Le fortezze del Cadore, in provincia di Belluno, vanno dalla chiusa di Venas, fortificata forse già nel X secolo, agli sbarramenti della Serenissima, fino alla Fortezza Cadore-Maè: il campo trincerato di Pieve di Cadore e i forti corazzati costruiti dal 1904 sul Tudaio, sul Col Vidal e sul Monte Rite.
La chiusa di Venas e gli sbarramenti della Serenissima
La chiusa di Venas è la strettoia naturale che chiude la media valle del Boite: di là comincia l'Oltrechiusa, che arriva fino alla Dogana Vecchia, il vecchio confine fra San Vito e l'Ampezzano. Forse già nel X secolo la strettoia era difesa da postazioni e fortilizi di legno e di tronchi; più tardi al loro posto sorse un fortilicium de muro, che proteggeva la valle del Piave dalle scorrerie degli Ungari.
La chiusa restò un luogo strategico anche nei primi secoli veneziani, ed ebbe una parte nella lotta contro l'imperatore Massimiliano d'Austria, con le imprese di Bartolomeo d'Alviano e lo scontro di Rusecco: il 2 marzo 1508, a Valle di Cadore, gli austriaci furono fermati dai veneziani e dai loro alleati cadorini. Nel febbraio di quell'anno sessanta fanti veneziani avevano provato invano a tenere la chiusa davanti all'invasione imperiale; d'Alviano, sceso a Venas dal passo Cibiana, vi lasciò un presidio per chiudere la fuga al nemico, e dopo la vittoria i veneziani misero una guarnigione alla chiusa e a Treponti.
Gli sbarramenti stradali della Serenissima, la chiusa di Venas e la chiusa di Lozzo, sono del 1500 e del 1700; a Pieve un castello sorvegliava, già in epoca romana e poi nel Medioevo, il punto dove si uniscono le valli del Piave e del Boite. La strettoia di Venas rimase strategica fino alla vigilia della prima guerra mondiale.
Il campo trincerato di Pieve
Dopo l'annessione del Veneto all'Italia vennero le prime difese, modeste: le postazioni dei Colli di Vigo, che battevano la strada di Treponti e Cima Gogna. Nel 1880 si costruì lo sbarramento di Pieve di Cadore e di Tai, con i forti di Monte Ricco, della Batteria Castello e di Col Vacher, e fra il 1882 e il 1896, completate le opere di Pieve e quelle accessorie, nacque il Campo Trincerato di Pieve di Cadore. Il forte di Monte Ricco, a 953 metri, sorse quasi sul sito dell'antico castello e doveva sbarrare, insieme alla Batteria Castello distante circa 200 metri, la via che dalla stretta di Treponti risale il Piave verso Pieve e Tai.
Il monte Castello e il Monte Ricco erano il centro della Fortezza Cadore-Maè, un sistema pensato nell'Ottocento e completato nei primi anni del Novecento: bruciavano ancora le umiliazioni napoleoniche, e su quell'idea di difesa si costruirono grandi opere in quota per controllare strade e passi. Nel 1896 la guerra di Adua assorbì grandi somme di denaro pubblico, e le spese militari in Cadore furono ridotte.
Forti corazzati del 1904
Dal 1904 si passò alle fortezze corazzate, con i cannoni su cupole girevoli. Le tre opere alte sorsero sul Monte Tudaio, sul Col Vidal e sul Monte Rite; le due basse, con compiti di direzione, stavano a Pian dell'Antro di Venas e a Col Piccolo di Vigo. Completavano il sistema opere minori e osservatori, fra cui la Caserma Miaron, alla Mauria, e Col Pradamio, vicino a Longarone.
L'esercito costruì il forte del Monte Rite fra il 1911 e il 1915, con una strada d'accesso da Venas aperta su terreni che il Comune di Cibiana cedette con un accordo del 15 dicembre 1911. La Fortezza Cadore doveva servire anche come base per colpire le vie di comunicazione imperiali, la Val Pusteria e Fortezza, e tagliare i rifornimenti del saliente trentino e le comunicazioni fra il Tagliamento, l'Isonzo e il Friuli.
Guerra e abbandono dei forti
Il sistema mostrò subito la debolezza di concetti difensivi ottocenteschi, più adatti a controllare i transiti commerciali che a reggere grandi attacchi. La Fortezza fu toccata solo ai margini dalla guerra, che si combatté nelle Dolomiti centrali e sul Carso, e dopo Caporetto tutta l'area fu abbandonata in fretta: il piano della Regione del Veneto per il centenario la descrive come la linea di una guerra preparata nei minimi dettagli e mai combattuta. Dal Monte Rite gli austriaci portarono via munizioni e materiali, e nell'ottobre 1918 danneggiarono gravemente le fortificazioni. Più tardi Mussolini scelse di difendere la valle del Piave spostando le fortezze in Val di Landro, verso Dobbiaco.
Che cosa si visita
Diversi forti si prestano a un uso turistico e conducono in punti molto panoramici. Nel forte restaurato del Monte Rite, a circa 2.180 metri, Reinhold Messner aprì nel 2002 il Messner Mountain Museum Dolomites, detto «Museo nelle nuvole», dedicato alla storia dell'alpinismo nelle Dolomiti.
Scendendo verso Pieve, da Venas si vede il forte di Pian dell'Antro; a Pieve il forte di Monte Ricco, restaurato dalla Soprintendenza, si raggiunge con la passeggiata del parco del Roccolo insieme alla Batteria Castello, e da Tai si sale all'ex forte di Col Vacher. Il forte di Col Vidal, al Pian dei Buoi di Lozzo, si raggiunge per una strada militare e una breve passeggiata; sul versante opposto il Monte Tudaio e il Miaron, con l'ex caserma e la postazione d'artiglieria verso Lavaredo, chiedono un'escursione.
Domande frequenti
Come si sale a piedi al forte del Monte Rite?
Dal passo Cibiana si percorrono circa 7 chilometri sulla vecchia strada militare, oppure si prende il sentiero CAI 479 di Col de Orlando, che ritrova la strada a Forcella Dèona.
