Grande Guerra · 7 min di lettura

Il Piccolo Lagazuoi sopra il Passo Falzarego: la Cengia Martini, le mine del 1917 e la galleria che si risale a piedi

Il Piccolo Lagazuoi, sopra il Passo Falzarego a Cortina d'Ampezzo, fu conteso con le mine dal 1915 al 1917, e la sua galleria di 1100 metri si percorre a piedi.

Il Piccolo Lagazuoi sopra il Passo Falzarego: la montagna di roccia con le gallerie della guerra e le baite
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il Piccolo Lagazuoi è una cima di 2778 metri sopra il Passo Falzarego, nel comune di Cortina d'Ampezzo, in provincia di Belluno. Fra il 1915 e il 1917 austriaci e italiani vi combatterono con le mine, e la galleria italiana di 1100 metri si percorre a piedi.

Cengia Martini e Punta Berrino

Nella Grande Guerra il fronte divideva il Sass de Stria dal Piccolo Lagazuoi e attraversava i dintorni del Passo Falzarego. Gli austro-ungarici tenevano fin dall'inizio le cime del Lagazuoi Grande e del Piccolo, con una linea che scendeva al Passo Valparola e risaliva al Sass de Stria; gli italiani avevano occupato il Falzarego dopo la conquista di Cortina. Fra il 18 e il 19 ottobre 1915 due plotoni di Alpini del battaglione Val Chisone, agli ordini del maggiore Ettore Martini, scalarono di notte la parete e si trincerarono su una sottile cengia che la taglia a metà, da ovest a est: da lui prese il nome di Cengia Martini. Alle due estremità la cengia si apre in terrazzi, mentre al centro si restringe.

Gli Alpini presero anche Punta Berrino, lo spigolo di roccia a est dell'anticima, intitolato al capitano Berrino che vi morì. Dall'alto colpivano le trincee del passo e la postazione austriaca Vonbank, che difendeva il Valparola con sei linee di reticolati. Martini fu decorato per il Piccolo Lagazuoi con due medaglie, di bronzo e d'argento, con una croce al merito e con la croce di cavaliere della Corona d'Italia.

Villaggio di baracche sulla parete

Sulla cengia nacque un villaggio aggrappato alla roccia. Le baracche addossate alla parete davano ricovero a 140 uomini, e col tempo la cengia ebbe cucine e mensa, la fureria e un magazzino, una fucina e una falegnameria, un posto di medicazione, una linea telefonica, una stazione della teleferica e i camminamenti che univano il tutto. Le teleferiche italiane erano due, una dal canalone di Travenanzes e una dal canalone del Falzarego. Il primo tratto della galleria italiana fu scavato nell'ottobre 1915 e portava alla cengia; una galleria permetteva di arrivarci dalla base di Punta Berrino, al riparo dall'artiglieria del Sasso di Stria, mentre quella detta dell'Anfiteatro, che doveva sbucare sopra le trincee austriache, rimase incompiuta.

Il Sasso della Nebbia, un torrione alto 30 metri e largo 18, diventò una serie di caverne sovrapposte, unite da cunicoli e armate di mitragliatrici e di un cannone da montagna, e anche il Sasso Tatuato era pieno di feritoie. La prima pattuglia crebbe fino a una compagnia, e gli avamposti salirono a non più di 40 metri sotto la postazione austriaca della vetta, collegati alla cengia da scalette.

Assalti austriaci e masso di San Silvestro

Il 17 dicembre 1915 arrivò il primo grande attacco austriaco: tre guide alpine si calarono dalla vetta con le corde e, appese nel vuoto sotto il fuoco italiano, dirigevano il tiro della propria artiglieria. Sull'orlo della cresta gli austriaci minarono un masso con 300 kg di esplosivo, e nei primi minuti del 1916, la notte di San Silvestro, lo fecero precipitare sulla cengia insieme a una frana di sassi. Meno di due settimane dopo un nuovo attacco, coi lanciamine, le mitragliatrici del Sasso di Stria e le bombe a mano, chiuse gli Alpini nelle caverne, ma il loro contrattacco salvò la postazione.

Il capitano Eymuth, comandante del forte Tre Sassi, decise allora di far saltare la cengia con una carica di esplosivo, e nel luglio 1916 partirono i lavori di perforazione, diretti dal tenente Jakobczak. Gli italiani, con perforatrici più moderne, scavarono due gallerie, una sopra e una sotto quella austriaca, e dentro la montagna gli uomini ascoltavano i picconi del nemico avvicinarsi. Gli zappatori austriaci misero due cariche alle estremità di una galleria trasversale, e la mina esplose il 14 gennaio 1917: circa 15000 kg di esplosivo che, per un errore tecnico, forse un intasamento, sfogarono la loro potenza verso gli austriaci stessi. La contromina italiana era pronta, e non fu fatta brillare.

Squarcio del 22 maggio 1917

Per la mina seguente gli austriaci scavarono una galleria alta 180 cm e larga 80, che avanzava di 75 cm al giorno e poi, con una perforatrice elettrica a due martelli pneumatici, di m 1,75; finita, era lunga 93 m, con una camera di scoppio di 58 m3. Per sei notti, sotto il tiro italiano e i fasci dei riflettori, le colonne di portatori vi portarono 1003 casse con 24.000 kg di esplosivo, il carico di 7 vagoni ferroviari, e per sicurezza la mina ebbe due micce e due congegni elettrici.

Gli austriaci aspettarono che la guarnigione italiana della cengia fosse al completo, e il 22 maggio 1917 l'esplosione aprì nella parete uno squarcio alto 199 metri e largo 136, e fece saltare 130.000 m3 di roccia. Il maggiore Martini aveva ritirato in tempo le truppe, e poco dopo gli Alpini ricostruivano già le postazioni: la cengia restò italiana. Il 16 giugno 1917 il capitano Raschin, col tenente Jakobczak, fece brillare 4000 kg di esplosivo sistemati in una fessura della parete proprio sopra la cengia, e sulla postazione italiana scese una frana di 5000 m3 di roccia.

Galleria italiana e mina dell'anticima

Gli italiani scavavano intanto la loro galleria verso l'anticima, la sommità a quota 2668 davanti al Piccolo Lagazuoi, sotto la guida di Malvezzi e Cadorin, già noti per l'impresa del Castelletto. La galleria arrivò a 1100 m di lunghezza, con 200 metri di dislivello dentro la montagna, e quando gli austriaci cominciarono una contro-galleria la mina fu anticipata. Il capitano Raschin, avvertito dai segnali intercettati e da un disertore, abbandonò la postazione e puntò sull'anticima tutta l'artiglieria, con un cannone sul versante meridionale del Lagazuoi Grande.

La sera del 20 giugno 1917 brillarono 32.664 kg di esplosivo: gli italiani occuparono l'anticima e la zona del cratere, sotto il fuoco austriaco che inflisse loro perdite ingenti, mentre gli austriaci ripiegarono sulle trincee rimaste intatte e le rinforzarono. Il cratere è ben riconoscibile, e i detriti di tutte le mine, scivolati a valle, formano il grande ghiaione alla base della parete. In tutto gli austriaci fecero brillare quattro mine, e l'ultima, nel settembre 1917, fu più debole di quella di maggio e non cambiò niente. Con Caporetto gli italiani lasciarono ogni posizione, e nella zona i combattimenti cessarono.

Museo all'aperto fra rifugio e galleria

Le gallerie e le trincee del Lagazuoi sono un museo all'aperto. La galleria italiana è stata ripristinata con scalette di legno e una corda d'acciaio, e il Museo della Grande Guerra Tre Sassi la indica come la più lunga fra quelle conservate del suo genere; i lavori di ripristino li hanno fatti gli Alpini insieme a soldati austriaci e tedeschi. La si risale a piedi dal Passo Falzarego, per un dislivello di 635 metri fino al rifugio, o la si scende dopo essere saliti in funivia, con casco e torcia: dentro ci sono gradini intagliati nella roccia, pendenze fino al 40% e feritoie aperte sulla Cengia Martini.

Dal rifugio Lagazuoi, a 2752 metri, un sentiero protetto porta alla Croce del Piccolo Lagazuoi, a 2778 metri; sotto il rifugio restano baracche, trincee e piccoli bunker scavati nella roccia, e dalla terrazza si distinguono gli ingressi delle caverne e il cratere della mina italiana. Dall'altro versante sale il sentiero dei Kaiserjäger, la via militare che portava i soldati austro-ungarici in prima linea e li riforniva, con un ponte sospeso. Verso la Forcella Lagazuoi gran parte delle trincee austriache fu distrutta negli anni Ottanta per la pista da sci, e sotto le barriere paravalanghe resta la postazione di prima linea detta «prua della nave».

Domande frequenti

Si paga per visitare le gallerie del Lagazuoi?

No: il percorso storico nelle gallerie e nelle trincee del Lagazuoi è gratuito, mentre la funivia dal Passo Falzarego è a pagamento e non comprende il museo di guerra Tre Sassi.

Info utili

Dove si trova
Cortina d'Ampezzo (BL)
Coordinate
46,51875 N, 12,00843 E (Passo Falzarego) · Apri su Google Maps

Posizione © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

Fa parte di: Montagne e valli del Veneto