Nel gruppo del Civetta, a oltre 2.100 metri, il lago Coldai è un piccolo bacino di origine glaciale lungo l'Alta Via 1 delle Dolomiti. Sta quasi ai piedi della parete nord-ovest della Civetta, alta fino a 1.200 metri: la famosa parete delle pareti.
Il lago sotto la parete delle pareti
Il lago Coldai appartiene alle Dolomiti bellunesi e sta chiuso fra rocce verticali, in un paesaggio d'alta montagna aspro, sotto il Civetta, una delle masse dolomitiche più imponenti, spesso detto la Regina delle Dolomiti. Il paretone nord-ovest domina il vallone percorso dall'Alta Via 1 e si leva come una cattedrale altissima sopra il lago di Alleghe: visto dal paese, quel versante mostra costole di roccia che paiono le canne di un organo colossale. Dal Coldai, a sua volta, si guarda dall'alto il lago di Alleghe.
La quota esatta dello specchio d'acqua è 2143 metri, e al lago si arriva soltanto a piedi: il periodo è l'estate. È anche un ottimo punto panoramico, e la passeggiata è considerata un classico d'alta quota per chi alloggia ad Alleghe e dintorni.
Panorama dal Col dei Baldi
I punti di partenza più usati sono Palafavera, in Val di Zoldo, e Alleghe. Da Alleghe si sale ai Piani di Pezzè e poi, colla cabinovia, a quota 1922 del Col dei Baldi — raggiungibile anche da Pescul-Fertazza, in Val Fiorentina. Appena scesi, lo sguardo fa il giro dell'orizzonte in senso orario: comincia a destra col massiccio settentrionale del Civetta e le Cime di Coldai (2403 metri), tocca il Sasso Bianco (2407) e la Marmolada (3343), poi il gruppo del Sella, e prosegue col Col di Lana (2452), l'Averau (2649), il Nuvolau (2547) e il gruppo del Mondeval (2455). Più vicino si alza il Pelmo (3168), e al di là della Val del Boite spunta la cima dell'Antelao, a 3264 metri.
Da Palafavera si parte dal rifugio omonimo, a 1.525 metri, seguendo una stradina che taglia i prati dove arrivano le piste da sci; il sentiero classico ha qualche tratto ripido, e si ricongiunge alla stradina all'arrivo della seggiovia Le Coste. Si continua poi sulla pista che collega Palafavera al Col dei Baldi, in salita regolare, fino ai pascoli che precedono la Casera di Pioda: davanti si alzano le torri della parete orientale della Civetta, alle spalle il massiccio del Pelmo, il re di Zoldo. Tutti e tre gli accessi, da Palafavera, da Alleghe e da Pescul, si possono fare anche in mountain bike fino alla casera, per chi è abituato a spingere la bici e a portarla in spalla in qualche tratto. Il percorso è classificato escursionistico, e dal Col dei Baldi il primo tratto corre su una mulattiera larga e sterrata.
Casera di Pioda e il sentiero 556
Dal Col dei Baldi si segue il segnavia 561, in discesa leggera e poi più decisa, fra prati verdissimi e fioriti, fino alla Casera di Pioda, a 1.816 metri: non si usa più per fare il formaggio, solo come ricovero per le greggi durante l'estate. Qui le vie da Alleghe e da Palafavera si riuniscono, e si imbocca a sinistra il sentiero 556, tracciato sulla vecchia mulattiera che guadagna quota a tornanti — fra un tornante e l'altro ci sono scorciatoie che tagliano il tragitto, compresa una che porta di colpo dai pascoli alla roccia nuda.
La mulattiera è una vecchia strada più stretta, in alcuni tratti pavimentata in pietra perché faceva da strada di collegamento, e sale fra massi e piccole pareti di roccia, mentre lo sguardo si apre sulla Val di Zoldo e sui contrafforti giganteschi della Torre di Coldai.
Il fondo è prima di terra battuta e un po' sassoso, e il sentiero corre sul versante erboso di nord-est ai piedi del Civetta, fra qualche abete e una vegetazione bassa di pini mughi profumati e rododendri nani, le cui macchie fucsia spiccano sul verde dell'erba.
Verso i 2000 metri lo sguardo scende verso Palafavera e risale sul massiccio del Pelmo, dove fra i boschi si distingue il sentiero 472 che porta al Rifugio Venezia; più su si passa vicino ai Torrioni delle Zolere, oltre la strettissima Val de le Ziolere, e dopo una strettoia con scalini naturali di roccia si arriva al pianoro dov'è il punto d'arrivo della teleferica, chiuso in un anfiteatro di roccia; l'ultimo tratto verso il rifugio passa su roccette, con qualche punto leggermente esposto. Da Palafavera il dislivello fino al lago è di circa 700 metri.
Rifugio Sonino, costruito nel 1905
Il Rifugio Adolfo Sonino al Coldai sta a 2.135 metri, all'estremità settentrionale del gruppo del Civetta, nel comune di Val di Zoldo, su un ripiano erboso che fa da balcone sul vallone delle Ziolere e su Pecol. Lo costruì nel 1905 la Sezione CAI di Venezia, che ne è proprietaria, e più tardi venne dedicato ad Adolfo Sonino, alpinista e sostenitore dell'esplorazione delle Dolomiti. I rifornimenti salgono colla teleferica che arriva sul pianoro poco sotto.
È un rifugio piccolo, costruito come i rifugi tipici d'alta montagna, ristrutturato e ammodernato nel corso degli anni. Sta presso la Forcella Coldai e il laghetto che ne porta il nome, ed è il punto d'appoggio di tutta la zona, sul tracciato dell'Alta Via 1 e della Transcivetta: il lago, da lì, è a due passi.
Forcella Coldai e le tre torri
Dal rifugio si prosegue un brevissimo tratto sul sentiero Tivan, si piega a destra fino alla presa d'acqua del rifugio e poi si sale per un canale erboso e terroso, ripido alla fine, fino alla Forcella Coldai, a 2.191 metri. Da lassù lo sguardo si affaccia all'improvviso sulla conca del lago, e si scende per uno dei tanti sentieri che si abbassano verso il bacino, chiuso dalle pareti di tre torri: la Torre di Coldai, la Torre di Alleghe e la Torre di Valgrande. Sopra il passo si può salire anche alla Cima Coldai. Attorno al lago i dossi permettono di girare e cercare altri scorci, e passare la notte quassù in tenda è un ricordo che resta.
Il ritorno segue di solito il sentiero dell'andata; chi era salito dal Col dei Baldi può anche scendere a piedi dalla Casera di Pioda ai Piani di Pezzè, sulla traccia della pista da sci, fra il bosco e i vecchi tabià.
Dal lago, invece, l'escursione si allunga sull'Alta Via 1 fino al rifugio Tissi, a 2.250 metri, proprio di fronte alla parete, dove si può pernottare e a cui si sale anche dal Col Rean; da lì si rientra in Val di Zoldo per la Sella di Pelsa, a 1.954 metri, e il rifugio Vazzoler, a 1.714, dove finisce la tappa dell'Alta Via, poi sotto la Torre Trieste e per la Forcella delle Sasse, chiudendo un anello attorno alla Civetta lungo il sentiero Tivan, che ha tratti attrezzati e riporta al rifugio Sonino.
