Grande Guerra · 5 min di lettura

I cimbri deportati in Sicilia nel 1916: da Asiago e Foza, trattati da traditori

I cimbri di Enego, Foza, Gallio e Asiago deportati in Sicilia nel 1916, sospettati per la lingua germanica, e il cimbro scomparso a est dell'Assa.

Un paese dei Cimbri sull'Altopiano di Asiago, con il campanile, le case sparse nei prati e le montagne
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Nel 1916, durante la prima guerra mondiale, gli italiani deportarono in Sicilia i cimbri di Enego, Foza, Gallio e Asiago, sull'Altopiano dei Sette Comuni, in provincia di Vicenza. Una parte non sapeva parlare italiano, e per la loro lingua di origine tedesca furono trattati da traditori.

I cimbri dell'Altopiano, e la loro lingua

Cimbro è il nome dell'antica lingua delle isole linguistiche germaniche fra Trento, Bassano e Verona: un bavaro-tirolese dell'XI e del XII secolo. Sull'Altopiano di Asiago i cimbri vissero colle proprie leggi, e dal 1310 al 1807 i Sette Comuni ebbero un loro governo, con sede ad Asiago, in cui ogni comune aveva due rappresentanti e che mandava ambasciatori a Venezia e perfino alla corte di Vienna. La loro costituzione si apriva legando il bene del popolo a quello del governo, e quello del governo al bene del popolo.

Con la fine della Repubblica di Venezia i cimbri persero il loro sostegno: le loro milizie combatterono fra gli ultimi alleati di Venezia contro Napoleone, che dichiarò nulle le loro libertà, e gli Austriaci non le restituirono più. Nel 1833 il glottologo bavarese Johann Andreas Schmeller, arrivato qui a piedi, riconobbe in quella parlata l'antico bavaro-tirolese e scrisse di aver sentito la lingua dell'undicesimo secolo; il suo lessico cimbro di circa 3000 parole uscì nel 1855, dopo la sua morte. Nel 1200 la lingua si parlava fino a Monte di Malo, vicino a Vicenza, ma col tempo il suo territorio si era ristretto a pochi paesi.

Quella lingua, che per secoli era stata soltanto il modo di parlare di una comunità di montagna, nel 1916 diventò un problema. Sull'Altopiano dei Sette Comuni molti usavano largamente il cimbro, di origine germanica: una parlata che destava sospetto e lasciava pensare a contatti col nemico.

Il 15 maggio 1916, quattro bombe su Asiago

Per la gente cimbra, sopravvissuta per secoli lungo il confine coll'Austria, la prima guerra mondiale fu fatale. Nel 1915 l'Italia entrò in guerra, e nel 1916 gli austriaci lanciarono la spedizione punitiva, che distrusse completamente l'Altopiano: la linea del fronte tagliò in due il territorio cimbro lungo l'Assa.

Il conflitto raggiunse i centri di montagna in un giorno preciso: il 15 maggio 1916 caddero su Asiago quattro bombe partite dal lago di Caldonazzo, e nei giorni seguenti toccò ad altri paesi.

Centoventunomila persone, senza un piano

Per la popolazione non era stata preparata alcuna evacuazione: ai civili fu soltanto imposto di andarsene. Secondo i Musei AltoVicentino, in una settimana, fra il 15 e il 21 maggio 1916, lasciarono le abitazioni circa 121.000 persone, da tutti i paesi montani del Vicentino. Un altro conteggio, riportato da Wikipedia, dà per l'Alto Vicentino 76.338 civili sfollati fra maggio e agosto, il 15% della provincia, e 22.153 di loro venivano dal distretto di Asiago.

Gli abitanti di Gallio, per esempio, diventarono profughi dal 18 maggio: molti trovarono posto ad Albettone, dove si era spostata provvisoriamente la sede del Comune, ma i più si dispersero per l'Italia. Noventa Vicentina accolse i profughi di Asiago, Nanto quelli di Treschè Conca; fu però una sistemazione provvisoria, e nelle settimane seguenti molti furono mandati in altri comuni veneti, e alcune centinaia più lontano, a Como, Varese, Pavia, Torino, Cuneo, Lucca e Campobasso. Durante la guerra tutti i paesi dell'Altopiano, tranne i più meridionali, furono rasi al suolo.

Nessuno sapeva che cosa stesse succedendo, e alcuni credevano di rientrare dopo pochi giorni. Quella gente, in gran parte donne e bambini, rivide invece le proprie case solo a guerra finita. Ed erano poveri: partiti di colpo, lasciando abitazioni e campi, avevano con sé soltanto le poche cose che erano riusciti a portare.

Enego in Sicilia, Roana e Rotzo in Boemia

L'offensiva austriaca di primavera sfondò all'improvviso il fronte trentino, e l'esercito italiano dovette evacuare in fretta i paesi; secondo Wikipedia fu la più vasta battaglia mai combattuta in montagna. Il fronte sull'Assa divise anche le deportazioni. Secondo la ricostruzione della rivista Etnie, le truppe austriache, schierate a ovest dell'Assa, portarono gli abitanti di Roana e di Rotzo fino in Boemia; sul versante orientale furono invece gli italiani a mandare fino in Sicilia i cimbri di Enego, Foza, Gallio e Asiago, che là, per la lingua che parlavano, vennero trattati da traditori. Wikipedia dà un'altra versione: i profughi di Rotzo furono accolti a Barbarano Vicentino, quelli di Roana, Canove, Camporovere e Cesuna a Pojana Maggiore.

Il caso degli abitanti di Enego, inviati in Sicilia, mostra che cosa volesse dire la lingua per chi era profugo in un'altra regione: sospetto e diffidenza. Alcuni sfollati finirono perfino in carcere come sospette spie, e alcuni sacerdoti, bollati col nomignolo spregiativo di «Austriacanti», furono processati per spionaggio. In alcuni casi, anni dopo, l'ospitalità ricevuta diede vita a gemellaggi fra i paesi dell'Altopiano e quelli di pianura. In cimbro il re Vittorio Emanuele veniva chiamato per ironia Mennle, ometto.

La lingua perduta a est dell'Assa

Secondo Etnie, la deportazione spiega la geografia linguistica dell'Altopiano: a est dell'Assa il cimbro è scomparso quasi totalmente, salvo in alcuni masi solitari nei dintorni di Asiago. All'inizio del Novecento la lingua era molto diffusa, e sulla sua sorte pesarono, insieme all'emigrazione e poi al Fascismo, i lunghi anni del profugato.

A Rotzo, a Roana e specialmente a Mezzaselva, invece, la lingua riuscì a conservarsi — nei paesi che, secondo Etnie, furono evacuati dagli austriaci e non dagli italiani. Gli abitanti di Mezzaselva, Castelletto e Roana dicono di sé toitsch prèchtan, «parlano tedesco». È una lingua piena di diminutivi, come hoisle, casetta, o baible, donnetta, dove la w tedesca diventa b: il vino è bain, l'acqua sbassar. La carne, che in tedesco è Fleisch, nei Sette Comuni si dice di solito vlòasch, a Mezzaselva blòasch, a Canove e Cesuna vlaisch.

Info utili

Dove si trova
Asiago, Enego, Foza, Gallio (VI)