Il fagiolo di Lamon è un legume a indicazione geografica protetta della provincia di Belluno, che ha nel territorio di Lamon il suo cuore. Arrivò nel Cinquecento coi semi di un papa, e sugli altopiani di Lamon e Sovramonte è stato il cibo dei tempi magri.
Semi di papa Clemente VII
Il nome ufficiale della denominazione è Fagiolo di Lamon della Vallata Bellunese IGP. A portarlo nel Bellunese fu l'umanista Pietro Valeriano, che nel 1532 ne ricevette alcuni semi in dono da papa Clemente VII. Già dalla metà del Seicento ci sono testimonianze della sua diffusione nel Bellunese; nel Settecento un saggio sull'agricoltura del Distretto di Feltre parla di una qualità di fagioli molto ricercati, e altri studiosi dell'epoca giudicavano i fagioli feltrini i migliori della provincia. Negli atti preparatori del catasto austriaco, nel 1862, il fagiolo risulta coltivato a Lamon.
Nel tempo il fagiolo ha avuto fasi alterne, perché si credeva che i legumi secchi fossero poco digeribili, ma si impose perché dallo stesso campo dava più prodotto: divenne l'alimento base della cucina lamonese e una risorsa per tutto l'altopiano, dove il clima mite e il terreno alluvionale e ghiaioso gli sono favorevoli.
Buccia sottile e polpa tenera
La zona di produzione dell'IGP si estende su vari comuni della provincia di Belluno, fra il Feltrino e la Valbelluna. Il Lamon si distingue dagli altri fagioli per la delicatezza del gusto e per la sua digeribilità, perché ha una scorza sottilissima e una polpa tenera. Dal 1993 c'è il Consorzio per la tutela del Fagiolo di Lamon, che ne segue la produzione e ne promuove il consumo; il riconoscimento europeo come IGP arrivò nel 1996.
Quattro sono i tipi di fagiolo. Il Canalino, dalla buccia più spessa, serve soltanto per la passata; il Calonega, che ha la sagoma di una barchetta e un sapore vicino a quello della castagna, dà il meglio nelle minestre. Lo Spagnol, di forma ovoidale e striato, va nelle insalate, mentre lo Spagnolet, più minuto e tondo, accompagna antipasti e contorni. A Lamon il fagiolo ha la sua festa ogni anno a settembre.
Pendolon dei pastori
La minestra di fagioli alla lamonese si fa coi fagioli freschi o secchi, insaporiti col lardo, la pancetta o la cotenna; cuoce a lungo, a fuoco lento, e diventa cremosa. Un tempo ci si mettevano anche l'orecchia, il piedino e il codino del maiale.
I fagioli di Lamon si mangiano anche lessati, con la cipolla, l'olio, il sale e l'aceto, oppure lavorati in un impasto con patate lessate e pezzetti di lardo fritto: è il Pendolon, il cibo dei pastori transumanti. Si cuociono insieme fagioli e patate, si aggiunge il soffritto di pancetta e cipolla, si mescola con la mescola della polenta finché tutto diventa cremoso e lo si rovescia su un tagliere di legno; si mangia caldo, freddo o abbrustolito a fette.
Pasta e fasioi, il Ciocolato de Lamon
La pasta e fagioli è la zuppa più tipica della montagna bellunese, più saporita con un po' di speck o di pancetta e ottima coi fagioli di Lamon. Nella cucina veneta la pasta e fasioi è il cibo umile e antichissimo delle mense di campagna, il carburante delle fatiche del contadino: coi fagioli e le cipolle, le tagliatelle o le tirache, spesse come bretelle, e d'inverno il radicchio trevigiano. Una poesia in dialetto la chiama la regina di tutte le minestre: scura, color di cioccolata, tiepida, con la sua pelle e la cotenna, scende giù liscia come l'olio, e solo la gente di questa terra la sa fare, «el vero Ciocolato de Lamon».
Menestra de San Dordi
Sull'altopiano di Sovramonte, gemello di quello di Lamon dall'altra parte della valle del Cismon, il fagiolo è legato a un voto. Nel 1630 la peste uccise gran parte della popolazione, e i sopravvissuti istituirono una festa votiva nella chiesetta di San Dordi, cioè San Giorgio, nella piana di Sorriva. Ogni anno dal 1631, a fine aprile, il giorno di San Giorgio, i giovani coscritti di tre famiglie di Sorriva, tirati a sorte e divisi in quattro gruppi, in costume, portano a spalla una grande marmitta di rame fino alle case più lontane per distribuire la menestra de San Dordi: un minestrone di fagioli, la minestra dei poveri.
Nell'Ottocento queste terre fertili ma isolate conobbero l'emigrazione e la pellagra: erano i tempi magri della polenta e dei fagioli, del famoso fagiolo di Lamon.
