Montagna & Trekking · 5 min di lettura

La Spluga della Preta sotto il Corno d'Aquilio: 877 metri di abisso nei Monti Lessini

La Spluga della Preta, a Sant'Anna d'Alfaedo sotto il Corno d'Aquilio, è un abisso carsico di 877 metri esplorato dal 1925, vicino alla malga Preta di Sotto.

La Spluga della Preta sui Monti Lessini: l'abisso carsico che si apre nel pascolo, fra mucche e una malga
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

La Spluga della Preta è un abisso carsico nel comune di Sant'Anna d'Alfaedo, in provincia di Verona, dentro il Corno d'Aquilio, il pilastro occidentale dei Monti Lessini, e si apre fra i suoi pascoli. Con 877 metri è fra le grotte più profonde del Veneto, e la sua esplorazione è cominciata nel 1925.

La grotta che si apre nel pascolo

Spluga della Preta vuol dire «grotta che si apre nel pascolo»: intorno ai 1500 metri, fra i prati dove pascolano le mucche, si apre all'improvviso una voragine, recintata da tempo perché gli animali non ci cadano. L'imbocco sta nella zona delle pialde, una striscia del Veronese che si spinge dentro la provincia di Trento, poco a nord della cima del Corno d'Aquilio, vicino alla malga Preta di Sotto.

Ci arriva un itinerario escursionistico che parte da una contrada di Sant'Anna d'Alfaedo e sale su un tratturo attraverso boschi cedui, una pineta e una radura fino alla malga. Da lì la voragine si guarda a distanza: dentro scendono solo gli speleologi esperti, col permesso del comune. È un ambiente con fenomeni atmosferici particolari, come le fumate. Lo stesso itinerario prosegue verso la Grotta del Ciabattino e la cima del Corno d'Aquilio, a 1545 metri.

Una leggenda della Valpolicella racconta che un conte gettò nell'abisso la moglie Adele, che si salvò e andò a vivere nella Grotta del Ciabattino col fratello calzolaio.

Il primo pozzo e l'Abisso Benito Mussolini

L'ingresso era noto da sempre: nel 1898 lo descrisse il geologo Enrico Nicolis, presidente del CAI di Verona, nel 1901 il professore Giovanni Cosser stimò il primo pozzo in 500 metri, e solo nel 1909 una pubblicazione del CAI lo misurò correttamente in 129. Il 14 giugno 1925 alcuni alpinisti della SUCAI, la sezione universitaria che il CAI aveva a Verona, si calarono per la prima volta nel primo pozzo, quello che diventerà il famoso «131» della speleologia italiana, profondo 131 metri; fra loro c'erano Gianni Cabianca, Gino Cipriani, Luigi de Battisti e Dino Lanza.

Nella primavera del 1926 la SUCAI scoprì il secondo grande pozzo, il Cabianca, profondo 108 metri, e più in basso c'è il pozzo 88. La spedizione del 1927, sostenuta dalla propaganda del regime, dichiarò una profondità molto maggiore di quella raggiunta davvero, che si aggirava sui 400 metri: la grotta fu ribattezzata «Abisso Benito Mussolini» e passò per l'abisso più profondo del mondo, un falso primato durato fino al 1953, quando in Francia fu disceso l'abisso della Pierre Saint Martin.

La Sala Nera e il Fondo Nuovo

Le esplorazioni ripresero nel 1954, poi toccò al Gruppo Grotte Falchi di Verona, con spedizioni enormi e scalette di corda. Nel 1962 la Superspedizione Italiana alla Spluga della Preta mise insieme oltre sessanta speleologi e l'appoggio dell'esercito, senza arrivare al fondo. Ci riuscì una squadra autofinanziata di speleologi di Bologna, Faenza e Torino: il 10 luglio 1963 Giancarlo Pasini e Gianni Ribaldone toccarono la Sala Nera, allora misurata a 875 metri, e la Preta divenne il primo abisso d'Italia e il secondo del mondo. In quella spedizione fu trovato, a 510 metri, un grande coleottero cieco di genere e specie nuovi, l'Italaphaenops dimaioi.

Il 20 luglio 1964 Marisa Bolla Castellani morì cadendo in un pozzo, l'unica vittima nella storia dell'abisso; il 10 agosto 1967 anche i Falchi, guidati da Mario Cargnel, arrivarono alla Sala Nera. Nel 1974 i belgi, con Giovanni Badino e le nuove tecniche su sola corda, scesero e risalirono in meno di trenta ore. Nel dicembre 1981 una finestra nella volta della Sala Nera portò Franco Florio e Olimpio Fantuz al Fondo Nuovo, creduto a 985 metri: rilievi più accurati hanno fissato la profondità vera a 877 metri, con la Sala Nera a 777.

L'Operazione Corno d'Aquilio

Dal 1925 in poi ogni spedizione aveva lasciato in grotta chiodi usati, bottiglie e scatolette, pezzi di scalette, brandelli di tute e carburo esausto. Nel 1988 cominciò l'Operazione Corno d'Aquilio, voluta da Giuseppe Troncon, che abitava a Modena: invece di nascondere i rifiuti nei rami laterali o di bruciarli, si decise di portarli fuori. Oltre duecento speleologi da tutto il mondo li impacchettarono, li trascinarono lungo i meandri e li tirarono su per i pozzi, finché ne furono riportate in superficie circa quattro tonnellate; intanto si rifece il rilievo della grotta e si scoprirono nuovi rami.

Nell'inverno del 2003 gli speleologi tornarono a esplorare e trovarono due nuovi tratti, la Via Antika e il Baratro; in quell'anno la grotta, che si credeva ormai senza sorprese, rivelò nuove gallerie, nuovi pozzi e un salone dal volume stimato di 300.000 metri cubi.

Il libro e il film

Alla storia delle esplorazioni è dedicato il libro «L'Abisso. Ottant'anni di esplorazioni nella Spluga della Preta» di Francesco Sauro, uscito nel 2007 per CDA Vivalda Editori, che ricostruisce i punti di vista e i contesti delle discese nella Preta e la presenta come la grotta italiana più legata alla storia della speleologia esplorativa, e in un certo senso il suo simbolo. Nel 2008 lo speleologo Giovanni Badino lo ha recensito sulla rivista «Speleologia Veneta»: ha scritto che il libro spiega l'origine degli scontri e delle frecciate nati fra gli speleologi attorno a quelle discese, e lo ha raccomandato a chiunque faccia speleologia. Nel 2005 era uscito il film documentario «L'Abisso», scritto da Francesco Sauro e diretto dal veronese Alessandro Anderloni.

Info utili

Dove si trova
Sant'Anna d'Alfaedo (VR)
Coordinate
45,67806 N, 10,95194 E (Spluga della Preta) · Apri su Google Maps

Fa parte di: Grotte del Veneto