Carlo Scarpa (Venezia, 1906 - Sendai, 1978) fu un architetto che lasciò molte opere nel Veneto, sua regione natale. Un itinerario di tre giorni ne tocca sei: a Venezia il negozio Olivetti e la Fondazione Querini-Stampalia, a Verona Castelvecchio e la Banca Popolare, poi la Gipsoteca di Possagno e la Tomba Brion ad Altivole.
Negozio Olivetti in piazza San Marco
Il primo giorno è a Venezia, dove le opere di Scarpa sono molte più delle due scelte per l'itinerario. Per la Biennale disegnò il padiglione del Venezuela, l'ingresso e il patio-giardino; lavorò alla ristrutturazione di Ca' Foscari, alle Gallerie dell'Accademia e alla quadreria del Museo Correr, che riordinò; firmò la Fondazione Masieri e la sistemazione del Monumento alla Partigiana di Murer.
Il negozio Olivetti occupa un fondaco all'angolo delle Procuratie Vecchie, sotto i loro portici in piazza San Marco. Scarpa lo progettò fra il 1957 e il 1958 su incarico di Adriano Olivetti, e il locale fu inaugurato nel 1958: malgrado il nome non serviva a vendere, ma a presentare la Olivetti sulla piazza principale della città, come un biglietto da visita. L'impianto è asimmetrico: Scarpa portò sul lato destro l'ingresso, chiuso da una grata a intreccio, così che tutto il resto del fronte d'angolo restasse alla vetrina.
Al centro sale la scala interna, una cascata di gradini fatti di lastre di marmo di Aurisina sospese, verso il piano ammezzato dove le macchine da scrivere sono esposte in fila. Appena entrati, la scultura «Nudo al Sole» di Alberto Viani indica la strada e separa la zona della vetrina. Il supporto della vetrina è così sottile che, da fuori, le macchine da scrivere sembrano sospese nell'aria.
Acqua della Fondazione Querini-Stampalia
Nel 1961 il direttore Giuseppe Mazzariol affidò a Scarpa il restauro del piano terra della Fondazione Querini-Stampalia, in campo Santa Maria Formosa, reso inservibile dalle acque alte e stravolto da un restauro dell'Ottocento. A Mazzariol, che voleva portare l'acqua fuori dall'edificio, Scarpa rispose «Non fuori, dentro!»: nel progetto l'acqua entra e scorre governata da vasche e percorsi, e diventa un elemento dell'architettura. Scarpa disegnò anche un ponte nuovo, che porta alla bussola di cristallo dell'atrio, e il pavimento dell'atrio in marmo policromo, con motivi presi da Piet Mondrian.
Dall'atrio si sale al portico rialzato per mostre e conferenze, con una porta di travertino dalla sagoma mimetica che porta alla saletta dei relatori; all'ingresso della sala sta un grande pilastro di pietra d'Istria decorato in oro zecchino. Nel giardino l'acqua gocciola in una vaschetta e riempie una serie di conche, in un percorso a labirinto, prima di cadere in un rivolo.
Castelvecchio e la Banca Popolare a Verona
Il secondo giorno è a Verona. Nel 1958 Licisco Magagnato, nuovo direttore del Museo Civico, affidò a Scarpa il restauro di Castelvecchio, concluso nel 1964. Scarpa cercò di sciogliere l'intreccio delle epoche accostando con chiarezza i diversi frammenti: ripulì la facciata, spostò l'ingresso, aggiunse giochi d'acqua e un volume cubico nuovo, il Sacello, per i reperti di un corredo funerario, rivestito di blocchetti di pietra Prun con un disegno simile alle composizioni di Mondrian. Davanti alla grande fontana ce n'è un'altra con una fontanella al centro, raggiungibile solo uno alla volta, appoggiando il piede sull'unico appoggio.
Nella Galleria delle Sculture la statua di Santa Cecilia volta le spalle al visitatore per mostrare le lunghe trecce, e due grandi pannelli colorati, uno rosso e uno azzurro, fanno da divisori e da sfondo. Nella Galleria dei dipinti molti quadri sono appesi ad aste di tondino di ferro, un'idea nata da schizzi di Scarpa che disegnavano un orecchio con l'orecchino: i dipinti appesi come gioielli. Al centro di tutto sta la statua equestre di Cangrande I della Scala, sospesa fra le Gallerie e il Mastio, da guardare da più angolazioni e altezze.
La Banca Popolare di Verona, in piazza Nogara, fu uno degli ultimi progetti di Scarpa, finito dopo la sua morte. Sorge al posto di due edifici demoliti, accanto alla vecchia sede, e la facciata è un elemento indipendente appoggiato all'edificio, diviso come un palazzo classico in basamento, corpo centrale e coronamento: in basso la pietra con una modanatura che incornicia le aperture, al centro una fascia di finestre rettangolari, alcune con bow-window di vetro, e sopra una fascia di aperture circolari; all'ultimo piano una loggia continua lascia vedere lo sporto del tetto.
Gipsoteca canoviana di Possagno
Il terzo giorno comincia a Possagno. Accanto alla casa natale di Antonio Canova, fra il 1831 e il 1836, l'architetto Giuseppe Segusini aveva costruito una galleria a forma di basilica per le centinaia di gessi e modellini in terracotta dello scultore. Nel 1955, per il bicentenario della nascita di Canova, la Soprintendenza affidò a Scarpa l'ampliamento della Gipsoteca, finito nel 1957: un edificio quasi invisibile da fuori, su un lotto irregolare e in leggera pendenza, risolto con un impianto «a siringa». L'ingresso, in un vano già esistente, fa da bussola e porta sia alla galleria ottocentesca sia, a sinistra, al nuovo edificio, dove i gessi stanno nella luce naturale su un fondo tutto bianco.
La sala alta ha quattro triedri di vetro negli angoli, e Scarpa diceva di volervi «ritagliare l'azzurro del cielo». Il tetto scende con i piani, la sala si stringe, e in fondo le Tre Grazie stanno davanti a una grande vetrata aperta sul giardino. Un camminamento esterno, con un pavimento dal disegno originale, separa il volume di Scarpa dalla galleria.
Tomba Brion ad Altivole
L'ultima tappa è la Tomba Brion, nel cimitero di San Vito di Altivole. Nel 1969 Onorina Tomasin la chiese a Scarpa in memoria del marito Giuseppe Brion, fondatore della Brionvega, morto prematuramente; i lavori durarono dal 1970 al 1978, e Scarpa morì prima di vederli finiti: il cantiere si chiuse seguendo i disegni minuziosi che aveva lasciato.
Il lotto abbraccia a forma di L due lati del cimitero, e un muro che pende verso l'interno lo chiude. Dentro si distinguono tre luoghi: la cappella, l'arcosolio nell'angolo e lo stagno, con un padiglione sull'acqua. Due sono gli ingressi: quello diretto porta alla cappella, l'altro, secondario, si apre dal cimitero e Scarpa lo chiamava «i propilei». Da qui si arriva a un portico che lascia vedere il giardino attraverso due aperture ad anello, e sulla destra al padiglione per la meditazione in mezzo allo stagno.
L'arcosolio prende il nome dalle tombe ad arco delle catacombe dei primi cristiani: sotto un arco-ponte di cemento armato riposano i coniugi Brion, nei due sarcofagi che si piegano appena l'uno verso l'altro. «È bello che due persone che si sono amate in vita si pieghino l'una verso l'altra per salutarsi dopo la morte», si legge nella guida di Sergio Los «Carlo Scarpa guida all'architettura». Scarpa stesso volle essere sepolto qui, in un angolo appartato al confine fra il memoriale e il cimitero comunale.
Domande frequenti
Dove si trova la Tomba Brion?
La Tomba Brion si trova nel cimitero di San Vito di Altivole, vicino a Treviso.
