Il Clinton è il vino delle viti americane che i contadini veneti piantarono quando la peronospora, alla fine del 1800, distrusse le loro vigne. Rosso scurissimo, quasi viola, e duro al palato, si beveva nelle ciotole delle osterie; nel Trevigiano lo chiamavano Crinto.
Peronospora e viti americane
Alla fine del 1800, fra la Lombardia e il Veneto, la peronospora colpì in pochissimo tempo i vigneti delle varietà del posto. Per salvarli si dovettero innestare le viti su piante d'importazione americana, che non temevano né la peronospora né l'oidio, chiedevano pochissime cure e davano un risultato soddisfacente. Non erano vitis vinifera, ma incroci: ne vennero fra gli altri il Clinton e il Seibel, un vino dal piacevole aroma e dal gusto di fragola. Con il mosto dell'uva fragola, al tempo della vendemmia, si faceva anche una crema scura con la farina e lo zucchero, bollita, che si chiamava sùgoi. Nelle zone più colpite i contadini ripiegavano anche sul Bacò, un'uva di origine francese che si diffuse nel Trevigiano e in quasi tutto il Veneto.
Il Clinton nacque da un incrocio spontaneo fra due specie del Nordamerica, la Vitis riparia e la Vitis labrusca: la prima pianticella la trovò Hugh White nel 1835, nello stato di New York. È una vite vigorosa e precoce, con acini piccoli e neri, e resiste bene alla fillossera e alle muffe; per questo, dopo l'arrivo della fillossera in Europa, la si piantò anche nell'Italia settentrionale.
Clinton, Clintòn e Crinto
Nelle campagne c'erano due viti americane dal nome quasi uguale, il Clinton e il Clintòn, che si distinguevano per la grandezza degli acini. In certe zone del Trevigiano il Clinton lo chiamavano Crinto, calcando la erre, come a dire quanto era duro: un vino che si riconosceva dal profumo acuto e da un gusto quasi piccante. I vecchi dicevano che chi beveva vin clinton e portava i baffi era un vero uomo. Poi la legge l'ha messo al bando, ma il Clinton si fa in famiglia, con un po' di nostalgia: è il «vino del nonno».
Squee della Colonna
Nelle antiche osterie si servivano vini rustici, raramente di pregio, e il Clinton si versava in ciotole apposite, le squee, un po' in tutte le osterie; la più famosa di tutte era la Colonna, a Treviso, poi chiusa.
A Paderno di Ponzano Lorenzo Serena commerciava vini all'ingrosso, e la «Guida di Treviso e Provincia» del biennio 1926-1927 lo nomina fra i venditori; nella Grande Guerra, quando la villa Serena vicina al fronte divenne la sede di un comando militare, il vino buono era molto richiesto, e lui restò a Paderno anche dopo Caporetto, mentre la famiglia sfollava a Faenza. Quando gli innesti e i prodotti chimici ebbero ragione delle malattie della vite, nelle osterie arrivarono vini più fini: il Tocai, il Cabernet, il Merlot, il Verduzzo.
Vigneti storici di Fonzaso e Arsiè
Il Clinton è rimasto anche fra i vitigni dei paesaggi storici. Nei comuni di Fonzaso e di Arsiè un'area di 539 ettari conserva una viticoltura antica: già nel periodo medievale le vigne erano legate al commercio del legname che passava da Fonzaso. Accanto ai vitigni del posto, la Bianchetta gentile, la Cirnesera, la Grassella, la Rossarda, la Pavana e la Grinta, si coltiva anche il Clinton, con impianti a palo secco, a sostegno vivo (gli altaii), a pergola o col galdon. Dal dopoguerra molte di queste pendici sono state abbandonate, anche per la fillossera e le altre malattie, e il bosco è avanzato.
