Gastronomia & Vino · 3 min di lettura

Le oche, il vino novello e il trasloco: come si festeggia San Martino in Veneto

L'11 novembre in Veneto si mangia l'oca, si apre il vino novello e si «fa San Martino»: le oche che scoprirono il futuro vescovo e i carri del trasloco.

San Martino in Veneto: oche davanti a una casa di campagna e un carro carico di masserizie per il trasloco
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

L'11 novembre, in Veneto, è il giorno di San Martino: si mangia l'oca, si stappa il vino novello con le castagne e a Venezia si prepara il dolce del santo a cavallo. Per i contadini era anche il giorno del trasloco, tanto che «fare San Martino» vuol dire traslocare.

Mantello tagliato in due

Martino nacque in Pannonia nel 316, figlio di un ufficiale romano, e fu educato a Pavia. La tradizione racconta che durante una ronda a cavallo vide un mendicante quasi nudo che pativa il freddo: tagliò il mantello con la spada e gliene diede metà. Non poteva darlo tutto, perché a quel tempo ogni soldato si pagava solo metà dell'equipaggiamento. Subito dopo smise di piovere e tornò il sole: per questo le giornate calde di novembre si chiamano estate di San Martino. Il santo, morto a Candes nel 397, si festeggia l'11 novembre, il giorno del suo funerale a Tours. In Veneto gli sono dedicate oltre 114 fra parrocchie e chiese.

Oche che lo scoprirono

Eletto vescovo di Tours a furor di popolo, Martino non voleva lasciare il saio e cercò rifugio in una stalla fra le oche: fu il rumore degli animali a rivelare il nascondiglio. Diventò così vescovo di Tours; la sua bontà verso i poveri lo fece poi santo.

Per secoli l'oca fu, col maiale, la riserva di grassi e proteine del contadino, che d'inverno mangiava quasi solo cereali e polenta: nella tradizione contadina era il maiale dei poveri. Attorno al 1400 ne favorirono la diffusione anche le comunità ebraiche aschenazite arrivate dal nord Europa, che non potendo mangiare maiale facevano salami e prosciutti d'oca. Fino ai primi del Novecento l'oca fu anche moneta: fittavoli e mezzadri la davano ai proprietari come parte di quanto dovevano, oppure al mercato la barattavano con gli stivali. Il proverbio dice: «Chi no magna oca a San Martin, no'l fa el becco de un quatrin».

Capodanno dei contadini

Il 12 novembre cominciava il digiuno prima del Natale, e così l'11 si festeggiava una specie di capodanno contadino, con grandi mangiate. In quel giorno scadevano anche i contratti agricoli: chi aveva una casa in uso doveva lasciarla libera proprio l'11 novembre, e per le strade si incontravano carri pieni di masserizie che passavano da un podere all'altro. Da qui il nome popolare del trasloco, «fare San Martino».

Vino novello e castagne

Intorno all'11 novembre si festeggiava la fine della vendemmia, si aprivano le botti e si cominciava a bere il vino novello, con le castagne. Lo dicono i proverbi: «A San Martin casca le foie e se spina el buon vin» e «da San Martin el mosto diventa vin». Una leggenda fa di Martino il patrono degli osti, perché avrebbe trasformato l'acqua in vino, e Carducci gli ha dedicato la poesia della nebbia che sale agli irti colli e dell'aspro odor dei vini.

Biscotto di Venezia e canto dei bambini

Nel veneziano l'11 novembre si prepara il dolce di San Martino: un biscotto di pasta frolla fatto in uno stampo a forma del santo a cavallo con la spada, decorato con glassa di albume e zucchero e coperto di confetti, caramelle e cioccolatini. I bambini della città passano di porta in porta, nelle case e nei negozi, con un canto d'augurio accompagnato da padelle battute e da altri strumenti improvvisati, e ricevono in cambio qualche moneta o un dolcetto.

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Dove si trova
Venezia (VE)