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La Rua di Vicenza: la ruota di legno dei notai, distrutta da un bombardamento e ricostruita

La Rua di Vicenza, macchina di legno con la ruota girevole dei notai, nacque per la processione del Corpus Domini e sfilò dal 1444 fino al 1928.

La Rua di Vicenza: l'alta macchina di legno decorata portata in processione fra la folla in piazza
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

La Rua — termine vicentino che in italiano vuol dire ruota — era una grande macchina di legno che a Vicenza si trascinava a braccia nelle feste popolari: nacque nel Quattrocento e uscì per secoli. La sua storia comincia da una gara fra corporazioni e finisce sotto un bombardamento.

La processione del 1389, e la gara fra le corporazioni

Fu il Consiglio comunale, nel 1389, a stabilire che la festa del Corpus Domini avesse ogni anno una processione solenne. Il percorso era fissato: dal palazzo comunale alla cattedrale, poi per la piazza del Castello e il corso principale, e giù da contrà Santa Barbara fino a piazza dei Signori, dove stava la chiesa di San Vincenzo — il nuovo patrono che l'autorità civile aveva voluto per la città. Vincenzo di Saragozza è compatrono di Vicenza, insieme alla Madonna di Monte Berico, e la sua chiesa affaccia sulla piazza di fronte alla Basilica Palladiana.

Le corporazioni cittadine se ne fecero una gara: chi portava le musiche, chi i costumi più sfarzosi, chi faceva sfilare i propri emblemi. A spendere più di tutti era il collegio dei notai, la corporazione più potente di allora, quella dei pubblici uffici: molto denaro andava negli ornamenti, e più ancora nel cero, ricco e lavorato con finezza.

Nata da una ruota coi nomi dei notai

Nel 1441 il collegio affidò a una commissione l'incarico di ideare un simbolo di speciale bellezza, capace di colpire il popolo. La prima realizzazione — uno stendardo colla Vergine, san Luca e quattro angeli — non piacque abbastanza, e due anni dopo una nuova commissione inventò la Rua.

L'idea venne da un oggetto d'ufficio: una ruota coi nomi dei notai scritti sopra, che girava sul perno e indicava a chi toccasse il turno di servizio — la rotazione, ogni quattro mesi, delle cariche dentro il collegio. Ingrandito, quel modello diventò il centro di una costruzione a piramide, che chiamavano cirio, prese il posto del cero e del gonfalone che i notai portavano in processione, e il popolo la gradì subito: le sue sfilate cominciarono nel 1444 e, con varie interruzioni, sarebbero andate avanti per quasi quattro secoli.

Piacque troppo: arricchita ogni anno di figuranti, oggetti, stoffe e ornamenti, diventò una distrazione, e la gerarchia ecclesiastica protestò perché la folla veniva per la ruota più che per la processione. Il collegio arrivò a pensare di rimpiazzarla con cento ceri, ma la gente non lo accettò; e dal 1616 la Rua potè passare soltanto a processione finita.

Sulla macchina si accumularono anche leggende: una voleva che il nome venisse da una grande ruota tolta in battaglia al carroccio di Padova, un'altra ne attribuiva l'invenzione ad Andrea Palladio — ma la macchina esisteva già da oltre un secolo, e non c'è prova che l'architetto vi abbia messo mano.

Diciotto metri, ottanta quintali, cento facchini

Le dimensioni variarono nel tempo, e furono sempre imponenti: l'altezza oscillò fra i 18 e i 24 metri. Dentro la struttura girevole, cioè la ruota vera e propria, stavano sei bambini, e un ragazzo era messo in cima alla piramide: per il suo coraggio riceveva in premio una ciambella dolce e una borsa di denaro. Intorno alla macchina sfilava un corteo di figuranti e musicanti, con armigeri e cavalieri in costume, chi a piedi e chi a cavallo.

Il peso poteva arrivare a oltre ottanta quintali, e per trascinarla lungo il percorso occorrevano un centinaio di facchini; lo sforzo era tale che in vari casi si dovette ricorrere alla precettazione per trovare le persone necessarie. Fra un'uscita e l'altra la Rua restava nel palazzo dei Bissari, la famiglia nobile che da sempre ne finanziava la costruzione con forti somme: per questo il motto dei facchini era «Viva la Rua de casa Bissara, mezi la tira e mezi la para!».

La manutenzione, diventata onerosa perché la macchina usciva in più ricorrenze, fu assunta dal Comune nel 1585: la Rua non era più soltanto la festa dei notai, ma un simbolo popolare della città, e diventò un appuntamento fisso anche per l'arrivo in città di personaggi importanti, per le feste della Madonna di Monte Berico e per le celebrazioni dei trecento anni dalla nascita di Palladio. Nel cuore di Vicenza le è rimasto un nome: la piccola piazza sul lato occidentale della Basilica, detta piazzetta Palladio per la statua dell'architetto scolpita nell'Ottocento da Vincenzo Gajassi, si chiamava un tempo piazzetta della Rua.

Leoni, galli e aquile: una macchina caricata di politica

Simbolo di tradizione popolare, la Rua fu caricata anche di significati politici, e si vedeva da quello che le stava sopra. All'arrivo dei francesi il Leone di San Marco, che l'ornava fin dall'origine, cedette il posto al gallo d'Oltralpe, accompagnato dalla scritta «Libertà ed Eguaglianza»; gli austriaci del Regno Lombardo-Veneto la vollero invece con l'aquila asburgica; e quando Vicenza entrò nel Regno d'Italia comparvero sulla macchina i tricolori e gli stemmi dei Savoia.

Nell'Ottocento lo spettacolo e la folla che arrivava, dalla città e da fuori, facevano notizia sui giornali. Dopo la parata si faceva anche la corsa delle carrozze e quella dei cavalli sciolti, che il governo austriaco sospese e che nel 1846 lasciò il posto a una serata di musica al Teatro Olimpico; un'apposita commissione organizzava l'evento, cercava le sponsorizzazioni e le promozioni, e di una cartolina del 1882 che rappresentava la Rua si ricorda la scritta «W Umberto I».

Ultima uscita nel 1928, bombardamento, ricostruzione

L'ultimo percorso tradizionale fu fatto nel 1901. Undici anni dopo la Rua poté essere trascinata solo in piazza dei Signori e in piazza Biade, la piazza sul lato orientale della Basilica dove dal 1262 si teneva il mercato dei cereali: nelle strade della città, attraversate dai fili della luce elettrica, del telegrafo e del tram, la macchina non poteva più passare. Uscì per l'ultima volta nel 1928, scortata dai labari fascisti.

Smontata, la macchina passò per vari depositi comunali, e l'ultimo fu il «lazzaretto», l'ex ospizio della chiesa di San Giorgio in Gogna, una delle più antiche della città, di sicuro anteriore all'anno Mille: le sue parti di legno finirono distrutte lì, nel 1944, sotto un bombardamento alleato.

Nel 1949 si realizzò una riproduzione in scala ridotta, la «Rueta», di 400 chili, di proprietà dell'IPAB di Vicenza. La grande Rua tornò nel 2007, per iniziativa delle AMCPS, l'azienda municipale che festeggiava così i suoi cento anni di attività: rifatta sul modello e sulle dimensioni di una volta, ma con materiali più moderni e resistenti, e messa in piazza dei Signori nel mese di settembre. È alta 24 metri e pesa 300 quintali.

Giro della Rua, la festa rinata

Da un'iniziativa del conservatore del Museo Diocesano furono convocati vari attori culturali della città, che si costituirono prima in comitato e poi, nel 2010, in associazione, facendo rinascere la tradizione con cadenza annuale nella prima settimana di settembre. Nell'associazione siedono di diritto le principali istituzioni della città: ne è presidente il sindaco, e vicepresidente il presidente dell'Ordine dei notai di Vicenza e Bassano del Grappa: i notai, come all'inizio.

Il primo giro, nel 2010, ricostruito sulla documentazione storica, portò in strada circa dodicimila persone, di cui millecinquecento nel corteo; dal 2015 il Giro della Rua divenne biennale, con valenza europea, negli anni dispari, ai primi di settembre. Pochi eventi popolari in Italia hanno radici così lontane: in Veneto, per età, lo precede soltanto lo Sposalizio del mare di Venezia.

Nel 2011, con la seconda edizione del giro, prese avvio il gemellaggio fra i notai di Vicenza e i colleghi di Rieti e Viterbo, i cui rappresentanti presero a recarsi tanto al Giro della Rua quanto al Trasporto della Macchina di Santa Rosa a Viterbo: due feste molto antiche, nate entrambe per iniziativa dei notai.

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Vicenza (VI)