Montagna & Trekking · 5 min di lettura

La Gusela del Vescovà: l'ago della Schiara fra l'Arca di Noè, le streghe e la prima salita del 1913

La Gusela del Vescovà è la guglia di 40 metri della Schiara sopra Belluno: la leggenda vi lega l'Arca di Noè, e fu salita il 16 settembre 1913.

La Gusela del Vescovà, la guglia di roccia della Schiara sopra Belluno, con una baita sotto le cime
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

La Gusela del Vescovà è una guglia di roccia alta 40 metri sulla cresta della Schiara, il gruppo dolomitico che chiude a nord il comune di Belluno. Il nome vuol dire ago del vescovo; la leggenda vi lega l'Arca di Noè, e la prima salita è del 16 settembre 1913.

La guglia sopra Belluno

La Gusela sta a 2361 metri, mentre la Schiara arriva a 2565. È piccola, ma si vede dalla Val Belluna, dall'Alpago e da molti punti dell'Agordino, e chi passeggia per le vie della città se la trova davanti agli occhi. È di purissima dolomia, rimasta isolata quando si staccarono le pareti di roccia ai suoi lati, e sta sull'orlo di una grande parete. Una fessura orizzontale ne gira quasi tutta la base, e la guglia sembra poggiata in bilico su una cresta sopra più di 600 metri di vuoto. Nel 1888 la descrivevano così: «guisa di ago che sorge isolata, eccelsa, nuda».

Il nome, dalla Pònta de Priéta all'ago del vescovo

Fino al tardo Ottocento la guglia si chiamava Pònta de Priéta, o Ponta de la Priéta: ai contadini ricordava la pietra per affilare la falce, la pria. Come cambiò nome lo raccontano Ugo Neri e Franco Fiabane nel libro «La Gusèla del Vescovà», uscito nell'aprile 1985, partendo dalle memorie trovate nella parrocchia di Bolzano Bellunese.

I notabili del tempo vedevano i loro mezzadri fermi col naso all'insù e la zappa immobile fra le mani. Andarono allora dal Vicario della Diocesi a dire che al vescovo sarebbe piaciuto un ago del cielo per ricamare i paramenti dei preti, e che la Priéta, «così vicina agli angeli», faceva al caso. L'idea piacque: la Priéta diventò la Gusela, cioè l'ago, del Vescovà, e i contadini ripresero a zappare. Ugo Neri, poeta dialettale, dedicò alla guglia anche una poesia.

L'Arca di Noè, le streghe e l'anello di san Martino

Una delle leggende più famose della Gusela arriva fino a Noè, che avrebbe scelto proprio questa roccia puntuta per ormeggiare l'Arca, invece del monte Ararat. Secondo un'altra leggenda, sullo spiazzo della cima si radunavano a ballare le streghe, e si portavano dietro le anime dei dannati, condannati per essere andati a caccia nei giorni di festa.

Anche il nome della Schiara ha il suo racconto. San Martino, patrono di Belluno, si ritirava a pregare su quella montagna di roccia chiara e saliva fin lassù a cavallo, legando l'animale a un anello di ferro, che in dialetto bellunese si dice s'ciara; l'anello, prosegue la leggenda, diventò d'oro, e la montagna fu la S'ciara de oro. Nella fiaba scritta da Neri e Fiabane la storia della Gusela la racconta il martorél, il folletto delle rocce vestito di rosso.

I tentativi e la prima salita del 1913

Nel 1869 un gruppo turistico-scientifico organizzato dal CAI Agordo e guidato da Pellati arrivò alla base, prese le misure e disegnò la guglia sul posto con la camera lucida. Della vista che si godeva da lassù gli alpinisti scrissero: «Un panorama più vago e più imponente non si può concepire»; toccarono la roccia, ne provarono la salita e rinunciarono quasi subito. A Belluno nacque poi un comitato per la conquista, che promise sui giornali una medaglia d'oro a chi l'avesse salita.

Il milanese Arturo Andreoletti, pioniere delle Dolomiti e dal 1919 presidente dell'Associazione Nazionale Alpini, la vide nel 1907 dalla piazza Campitello e ne scrisse: «è un punto esclamativo, è insomma una cima che dobbiamo fare». Nel luglio 1909 salì alla forcella con alcuni ufficiali del 7° Alpini e provò a superare il primo tratto con una scala di fortuna, senza riuscirci.

Il 16 settembre 1913 Andreoletti tornò con Francesco Jori e Giuseppe Pasquali, e con Tamburini a sostegno. Salirono alla base sotto una pioggia fitta, con tre corde e cinque chiodi, e dopo un rapido esame decisero di attaccare dalla parete nord: è la via normale della guglia. In vetta issarono il tricolore su un palo, e da Belluno lo videro sventolare. Scesero con un'unica corda doppia lungo la parete ovest, e così misurarono l'altezza della guglia, 40 metri. La prima donna in vetta fu Maria Giordani, giovane moglie di Ferruccio Breveglieri, tabaccaio del centro di Belluno, che salì con la guida valligiana Genio Pol, cioè Eugenio Da Rold.

Le vie sulla guglia

Dopo la normale, che arriva al IV grado, sulla Gusela si sono aperte altre vie. Nel 1925 Zanetti salì la parete sud-est assicurato dall'alto. Nel 1942 due studenti del Liceo Tiziano, Romano Nano Apollonio e Fabio Ravagni, tracciarono la Direttissima sul versante nord, di V grado. Nel 1955 Roberto Sorgato e Loris De Moliner aprirono la via Est, lungo la fessura sottile del lato orientale, con passaggi di VI. Il 15 luglio 1966 Armando Sitta e Giuseppe Talania, di Tisoi, salirono la via Ovest.

Nel 1986 Roberto Canzan e Marco Zago misero il primo spit della Gusela, sullo spigolo nord-est, per proteggere un passaggio di VII grado, e nel 2009 Francesco Vascellari, Angelo Garbo e Marco Bianchet salirono la parete sud-ovest. Nel Natale del 2016 alcuni giovani bellunesi tesero una slackline fra la vetta e il Nasón, un dente di cresta a ovest della guglia.

Gli accessi dai rifugi e le ferrate

La base della Gusela si raggiunge dal Rifugio Settimo Alpini, a cui si sale da Case Bortot col sentiero 501. Dal rifugio il sentiero 503/514 porta al Porton, dove comincia la ferrata Zacchi, che risale il versante sud della Schiara fino al bivacco Ugo Dalla Bernardina; un ultimo tratto attrezzato arriva alla forcella della Gusela, e da lì il sentiero 504 verso ovest, con qualche balzo di I e II grado, porta alla base, per circa 800 metri di dislivello in tutto. In alternativa si parte dal Rifugio Bianchet, raggiunto dalla località La Pissa col sentiero 503, e si sale verso il Van de la S'ciara e il bivacco, con circa 1100 metri di dislivello.

Verso la Gusela porta anche la ferrata Sperti, per il versante occidentale della Schiara. Dallo spalto del bivacco Dalla Bernardina la guglia, l'ago del vescovo, si vede da vicino, e la ferrata Berti prosegue fino alla cima della Schiara.

Info utili

Dove si trova
Belluno (BL)
Coordinate
46,22789 N, 12,17879 E (Gusèla del Vescovà) · Apri su Google Maps

Posizione © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

Fa parte di: Montagne e valli del Veneto