Gli Itinerari della fede in Valpolicella sono una rete di sentieri e di strade fra Fumane, Marano, Negrar, San Pietro in Cariano e Sant'Ambrogio, in provincia di Verona. Dodici tratti di cammino collegano le pievi romaniche, i capitelli e i santuari delle colline.
Uno dei quattro Cammini della fede
La Regione Veneto ha riunito sotto il nome di Cammini della fede quattro percorsi nati dalla devozione delle comunità: la Grande Rogazione sull'Altopiano di Asiago, il Cammino di Sant'Antonio fra Camposampiero e Padova, la Via dei Papi nel Bellunese e gli Itinerari della fede in Valpolicella, in tutto 31 comuni e 150 chilometri. Il progetto della Valpolicella si chiama per intero Itinerari della fede in Valpolicella, sulle tracce della Claudia Augusta padana, e il suo Comune capofila è San Pietro in Cariano. A differenza degli altri non è un percorso con una partenza e un arrivo: è un insieme di sentieri e di strade che si allargano per la valle, aperti a tutti, per arrivare ai luoghi di devozione sparsi sul territorio.
Dodici tratti fino a 850 metri
I tratti sono dodici, per circa cento ore di cammino, e salgono dalla bassa Valpolicella, in pianura, fino a 850 metri, fra vigne, boschi e punti panoramici. Seguono le antiche strade dei mercanti, dei viaggiatori e degli eserciti, le piste della transumanza, e passano ai margini del sentiero europeo E5, quello che unisce il lago di Costanza a Venezia.
Un tratto parte da San Zeno in Poia, tocca San Giorgio Ingannapoltron e prosegue verso le antiche chiese di Cavalo e di Molina. Un altro unisce Forte Monte e Paroletto, da cui si continua, passando per Manune e il Molin del Cao nel territorio di Fumane, fino al ponte tibetano; di qui si raggiunge San Rocco di Marano e si scende a San Floriano, che un tratto successivo collega a San Martino. C'è poi la salita da Purano a San Giorgio, e a Negrar il sentiero delle indulgenze porta da Monte Pugno alle Colombare di Villa. Lungo la strada si incontrano anche il sentiero del Tempio di Minerva a Marano e il museo archeologico di San Giorgio.
Un giro di quindici chilometri da Fumane a Marano
Un itinerario di circa 15 chilometri unisce le chiese più note. Comincia a Fumane, al santuario della Madonna de La Salette, fra i cipressi del colle Incisa, nato da un voto del paese quando le viti furono colpite da un parassita. Si scende poi a San Floriano, frazione di San Pietro in Cariano, alla pieve romanica del XII secolo: la facciata di tufo è rimasta quasi intatta, il campanile segue lo stile veronese del tempo, e dentro ci sono una Madonna in adorazione del Figlio scolpita nel legno, la tela della Madonna del Rosario e un fonte battesimale scavato in un solo blocco di marmo rosso. Poco lontano, nel comune di Sant'Ambrogio, c'è la pieve di San Giorgio di Valpolicella, detta di San Giorgio Ingannapoltron, uno degli esempi più antichi del romanico veronese, col chiostro, gli affreschi e un antico ciborio con scritte di epoca longobarda.
Risalendo la valle di Marano si arriva a Valgatara, alla chiesetta campestre di San Marco, del XIII secolo, con la facciata di pietra di Prun, il campanile romanico e gli affreschi del Trecento nell'unica navata. L'ultima tappa è Santa Maria Valverde, a Marano, del XV secolo, da cui nelle giornate limpide lo sguardo arriva alla Lessinia, al lago di Garda e alla città.
Le altre pievi della valle
Nella pedemontana veronese le chiese e gli oratori sono circa un centinaio. Ad Arbizzano, frazione di Negrar, la pieve di San Pietro potrebbe risalire al 417, ma è documentata con certezza dal 1056 e conserva elementi della sua origine gotica. Della pieve di San Martino di Negrar resta soltanto il campanile romanico. Nell'alta valle di Negrar, la chiesa di San Pietro a Torbe comprende l'edicola della Madonna del Rosario.
Capitelli e sentiero delle indulgenze
La devozione della Valpolicella sta anche nei piccoli segni lungo le strade. A Fumane c'è il capitello della Madonna dei sette dolori, e a Pedemonte quello di San Rocco. Vicino a Torbe, a Noval, un capitello seicentesco sta accanto a casa Quintarelli, che per molti è la più antica dimora valpolicellese con portico e loggia; sulla collina della Masua, che divide la valle di Negrar da quella di Marano, si cammina fino al capitello del Sacro Cuore e poi si scende fra i vigneti. A Negrar il sentiero delle indulgenze è segnato dai suoi capitelli. Lungo i tratti del cammino si incontrano croci di pietra, muri a secco e fontane antiche, e nelle contrade di Negrar i lavatoi a due vasche con l'acqua corrente.
