La Via Postumia è un cammino di 940 chilometri da Aquileia a Genova, in sei regioni, che nel Veneto va da Concordia Sagittaria a Peschiera del Garda. Un gruppo di appassionati di trekking l'ha ideata e segnata, e il nome viene dalla strada romana aperta nel 148 a.C.
Cammino verso Santiago, da un mare all'altro
La Via Postumia è la parte italiana del Cammino di Santiago: unisce la costa adriatica di Aquileia a quella ligure di Genova, e da Genova prosegue verso la Francia entrando da Mentone, per agganciarsi al cammino di Santiago a Roncisvalle passando da Arles e da Tolosa. Lo percorrono escursionisti e pellegrini, e chi ama viaggiare con lentezza. Fra le città del percorso ci sono Treviso, Verona, Mantova e Piacenza. Fra una città e l'altra ci sono borghi storici e oasi naturali; il paesaggio è fatto di colli e vigneti, di campagne e di montagne. Lungo la strada si incontrano il Garda, il Mincio e il Brenta.
Il tracciato non è fisso, e una delle suddivisioni proposte conta quarantuno tappe a piedi; chi preferisce la bicicletta trova una variante strutturata in quindici tappe, adattabili al proprio allenamento e al tipo di mezzo, su strade secondarie, piste ciclabili e sentieri rurali.
Tappe venete, da Concordia al Garda
Il tratto veneto comincia dove il cammino lascia il Friuli e arriva a Concordia Sagittaria, che conserva un'area archeologica. Da lì le tappe si susseguono per la pianura: San Stino di Livenza con 20 chilometri, Salgareda con 36, la tappa più lunga del tratto veneto, Musile di Piave con 20, Portegrandi con 18, e poi Treviso, città d'acqua con i suoi canali e i suoi portici, raggiunta con 26 chilometri da Portegrandi. Dopo Treviso si va a Badoere con 15 chilometri, quindi a San Martino di Lupari con 30, a Piazzola sul Brenta e a Quinto Vicentino con 23 ciascuna, e a Vicenza, la città del Palladio, con 15.
Da Vicenza il cammino piega a ovest e arriva a Lonigo e poi a Zevio, 30 chilometri per tappa. Verona, 24 chilometri dopo Zevio, ha l'Arena, il Ponte Pietra e le sue tracce romane. Da Verona si va a Pastrengo con altri 24 chilometri e si chiude a Peschiera del Garda, 16 chilometri più avanti, dove il Veneto finisce e il cammino entra nel Mantovano. Sono giornate di pianura, con dislivelli ridotti al minimo, lungo fiumi e canali.
In bicicletta la prima tappa va da Aquileia a Carlino, 46 chilometri, e la seconda da Carlino a San Stino di Livenza, 76 chilometri. Da lì il Veneto si attraversa in cinque tappe: da San Stino di Livenza a Portegrandi, 74 chilometri; da Portegrandi a San Martino di Lupari, 71 chilometri; da lì a Vicenza, 61 chilometri; da Vicenza a Zevio, 60 chilometri; e da Zevio a Peschiera del Garda, 64 chilometri.
La strada del console Postumio
Fu il console Spurio Postumio Albino a condurre la strada romana da Genova ad Aquileia, e il suo percorso, che attraversava gran parte della pianura padana, aveva un carattere militare: era una strada di arroccamento, cioè serviva a tenere sotto controllo il territorio più che a unire due città lontane. Partendo da Genova passava per le terre un tempo dei Liguri e dei Galli, toccava Piacenza e Cremona, le maggiori colonie latine della Cisalpina, e arrivava a Verona, all'imbocco della valle dell'Adige: una valle che, per mezzo di quel percorso, le forze di Roma potevano tenere sotto controllo in ogni momento. La strada è ricordata da una pietra miliare, da un'iscrizione trovata ad Aquileia e dalla Sententia Minuciorum.
Il tracciato non nacque dal nulla. Nel 183 a.C. il console Marcello, per andare dalla terra dei Liguri al Friuli orientale contro i Galli Transalpini, aveva seguito con ogni probabilità quasi lo stesso cammino, e anche nel territorio dei Veneti dovevano esistere piste antiche che suggerirono a lui la strada e a Postumio il tracciato.
Prima della Postumia c'era la via di Lepido, stesa nel 175 a.C. dal console Marco Emilio Lepido, che toccava le paleovenete Este, Padova e Altino; la Postumia, che passava per Vicenza e Oderzo, mostrò la presenza quotidiana di Roma fra i Veneti. Quella presenza si vide anche nel 141 e nel 135 a.C., quando due proconsoli romani fissarono i confini fra i territori di Este e di Padova e fra quelli di Este e di Vicenza.
La strada serviva poi anche ai traffici: lungo il nord della penisola, fra il Mar Ligure di Genova e l'Adriatico, soldati e merci si muovevano in fretta, e ad Aquileia arrivavano a un nodo decisivo per gli scambi e i collegamenti con le terre del Danubio e dei Balcani.
Rettifilo di 65 chilometri fra Brenta e Piave
Da Verona la Postumia piegava verso est fino a Vicenza; poi attraversava l'alta pianura veneta fino a Oderzo con un rettifilo di 65 chilometri, che fra il Brenta e il Piave si legge con chiarezza sul terreno.
Oltre Oderzo, una trentina di chilometri più avanti, la strada confluiva nella più antica via di Lepido e con essa raggiungeva Aquileia; quel tratto della via di Lepido, da Padova ad Aquileia, lo riprese e lo ristrutturò nel 131 a.C. la via Annia. Le due grandi strade si univano dove più tardi sarebbe sorta la colonia di Iulia Concordia, nel luogo di Concordia Sagittaria: le tracce di un abitato più antico fanno pensare che già lì si incrociassero due piste, una da Altino e una da Oderzo, entrambi centri paleoveneti.
Quel punto era distante quarantacinque chilometri da Altino e da Aquileia, e dopo la costruzione delle due vie romane vi nacque un centro di sosta e di transito; secondo gli studi vi trovò posto presto una mansio, cioè una stazione dove facevano tappa i traffici diretti ad Aquileia o provenienti da lì.
Lungo il percorso furono impostate anche le centuriazioni, cioè la divisione agraria dei campi: a oriente di Verona, nella val d'Illasi e nella fascia pedemontana sottostante, e tra Brenta e Piave, attorno a Cittadella e sotto i colli di Asolo. Da Verona fino a Oderzo, lungo tutta la linea pedemontana veneta, quei campi divisi dovevano assicurare la sicurezza della grande strada contro il ripetersi di invasioni come quella dei Cimbri, e finirono per trasformare a fondo il paesaggio.
Anche intorno a Oderzo doveva esistere una divisione agraria, come fa pensare un dono di Giulio Cesare, che per ricompensare gli Opitergini, gli abitanti di Oderzo, dell'aiuto avuto nel 49 a.C. contro Pompeo aggiunse al loro territorio trecento centurie, cioè trecento superfici agrarie.
Verona, Concordia e Aquileia: i nodi della strada
Le grandi vie romane della Cisalpina disegnavano un triangolo, che ricalcava la descrizione della pianura padana fatta da Polibio: la base era la strada costiera da Rimini ad Aquileia lungo il golfo, la Popillia fino ad Adria e poi l'Annia, i lati la via Emilia e la Postumia, il vertice Piacenza.
Il sistema delle strade romane fra Veneto e Friuli aveva tre centri. Verona, dove alla Postumia si univano le vie provenienti da Modena e da Brescia, diventò un centro logistico e strategico di prima importanza. Su Padova convergevano l'Annia da Adria, la via di Lepido da Bologna e, da Vicenza, il collegamento con la Postumia. Da Aquileia, punto d'arrivo della Postumia-Annia, partivano a ventaglio le vie per l'Istria, la Pannonia e il Norico: quei tre centri indicavano già le direttrici della conquista romana verso i paesi alpini.
La colonia di Iulia Concordia, fondata fra il 42 e il 40 a.C. presso l'incrocio delle due strade, saldò le terre dei Veneti a ovest della Livenza a quelle sorte con Aquileia a est del Tagliamento, che fino ad allora solo la Postumia e l'Annia tenevano unite.
Longobardi e pellegrini sulla strada dei legionari
Nel 569 i Longobardi di re Alboino, passate le Alpi, occuparono Cividale e da lì si volsero verso Verona seguendo proprio la direzione dell'antica Postumia; nel Veneto diviso fra Longobardi e Bizantini crebbe il peso delle strade interne che partivano da Cividale e confluivano sul vecchio tracciato romano. Collegandosi a diverse vie minori e a città sante, la Postumia diventò col tempo anche una via di pellegrinaggio, battuta da chi andava a Roma, a Santiago de Compostela e perfino a Gerusalemme.
Il cammino moderno segue a grandi linee la via consolare e ne fa un itinerario a piedi, e comincia dove cominciavano i traffici verso l'oriente dell'impero: ad Aquileia, colonia dei Romani e sito UNESCO, con la basilica patriarcale e i mosaici dei pavimenti.
