Il Miele di Barena è il miele delle api che bottinano sulle barene salmastre della laguna di Venezia, soprattutto sul limonio in fiore. Dolce, poi salato e balsamico, nasce da una pratica che alcune fotografie documentano sulle barene già nel 1938, ed è un Presidio Slow Food.
Barene della laguna
Le barene sono terreni argillosi e sabbiosi a ridosso della laguna di Venezia, che con l'alta marea finiscono quasi del tutto sott'acqua; a volte l'acqua resta nelle piccole depressioni interne. Proteggono le coste dalle onde, perché lasciano che l'acqua si allarghi su una superficie ampia, favoriscono il ricambio dell'acqua e ospitano piante e animali che non vivono altrove. Ci crescono le piante del salmastro: l'astro marino, l'enula marina, la salicornia veneta e il limonio, il Limonium vulgare, che chiamano anche fiorella o fior di barena. Il limonio fiorisce fra la fine di giugno o i primi di luglio e la metà di settembre, e tinge le barene di viola: è da lui che viene il miele.
Api in barca, la transumanza
Ci sono alveari fissi in laguna, ma il modo più usato per fare il miele di barena è il nomadismo: le api raccolgono il nettare altrove in primavera e vengono portate sulle barene quando fiorisce il limonio. Lo fa così Luca Semenzato, apicoltore di Mira: in primavera lascia le sue api sulla Pedemontana e sulle colline trevigiane, e ad agosto le trasferisce in laguna, nella zona sud e nord-est, fra Dogaletto e le Valli di Chioggia, fino a metà ottobre. Le sue 200 arnie danno in media 7 o 8 chili di miele l'una. Spostare gli alveari in barca fra secche, canali, paludi e fanghi non è facile né economico.
Il miele si estrae in autunno, si filtra e riposa per circa un mese prima di finire nei vasetti; intanto cristallizza da solo, coi cristalli fini, e diventa morbido e spalmabile.
Sapore di sale e di erbe
Il miele di barena ha un colore giallo opaco, che a volte va verso il nocciola. Al primo assaggio è dolce; poi vengono le note balsamiche delle erbe della laguna e il salato, che viene dallo iodio di cui è impregnato il terreno, e alla fine una punta di amaro. Nell'insieme è un millefiori forte, con un fondo amaro e salato. Si abbina ai crostacei e ai molluschi della laguna, ai formaggi, e serve nei dolci, nelle marinature, nelle glassature e nelle salse agrodolci.
Erosione delle barene
Il miele di barena è raro, ed è sempre più raro. Il moto ondoso, anche quello delle barche, e la subsidenza, lo sprofondamento del suolo, consumano le barene; con l'innalzamento del mare il terreno argilloso si erode e il limonio non riesce più a germogliare. A questo si aggiungono le gelate tardive, le siccità lunghe e le mareggiate, che rovinano la fioritura, e la produzione è andata calando. Per questo il miele, prodotto da sempre in piccole quantità, è diventato un Presidio Slow Food. La sua presentazione fu fissata a Terra Madre, a Torino, per il 26 settembre 2026, e fra chi doveva raccontarne la storia era annunciata Chiara Spadaro, autrice del libro «L'arcipelago delle api».
