnato, e porta il nome dello storico dell'arte veronese Giovanni Battista Cavalcaselle. Il museo raccoglie soprattutto affreschi staccati da palazzi e chiese di Verona per conservarli, dipinti fra il X e il XVI secolo.
I più antichi, del X e del XII secolo, vengono dal sacello di San Michele, una piccola cappella. Dal palazzo della Provincia arrivano i sottarchi (le facce interne degli archi) dipinti da Altichiero; palazzo Fiorio della Seta ha dato le pitture murali di Domenico Brusasorzi e Bernardino India, casa Guarienti quelle di Paolo Farinati. Completa la raccolta un ciclo che Jacopo Ligozzi dipinse insieme al padre Ermanno. Alcuni di questi affreschi decoravano le facciate dei palazzi: il museo dà un'idea della Verona del Cinquecento, che era famosa come urbs picta, città dipinta.
La chiesa sconsacrata e la visita
La chiesa del convento, sconsacrata, accoglie a rotazione dipinti dai depositi del museo di Castelvecchio, in gran parte di veronesi del Cinquecento e del Seicento, con un gruppo di tele di Giovanni Francesco Caroto. Nel piano interrato del complesso sono raccolte molte anfore di età romana, dal I secolo a.C. al I secolo d.C.
Il convento sta sulla riva dell'Adige, a circa 10 minuti a piedi da piazza Bra. La tomba si vede con il biglietto d'ingresso al museo, di cui la cripta è la sala più celebre.
