L'Alta Via di Tiziano, nota anche come Alta Via delle Dolomiti n.5, è un percorso a tappe da Sesto, in Alta Pusteria, in provincia di Bolzano, a Pieve di Cadore, in provincia di Belluno: circa 90 chilometri in sette tappe, in parte fra le Marmarole che ispirarono Tiziano Vecellio.
Tiziano e la casa di Pieve
Il percorso deve il nome a Tiziano Vecellio, che dalle Marmarole trasse spunto per gli sfondi dei suoi quadri, e il traguardo è il paese dove il pittore nacque. A Pieve sta la casa dei Vecellio, dove Tiziano venne al mondo da Gregorio e Lucia e passò probabilmente l'infanzia: nel 1922 un regio decreto la dichiarò monumento nazionale.
Una muraglia di 13 chilometri
Le Marmarole sono il gruppo dolomitico del centro Cadore che fa da confine fra la Valle d'Ansiei di Auronzo e il Centro Cadore. Dal punto di vista geomorfologico hanno un primato: sono l'unica vera catena montuosa della regione dolomitica, una muraglia che comincia alla Forcella Grande, ai piedi della Cima Bel Pra, e prosegue senza interruzioni per 13 chilometri da ovest verso est, fino al Monte Ciarido, che domina l'altopiano di Pian dei Buoi.
Si dividono in tre sottogruppi: le Occidentali, disposte ad anfiteatro verso nord attorno alla Val di Mezzo Grande, con la Torre dei Sabbioni e il Corno del Doge; le Centrali, a precipizio sulla val d'Oten da un lato e più dolci dall'altro, dove sta la cima più alta del gruppo, il Cimon del Froppa, 2932 metri; le Orientali, che cominciano alla Forcella Bajon con le guglie slanciate del Ciastelin e del Ciarido.
Sono montagne poco frequentate. L'esplorazione alpinistica cominciò verso il 1890 e continuò nel primo dopoguerra con Berto Fanton e i fratelli; nel 1923 fu aperta la prima via di sesto grado sulla Cresta degli Invalidi, e dal secondo dopoguerra le Marmarole diventarono il centro principale dell'attività dei Ragni di Pieve di Cadore. Da Pieve si vedono bene la parte centrale e quella orientale, dove si riconoscono il Cimon del Froppa, la Croda Bianca e la Cresta degli Invalidi; un bel panorama si apre dal belvedere del Parco Roccolo.
A servizio del gruppo ci sono i bivacchi Leo Voltolina, Alberto Musatti e lo storico «Rifugio Tiziano», tutti punti d'appoggio dell'Alta Via, il bivacco Fanton a quota 2667 presso la forcella Marmarole, e sul versante meridionale i rifugi San Marco, Galassi e Chiggiato.
Toni Sanmarchi e le esplorazioni del 1942
A ideare questo percorso d'alta quota fu Toni Sanmarchi, una guardia forestale venuta dall'Emilia Romagna che prestò servizio per molti anni in Cadore. Cominciò a esplorare la zona nell'estate del 1942, accompagnato da escursionisti e alpinisti del CAI e del Gruppo Rocciatori Ragni di Pieve di Cadore, e con loro tracciò l'itinerario.
Il passaggio più impegnativo dell'Alta Via è la traversata delle Marmarole conosciuta come «strada Sanmarchi», che fra il bivacco «Rifugio Tiziano» e il Bivacco Musatti si snoda in un ambiente severo, con molti tratti attrezzati.
Sette tappe da Sesto a Pieve di Cadore
L'itinerario si divide in tre parti ben distinte, una per ciascuno dei gruppi che attraversa: prima la Croda dei Tòni e il Popèra, poi le Marmarole, infine l'Antelao. Si parte da Sesto, nella zona delle Tre Cime, e si arriva a Pieve di Cadore, con circa 5700 metri di dislivello in salita e 6100 in discesa; il punto più alto è la Forcella Giau de la Tana, a 2644 metri. La difficoltà è indicata come EE e EEA, e il periodo consigliato va da fine giugno a fine settembre.
La prima tappa porta da Sesto, dal parcheggio in Val Fiscalina, al Rifugio Emilio-Comici e al Rifugio Carducci, e ha due varianti: il giro della Croda dei Tòni e il giro del Popèra con la salita alla Croda Rossa. La seconda scende dal Rifugio Carducci a Ponte da Rin, presso Auronzo.
La terza risale da Ponte da Rin al Rifugio Ciareido e al Rifugio Baion, e si può arrivarci anche col Monte Agùdo e la seggiovia, oppure partendo da Orsolìna di Auronzo per la Val di Poorse o per la Val Baión e il Bivacco Fratelli Fanton. La quarta va dal Rifugio Baion al bivacco «Rifugio Tiziano» per il Jau de la Tana e la ferrata «Sentiero degli Alpini», con le varianti per la Forcella Marmarole e la Forcella Froppa e la salita alpinistica al Cimon del Froppa.
La quinta tocca il Bivacco Musatti e arriva al Bivacco Voltolina; la sesta raggiunge il Rifugio San Marco e il Rifugio Galassi, da cui parte la variante per la vetta dell'Antelao; la settima chiude dal Rifugio Galassi al Rifugio Antelao e a Pieve di Cadore.
Antelao, il Re delle Dolomiti
Il gruppo che l'Alta Via attraversa per ultimo è quello che i cadorini chiamano Nantelòu, e che ha il soprannome di Re delle Dolomiti: coi suoi 3264 metri l'Antelao è la seconda cima delle Dolomiti, e la prima per rapporto fra l'altezza e lo sviluppo orizzontale dello zoccolo, il cui diametro resta entro i quattro chilometri.
L'Antelao è la cima più alta di tutto il Cadore, una mole piramidale solcata su ogni versante da gole e camini verticali; accanto al massiccio centrale, allineate da ovest a est, stanno la Punta Menini, di 3177 metri, la Punta Chiggiato, di 3163, e la Cima Fanton, di 3142.
Il gruppo racchiude due ghiacciai, il Superiore — secondo per estensione nelle Dolomiti — e l'Inferiore, divisi da uno sperone di roccia che avanza verso la val d'Oten: nel 2010 il primo misurava 27 ettari e il secondo appena 14, e fra il 1981 e il 2009 le loro fronti erano arretrate di 106 e di 109 metri. Un terzo ghiacciaio, il Cianpestrin, è scomparso del tutto.
Quanto al nome, l'ipotesi più accreditata lo fa risalire al latino antelatum, participio di antefero, nel senso di posto davanti: da San Vito di Cadore, infatti, l'Antelao si presenta come una piramide a sé, alta sopra le creste della catena delle Marmarole, che gli sta alle spalle. Quando la vetta si copre di nuvole orizzontali anche in giornata serena, i cadorini dicono che «l'Antelao fuma la pipa».
