Borghi & Città · 7 min di lettura

Treviso città d'acqua tra risorgive, mulini e fontane storiche

Treviso città d'acqua: i canali del Botteniga, il Sile, i 61 mulini del XIX secolo, la Pescheria del 1856 e le leggende nate dalle risorgive.

Un canale di Treviso fra case con i portici, la ruota di un mulino, i cigni e i salici piangenti
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Treviso, in Veneto, è una città d'acqua: nel centro storico scorrono i canali del Botteniga, un fiume di risorgiva, e a sud passa il Sile, che ne raccoglie i rami. Lungo queste acque restano i mulini, la Pescheria e, nelle piazze, le fontane storiche.

Sile e Botteniga

Il Botteniga nasce nella Pianura veneto-friulana, pochi chilometri a nord della città. Arrivato alle mura si divide in più rami, i Cagnani, che si aprono come le dita di una mano, entrano nei quartieri e compaiono e scompaiono fra le case prima di confluire nel Sile.

Sulle loro acque limpide nuotano anatre, cigni e folaghe. Il Sile invece non attraversa la città: scorre da ovest a est lungo la parte meridionale del centro storico, e i due fiumi si incontrano nella parte sud-orientale.

Il Sile è lungo 90 chilometri ed è fra i fiumi di risorgiva più lunghi d'Europa. Nasce a Casacorba, e fra le sue polle la più accreditata come fonte è il Fontanasso de la Coa Longa; il nome Sile verrebbe dal latino silens, silenzioso, tranquillo. Le risorgive nascono dalla struttura della pianura veneta, ghiaiosa e permeabile a nord, argillosa e impermeabile al centro: l'acqua dei fiumi di montagna e delle piogge penetra in profondità e torna in superficie dove il terreno cambia. Il Parco Naturale del Sile tutela il fiume dalle sorgenti alla foce.

Un tempo il fiume metteva foce a Portegrandi di Quarto d'Altino, nella laguna veneziana davanti a Torcello, ed era una via di comunicazione della Serenissima; nel 1683 i veneziani lo deviarono verso il mare di Jesolo. Alle porte della città c'era l'antico porto di Fiera, e da Treviso a Casale sul Sile corre l'alzaia, il percorso dei buoi che trascinavano le barche.

Nel punto in cui Sile e Botteniga si uniscono, le acque non si mescolano subito. Dopo le piogge forti i canali del Botteniga diventano marroncini, perché raccolgono il drenaggio delle case, mentre il Sile resta verde, e i due colori corrono paralleli per decine di metri. Dante allude a questo incontro, nel Paradiso, con le parole «dove Sile e Cagnan s'accompagna»: fu ospite a Treviso di Gherardo da Camino, signore della città, e nel punto della confluenza gli è stata dedicata una stele.

Anello d'acqua e mura

Le mura che difendevano Treviso crebbero nel corso di più secoli; nel XVI secolo l'ingegnere Fra Giocondo le rafforzò con gallerie sotterranee, e nell'estate del 1511 la cinta resistette agli eserciti della Lega di Cambrai. Dopo la costruzione delle mura vennero le opere idrauliche: attorno a Treviso si creò un perimetro d'acque, capace di allagare la pianura davanti agli assalitori, e per lasciare libera la vista si abbatterono anche case ed edifici. Lungo i canali esterni corrono giardini curati, e il tratto meglio conservato delle mura, fra Porta San Tomaso e Porta Santi Quaranta, è un viale alberato che fa da cintura verde.

Porta San Tomaso è rivestita di pietra d'Istria e coronata da una cupola di legno e piombo. Porta Santi Quaranta, voluta nel Cinquecento dal podestà Andrea Vendramin, guarda verso ovest su un'antica via romana, da cui si vedono scorci sul canale da tutte e due le parti.

Mulini, Pescheria e centrale

Le acque di risorgiva hanno portata e temperatura costanti e non hanno piene improvvise, e per questo lungo il Sile e i canali della città sono sorti molti mulini; i loro nomi erano spesso quelli dei proprietari, e lungo il fiume ricorrono toponimi come Molinelle, Munaron, Munara. Il soprannome di «il Granaio della Repubblica» toccava a Treviso e al territorio intorno, che riforniva Venezia di buona parte della sua farina, e nel XIX secolo in città i mulini erano 61. Nessuno macina più con queste acque, ma molti restano come archeologia industriale, e fra i canali si vedono le ruote di legno.

Sull'isola al centro del Cagnan Grande, un ramo del Botteniga, il governo austriaco creò nel 1856 la Pescheria, per dare una sede più adatta al mercato del pesce. Al Ponte San Martino, dentro il centro storico, c'è invece una centrale idroelettrica ad acqua fluente: fu costruita nel 1917, mentre era in corso la Prima guerra mondiale, e resa automatica nel 1969.

Poeti e scrittori sull'acqua

Forse già il Petrarca pensava alla «bella contrada di Trevigi» quando scrisse le sue «chiare, fresche e dolci acque»; Fazio degli Uberti scrisse invece di una Treviso «che di chiare fontane tutta ride».

Nel Novecento ne hanno scritto Riccardo Bacchelli, che vedeva la città fatta di correnti allegre, chiuse, rogge e fossati; Diego Valeri, innamorato della Pescheria e delle sue «acque di diafana seta», «isola di fiaba nel cuore della città»; Guido Piovene, che descriveva le acque entrare col Sile e coi canali e specchiare ovunque vecchie case fiorite. Comisso, trevigiano autentico, fu fra gli interpreti della stagione culturale per la quale, a cavallo della Seconda guerra mondiale, Dino Buzzati soprannominò Treviso «la Piccola Atene». Per Comisso Treviso non era una città di pietre squadrate, ma «intrecciata dalla mobile e cangiante filigrana d'acque», con alberi e giardini dovunque.

Il Mazzotti annotava che, di qua dal Ponte San Martino, il Sile trascina un altro fiume, un fiume d'aria che si sente fresco sui ponti nelle sere d'estate.

Fontane del centro storico

In centro ci sono anche le fontane. La fontana delle Tette, del 1559, conservata sotto il portico del Palazzo dei Trecento, spillava vino bianco e rosso nei giorni di festa. La fontana dei Tre Visi è un'erma a tre teste, copia di un'antica scultura perduta, in mezzo a una vasca rotonda di pietra e sormontata da un capitello con tre musi di leone.

I tre visi sono anche al centro di una delle leggende sulla nascita della città. Secondo il racconto, Dardano, capostipite dei Troiani, arrivato fra i Veneti fondò Eugania e costruì quattro fortezze, la maggiore delle quali si chiamava Tusino; ne affidò il comando a Montorio, ritenuto antenato della nobile famiglia Collalto, che all'entrata fece collocare la figura scolpita di una fanciulla a tre teste, ciascuna dotata di tre visi: da Tre-visi sarebbe venuto il nome di Treviso.

In vicolo Pola una maschera leonina di ghisa versa l'acqua sotto la scritta in bronzo «Aere civico», in un'esedra di pietra d'Istria inserita nel muro del palazzo; un'altra fontana, in piazza Pola, ha un basamento ottagonale con volute e la data 1903. Del 1929 è quella di piazza San Leonardo, rivolta verso il portone di Ca' Spineda: tre vasche ovali di marmo bianco posate su due scalini.

Nel Quartiere Latino, la fontana che sta presso l'ospedale di Santa Maria dei Battuti ha una vasca posata su una base ottagonale di pietra d'Istria, con quattro mascheroni, uno diverso dall'altro; l'acqua scende da sette dischi concavi, cinque di rame e due di pietra; quella di piazza San Vito, un'ampia vasca ottagonale su basamento circolare, serviva ai commerci della zona.

Leggende delle risorgive

Una leggenda riguarda la sorgente del Botteniga. Si racconta che nell'ottobre del 568, durante la discesa di Alboino, un guerriero longobardo ferito fu portato dal suo cavallo in una palude piena di sorgenti, cadde nel fango e vi restò nascosto agli inseguitori bizantini; lavandosi con l'acqua della risorgiva vide guarire le ferite, e dopo qualche giorno il cavallo tornò a prenderlo. Il luogo divenne meta di pellegrinaggio dei Longobardi, che vi si stabilirono: da quell'insediamento sarebbe nata la frazione di Merlengo.

Dalle paludi del Sile, invece, si diceva che nelle notti di nebbia emergesse una testa di cavallo fiammeggiante. Nelle osterie un certo Coccolo, famoso per il suo coraggio, disse di non temerla e andò nelle paludi a cercarla; tornò il giorno dopo turbato, e giurò che in quelle paludi non avrebbe più messo piede. Nelle zone di torba, però, la combustione spontanea del materiale produce i fuochi fatui, e la leggenda potrebbe venire da lì.

Come arrivare

La stazione ferroviaria più vicina è Treviso Centrale, a 1,6 km di strada: ci si arriva a piedi.

Per chi viaggia in autostrada il casello più vicino è Treviso Sud: restano 6,2 km, 8 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al centro del comune.

Info utili

Dove si trova
Treviso (TV)
Coordinate
45,66583 N, 12,24556 E (centro di Treviso) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

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