Eventi & Sagre · 4 min di lettura

La Giostra della Rocca di Monselice: le nove contrade, la Quintana e il Palio dei Santi, dalle feste per Federico II del 1239

La Giostra della Rocca di Monselice ricorda le feste per Federico II di Svevia nel 1239: nove contrade si sfidano fino alla Quintana per il Palio dei Santi.

La Giostra della Rocca di Monselice: un cavaliere alla quintana sul prato, sotto la rocca sul colle
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

La Giostra della Rocca è la rievocazione medievale di Monselice, in provincia di Padova, che ricorda le feste con cui la città accolse l'imperatore Federico II di Svevia nel 1239. Nove contrade si sfidano nelle gare, fino alla Quintana, per il Palio dei Santi.

Federico II e la Rocca del 1239

Monselice sta ai piedi del colle della Rocca, nei Colli Euganei, a circa 25 km a sud di Padova. Nel 1239 l'imperatore Federico II di Svevia, arrivato da Vicenza, fu accolto in trionfo a Padova e soggiornò alcuni mesi nel monastero di Santa Giustina; in quel periodo passò per Monselice e fu accolto con grandi festeggiamenti, che si ripeterono negli anni seguenti.

Colpito dalla posizione del colle, ordinò di fortificarlo con mura, torri e bastioni, e affidò i lavori all'alleato Ezzelino III da Romano, che nel 1249 si prese la fortezza con uno stratagemma. A quel periodo risale il Mastio Federiciano, la Rocca in cima al colle, una costruzione difensiva in trachite. La Giostra ricorda anche un altro personaggio di quel secolo, il cardinale monselicense Simone Paltanieri, legato del papa e presente al conclave del 1268-1271, il più lungo di sempre.

La prima Giostra del 1986

La Giostra nacque nella primavera del 1986 dall'idea di un toscano, Virio Gemignani, con due amici, Filippo Menarini e Luigi Fongaro: una gara a cavallo e un corteo in costume per ricordare il passaggio di Federico II. Le contrade aderirono e prepararono abiti e materiali.

La mattina del 21 settembre 1986 i contradaioli mossero ciascuno dal proprio quartiere, nove in tutto, e si radunarono in piazza San Marco; da lì il corteo raggiunse piazza Mazzini. Qui il sindaco Learco Vettorello consegnò alla contrada Torre la chiave della città, e le altre frazioni le portarono i loro doni: Marendole un drago inciso su rame, San Bortolo una capasanta, San Martino un pane di Santa Lucia, Ca' Oddo uva e pannocchie, il Carmine mandorle, giuggiole, melagrane e castagne. Sfilarono più di trecento figuranti, debuttarono gli arcieri de Il Sagittario, e nel pomeriggio migliaia di spettatori andarono al Campo della Fiera per la Quintana, vinta da Giuseppe Luise da Ponso per il Carmine.

Negli anni si aggiunsero gli scacchi viventi, le macine, la staffetta, la tenzone e il mercatino; dall'iniziativa dei fondatori nacque l'associazione Giostra della Rocca.

Le nove contrade e le gare

Le nove contrade in gara sono San Martino, Carmine, Monticelli, San Giacomo, San Cosma, San Bortolo, Torre, Ca' Oddo e Marendole, e ciascuna ha recuperato costumi e usanze dei vecchi quartieri e borghi. Le contrade gareggiano secondo un regolamento rinnovato ogni anno, nella gara degli arcieri, nella prova di forza alle macine, nella staffetta e nelle corse, nel torneo di scacchi, dove arrivano giocatori da tutta Italia, e nella Tenzone, l'esibizione dei tamburini in piazza Mazzini.

I punti delle singole sfide si sommano, e alla contrada vincitrice va il Palio dei Santi, un drappo di seta rossa che resta esposto fino all'anno successivo. L'ultima gara, quella che chiude la Giostra, è la Quintana, la sfida di destrezza a cavallo in cui i cavalieri devono infilare con la lancia anelli via via più piccoli.

Gonfaloni e personaggi delle contrade

Ogni contrada ha il suo gonfalone e i suoi personaggi. Ca' Oddo porta la Povolata nera, l'albero secolare dove secondo la leggenda sta l'anima di una strega bruciata viva, e Marendole un drago che, si racconta, un prete esorcista rinchiuse in una grotta del monte Fiorin. Nel gonfalone del Carmine il gigante Atlante regge il mondo su tre losanghe rosse, ricordo della crociata contro Ezzelino del 1255-1256.

Monticelli ha il capitello della Madonna e porta in corteo il Petrarca, che si dice scendesse da Arquà fino al laghetto della Costa. San Martino, devota a Santa Lucia, ha il pane della santa a forma di occhio e mette in scena l'entrata di Federico II con il podestà Pesce Paltanieri, i falconieri, Pier delle Vigne e Michele Scoto; la Torre porta il tiranno Ezzelino con il suo biografo e il boia.

Corteo storico e macchine da guerra

Il corteo storico sfila al rullo dei tamburi per le vie del centro, prima della Quintana, ed è la parte più imponente della Giostra: oltre duemila figuranti, con animali, abiti, attrezzi e armi del Medioevo. Ogni contrada apre la sua sfilata con il Gonfalone, che porta l'emblema e i colori della contrada, e la fa seguire da un gruppo di armati, da una macchina da guerra in scala naturale, da una bottega di artigiani e dal personaggio storico o dal gruppo che la rappresenta.

Le macchine sono ricostruite con cura, una per contrada: il trabucco di Ca' Oddo, la torre del Carmine, l'ariete di San Bortolo, la grande arcobalestra di San Cosma, la balestra lancia-tronchi di San Martino, e poi catapulte e la caldaia della pece. Le botteghe rifanno i mestieri dell'epoca, dai fabbri ai bottai, dagli scalpellini della trachite, la pietra delle cave di Monselice che nel 1722 servì a pavimentare Piazza San Marco a Venezia, ai vignaioli, e intorno alle gare la città si riempie di mercatini medievali.

Come arrivare

La stazione ferroviaria più vicina è Monselice, a 1,8 km di strada: ci si arriva a piedi.

In auto, dall'autostrada si esce al casello di Monselice: poi 2 km, 3 minuti di guida.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al centro del comune.

Info utili

Dove si trova
Monselice (PD)
Coordinate
45,23333 N, 11,75000 E (centro di Monselice) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze