Velo d'Astico, in provincia di Vicenza, nella Val d'Astico, è il paese delle ville di Antonio Fogazzaro. Qui lo scrittore si fece costruire la Montanina, ambientò il romanzo «Leila», e trasformò Villa Velo e Villa Valmarana Ciscato nelle ville del «Daniele Cortis», ribattezzando il paese Villascura.
Montanina, la casa del poeta
All'inizio del Novecento Fogazzaro scelse Velo d'Astico come luogo dell'anima. La Montanina, la sola casa in cui abitò davvero, sorse fra il 1905 e il 1907: lo scrittore ne curò il progetto in ogni particolare con l'architetto veneziano Mario Ceradini e ne vegliò il cantiere «come se fosse una figlia». Sulla strada fra Velo e la frazione Lago, la casa unisce al Liberty le linee del Secessionismo viennese, coi tetti acuti, i timpani trapezoidali e le vetrate a quadretti.
Nel parco scorrono due fonti a cui lo scrittore diede un nome, Riderella e Modesta. Era la sua residenza estiva, e qui ambientò il suo ultimo romanzo, «Leila», del 1910. In quelle pagine la Montanina «ha l'aria di una boscaiola discesa dai dirupi della Priaforà, che riposi seduta sotto il grave carico e guardi».
Guerra e don Galloni
Nella Grande Guerra la villa ospitò il comando austriaco, e per questo fu distrutta dagli italiani: le bombe la colpirono duramente nel 1916. Negli anni Venti la comprò monsignor Francesco Galloni, fondatore dell'Opera Italiana Pro Oriente, che la ricostruì e l'ampliò fra il 1927 e il 1932. Con lui la villa diventò casa di accoglienza, di carità e di cultura, aperta all'incontro fra i popoli e consacrata a pregare per la pace, prima di tutto fra Oriente e Occidente.
L'ala nuova, dell'ingegnere Umberto Valdo, si accorda così bene con la vecchia che chi non lo sa fatica a distinguerle. Della casa di Fogazzaro restano frammenti dei Re Magi, coperti in gran parte da un'Annunciazione, e l'erma quadrifronte che porta incisa la data 1907. Un tempo il salone centrale guardava la valle da un'enorme vetrata, fra colonne pompeiane e due scaloni; accanto sorge la chiesetta di Santa Maria dei Monti, e negli anni di Galloni sorse anche una cappella votiva.
Alla Montanina prese vita la congregazione delle Figlie di Santa Maria Annunciata, che dopo la morte di Galloni ne continuò l'opera nel segno dell'ecumenismo, e che si è poi unita alle Suore Passioniste di San Paolo della Croce. Nel secondo dopoguerra la villa aprì le scuole medie e l'istituto magistrale, poi chiusi, e nel 2022 la casa ha accolto mamme e bambini ucraini in fuga dalla guerra. Nel Salone Fogazzariano c'è un presepe bulgaro scolpito a Ortisei negli anni Trenta, con le figure vestite nei costumi dell'Est europeo.
Villa Velo, la villa Cortis
Villa Velo sorge sull'area dell'antico castello dei conti di Velo, che la eressero nel Cinquecento e la tennero per secoli; estinta la famiglia passò agli Zebeo, e nel 1952 al Pontificio istituto missioni estere. Il nucleo più vecchio, alto tre piani e massiccio, mostra tracce gotiche e rinascimentali. Nel 1685 il conte Girolamo vi fece costruire la cappella gentilizia, aggiungere un piano e dipingere alcuni affreschi; nel 1752 il conte Girolamo Velo la restaurò, con la scalinata centrale e le due serliane ai lati, dandole l'aspetto che ha.
Il complesso conta tre edifici intorno a una corte chiusa, e la facciata porta una colombara a colonne che domina il cortile principale; dentro, affreschi e stucchi seguono il gusto del XVIII secolo. La cappella ha sculture della scuola del Marinali; il giardino all'italiana ha fontane e una peschiera, e il parco è dell'architetto Antonio Caregaro Negrin.
Nella villa si trova una colonna antica spezzata, che il conte Girolamo Egidio di Velo portò dagli scavi delle terme di Caracalla, a Roma. Fogazzaro la mise al centro di una scena del «Daniele Cortis», del 1885, con Elena protagonista, e nel romanzo la sua base porta due mani in rilievo che si stringono, con le parole «HYEME ET AESTATE ET PROPE ET PROCUL USQUE DUM VIVAM ET ULTRA». La colonna spezzata vi torna più volte, legata all'amore spezzato fra Daniele e la cugina. La villa stessa vi diventa Villa Cortis, la casa del protagonista, con la sala dalle quattro porte laterali, le carte e i libri ammucchiati e due aquile ad ali aperte negli angoli.
Grande Guerra a Villa Velo
Nella Prima guerra mondiale Villa Velo fu sede del comando militare italiano di primissima linea. Più dei bombardamenti la danneggiarono i soldati che vi alloggiavano: parte della volta fu abbattuta per farne legna da ardere, e i militari presero a bersaglio con le rivoltelle gli affreschi della sala d'ingresso, che si attribuiscono probabilmente a Giambattista Canal. Lo racconta Andrea Moschetti in «I danni ai monumenti e alle opere d'arte delle Venezie nella guerra mondiale», del 1928. Nel 1964 G. B. Bastianello restaurò i dipinti.
Seghe, la villa Carrè e Villascura
A Seghe, frazione di Velo, c'è la terza villa, Villa Velo Lampertico Valmarana Ciscato. Risale al Settecento e poggia sulle fondamenta di un palazzo più antico: ha il corpo centrale neoclassico, la loggia e il portico settecenteschi, una colombara e una cappella del 1667 dedicata a sant'Antonio da Padova. Fu dei Velo fino alla prima metà dell'Ottocento, nel 1843 fu rimaneggiata a fondo e passò poi a Giuseppina Lampertico, moglie del conte Angelo Valmarana: Fogazzaro, loro genero, vi passò lunghi periodi sereni, e nel «Daniele Cortis» ne fece la villa Carrè, la casa di Elena. Fra le pagine del romanzo la sua chiesettina si rannicchia in un angolo del giardino, tra il cancello e gli abeti.
Il romanziere cambiava spesso i nomi dei luoghi, e non solo quello di Villascura: Tonezza diventa Vena di Fonte Alta in «Piccolo mondo moderno». In «Leila» il Torraro si staglia fra i due grandi profili neri della Priaforà e del Caviogio; la Priaforà, 1654 metri, è uno dei monti che chiudono la conca di Velo.
