Le vie dello zucchero sono un anello di circa 50 km da Rovigo a Polesella e ritorno, in provincia di Rovigo, fra gli edifici che l'industria dello zucchero ha lasciato nel Polesine: dal Censer di Rovigo all'ex zuccherificio di Polesella.
Un percorso nato nel 2007
Il percorso fu proposto nel 2007 dalla FIAB, insieme a Italia Nostra, alla classe seconda D dell'IIS de Amicis e alla Provincia di Rovigo, e nel 2020 fu rilanciato, rimaneggiato e aggiornato. Il Polesine un tempo era pieno di impianti per la lavorazione dello zucchero; fra gli altri luoghi dell'archeologia industriale della zona c'è la Fornace Fonti.
Il Censer e l'Istituto Munerati
A Rovigo il complesso industriale del Censer nacque all'inizio del Novecento per opera della Società italiana per l'industria dello zucchero indigeno. L'area dell'ex zuccherificio sta vicino al centro, fra viale Porta Adige a est, il canale di scolo Ceresolo a sud e il rilevato della ferrovia Padova-Bologna a ovest.
A Sant'Apollinare l'Istituto agrario porta il nome di Ottavio Munerati, nato a Costa di Rovigo nel 1875 e laureato alla Scuola Superiore di Agricoltura di Portici. Munerati incrociò semi stranieri con la beta marittima raccolta sulle dune fossili del Delta del Po, e vide nella barbabietola da zucchero il progresso dell'agricoltura polesana. Diresse a Granzette un centro di ricerca sulla barbabietola, la cui organizzazione fu copiata negli Stati Uniti.
Polesella, il borgo e lo zuccherificio
All'inizio del Novecento il Borgo Santa Maura di Polesella era proteso sul fiume, con molte case e un mulino. Fu abbandonato perché il fiume era pericoloso; poi il recupero architettonico ne ha fatto case e negozi.
L'ex zuccherificio di Polesella ebbe come ultima proprietaria, dalla metà degli anni Cinquanta, la società Eridania. Nelle campagne, quando la fabbrica arrivava a lavorare 60.000 quintali di barbabietole al giorno, ai suoi 80 operai e 35 impiegati fissi si univano circa 300 lavoratori avventizi. L'ultima campagna fu quella del 1980.
La botte di Bresparola e Arquà Polesine
A Bresparola, località di Bosaro sul Canal Bianco, c'è la botte Paleocapa, un manufatto di pietra che fa incrociare due canali a livelli diversi, passando uno sotto l'altro con un sifone. Fu costruita nel 1566 per decisione del magistrato veneto sopra i Beni inculti, e le sue canne sono lunghe circa 50 metri.
Arquà Polesine prende il nome da una curva, «arcuata». Nel 1146 il signore di Ferrara Guglielmo III dei Marchesella vi fece innalzare un castello per proteggersi dagli Estensi, che finirono per impadronirsene; nel 1482 i veneziani acquisirono il castello e il territorio, e con le bonifiche lo resero più fertile. La famiglia veneta Diedo lo restaurò, lo decorò con affreschi e ne fece una casa colonica, con barchesse, gli edifici porticati di servizio, e granai.
Nel 1924 la società Ceresio avviò ad Arquà uno zuccherificio progettato da una ditta cecoslovacca, che disegnò anche le macchine; della fabbrica resta solo una parte della facciata principale, trasformata quando l'area fu divisa per negozi e laboratori artigiani.
La Comuna di Grignano Polesine
Anche la Comuna di Grignano Polesine è fra i punti d'interesse dell'anello. In origine era un possedimento dell'Abbazia di Pomposa, concesso in enfiteusi, cioè in godimento con un canone, alla gente di Grignano, che versava all'abbazia sei pesci cavedani e tre denari piccoli; il documento più antico di questa concessione risale al 1426. Dal 1968 i terreni, circa 130 ettari, sono di proprietà dei discendenti delle famiglie originarie, riuniti negli Antichi Beni Originari.
Ogni 5 anni i terreni si dividono, il 21 marzo, con un'estrazione a sorte fra i discendenti maschi delle famiglie originarie che abbiano compiuto sedici anni e vivano in paese. Il sorteggio si tiene nel Pavaion, in origine una capanna di canne dove la Comuna si riuniva e teneva mercato, diventato nel 1494 un edificio di mattoni col tetto di tegole.
