Gastronomia & Vino · 4 min di lettura

Le giuggiole di Arquà Petrarca: il salvataggio dei giuggioli, il brodo di giuggiole e la Festa della Giuggiola

Le giuggiole di Arquà Petrarca, sui Colli Euganei: i giuggioli salvati verso il 1950 da un contadino, il brodo di giuggiole e la festa di ottobre.

Arquà Petrarca sui Colli Euganei: case di pietra lungo una stradina acciottolata, fra gli alberi di giuggiole
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

La giuggiola è il frutto di Arquà Petrarca, borgo medievale dei Colli Euganei in provincia di Padova. Se ne fanno confetture, giuggiole sotto grappa e un liquore d'infusione, il brodo di giuggiole, e a ottobre il borgo le dedica la Festa della Giuggiola.

Il frutto dei mercanti della Serenissima

La giuggiola è un frutto antico, che i mercanti della Serenissima importarono secoli fa. Nasce sul giuggiolo, un piccolo albero delle Ramnali coltivato per il legno duro e per i frutti, dolcissimi, tra il rosso e il giallo e simili a un'oliva. Il frutto era noto anche come rimedio: se ne facevano decotti contro la tosse, usati già nel Cinquecento, e pasticche per i bronchi.

Zizoea, zìzzola, giuggiola: il nome del frutto

Il nome viene dal latino ziziphus, che resta in quello scientifico, e nel latino del VI secolo il frutto si chiamava zizoulá. Nel dialetto veneto la giuggiola si chiama zizoea, come nella tradizione ligure zizoa; al Nord è comune il tipo zìzzola, mentre giuggiola, attestata per la prima volta nel XIII secolo nel Senese e poi a Firenze, è entrata nella lingua nazionale perché fiorentina.

Arquà, il borgo dei giuggioli

Sui pendii soleggiati delle colline di Arquà la giuggiola cresce bene: i Colli Euganei hanno un clima mediterraneo e una grande varietà di piante, e il giuggiolo, l'albero tipico della zona, è comune nei giardini del paese. Arquà, fra i Borghi più belli d'Italia, ha origini antichissime e strade acciottolate chiuse da muretti di pietra.

Il paese porta il nome di Francesco Petrarca, che vi passò gli ultimi anni e in onore del quale fu ribattezzato.

I giuggioli salvati da Bepi Scarpon

Verso il 1950 ad Arquà molti giuggioli venivano sradicati per lasciare il posto agli ulivi, che rendevano di più. Un contadino del paese, Bepi Scarpon, soprannome di Giuseppe Callegaro, cominciò allora a salvarli: rilevava le piante e ingrandiva il suo giuggioleto. Qualche decennio più tardi suo figlio Giancarlo e la nuora Franca fondarono l'azienda agricola Scarpon, che puntò sulle confetture e sulle conserve: giuggiole sotto grappa, frutta sotto spirito, erbe spontanee sott'olio e sott'aceto. Tra il 2005 e il 2007, dopo una lunga serie di prove, Giancarlo e suo figlio Alessandro misero a punto la ricetta del brodo di giuggiole.

Il brodo di giuggiole, un liquore d'infusione

Il brodo di giuggiole è un liquore che si ottiene dall'infusione delle giuggiole, con mele cotogne, uva e melograno, in alcol con zucchero e aromi, fra cui le scorze di limone. Un liquore di giuggiole, secondo una tradizione, lo offrivano già i Gonzaga nel Rinascimento agli ospiti della loro residenza estiva sul lago di Garda. Quello della famiglia Scarpon arriva a 24 gradi.

Un produttore del paese lo mette in bottiglie di vetro spesso, dalle linee classiche, e lo descrive così: un colore vivace che ricorda l'ambra, una consistenza densa, profumi di mandorla e di frutta secca e un retrogusto balsamico. Si beve anche appena imbottigliato, ma chi se ne intende lascia passare circa un anno, tenendo le bottiglie in un luogo buio e fresco, perché il liquore prenda tutto il suo aroma. Il brodo finisce anche nei dolci, come il tiramisù. Con le giuggiole ad Arquà si fanno anche cioccolatini e gli zàleti, biscotti impastati con la farina di mais.

Andare in brodo di giuggiole

Chi «va in brodo di giuggiole» gongola di gioia, e l'espressione per molti dizionari è un'alterazione del toscano andare in brodo di succiole.

In tutta Italia chi si scioglie dalla gioia «va in brodo», e ogni zona ci ha messo un ingrediente suo: a Bologna si andava «in broda d' fasù», di fagioli. Il brodo di succiole, le castagne lessate che si mangiavano succhiandole, è toscano e si legge dal Seicento, nelle prime attestazioni quasi sempre come «broda»: la prima volta nella commedia «La Tancia» di Michelangelo Buonarroti il Giovane, rappresentata nel 1612. Con le giuggiole il modo di dire è scritto per la prima volta nel 1791, nelle «Novelle grasse» dell'autore pisano Domenico Batacchi, un'opera in versi.

Nell'Ottocento le giuggiole presero il sopravvento, e alcuni vocabolaristi protestavano che fosse un errore, perché le giuggiole non si lessano; ma le due parole si somigliano, e tutti e due i frutti maturano in autunno, tanto che a Firenze si diceva «per San Michele la giuggiola è nel paniere» e anche «la succiola nel paniere». All'inizio del Novecento, a Firenze, le succiole erano ormai una voce rara. Il legame più immediato, però, è la dolcezza dei preparati di giuggiola, insieme alle loro virtù per la salute: ciò che piace di più al palato e fa bene diventa, per analogia, il colmo della contentezza.

La Festa della Giuggiola

La giuggiola ha la sua festa ad Arquà ogni anno, la prima e la seconda domenica di ottobre. Per la festa il borgo si anima di sbandieratori, tamburini e figuranti in abiti d'epoca, e le vie del centro si riempiono di mercatini di prodotti tipici e di stand gastronomici.

Info utili

Dove si trova
Arquà Petrarca (PD)