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Bacino Termale Euganeo: cinque comuni ai piedi dei Colli Euganei, la più grande stazione d'Europa

Il Bacino Termale Euganeo ai piedi dei Colli Euganei: Abano, Montegrotto, Galzignano, Battaglia e Teolo, circa 100 stabilimenti e acqua fino a 87 °C.

Il Bacino Termale Euganeo: piscine fumanti degli alberghi termali ai piedi dei Colli Euganei
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il Bacino Termale Euganeo è l'area termale ai piedi dei Colli Euganei, a sud-ovest di Padova, che comprende Abano Terme, Montegrotto Terme, Galzignano Terme, Battaglia Terme e Teolo. Con circa 100 stabilimenti e oltre 200 piscine è considerato la più grande stazione termale d'Europa.

I comuni e il campo termale

Le Terme Euganee si estendono su 36 km² ai piedi dei Colli Euganei, gli ultimi rilievi di origine vulcanica prima della pianura che si stende a est fino alla laguna veneta. Il campo termale vero e proprio, una fascia ai piedi del lato orientale dei colli, copre circa 25 km² e tocca soprattutto Abano Terme, Montegrotto Terme e Galzignano Terme a nord e Battaglia Terme a sud. La risorsa termale è di competenza della Regione del Veneto ed è divisa in circa 140 concessioni minerarie: il 54% ad Abano, il 29% a Montegrotto, il 7% a Battaglia, il 5% a Galzignano e il resto nei comuni vicini. I pozzi in funzione, nel 2017, erano circa 150 e davano circa 15 milioni di m³ d'acqua all'anno.

L'acqua serve soprattutto alle cure e ai bagni, ma anche a scaldare gli alberghi termali e, nella zona di Galzignano, alla floricoltura. Alle Terme Euganee non ci sono terme pubbliche: ogni albergo ha le sue strutture per i fanghi, le inalazioni e le cure. Il livello della falda segue la vita degli alberghi: tocca il massimo a metà agosto, con altri due picchi a metà febbraio e a metà dicembre, e il minimo all'inizio di gennaio.

Un'acqua che viaggia sottoterra

L'acqua termale euganea nasce dalla pioggia caduta in montagna, che scende in profondità e risale ai piedi dei colli dopo un lungo percorso nella roccia. Il modello degli anni Settanta metteva la zona di alimentazione nelle Piccole Dolomiti, attorno a Recoaro, con un serbatoio a circa 3000 metri; dal 2010 gli studi dell'Università di Padova la collocano invece sull'Altipiano dei Sette Comuni, da cui l'acqua scende lungo le faglie del sistema Schio-Vicenza. Le analisi sugli isotopi dell'ossigeno hanno indicato che la pioggia cade attorno ai 1500 metri di quota, e l'Altipiano, carsico e molto piovoso, ha proprio quelle caratteristiche; quelle sul trizio, concluse nel 1994, che l'acqua resta sottoterra più di 60 anni.

Il calore viene dalla profondità, aiutato da un flusso di calore un po' più alto del normale, e le faglie molto fratturate della zona euganea fanno risalire l'acqua in fretta, senza che si mescoli con quella fredda: per questo esce così calda. Il serbatoio va da circa 250-300 a circa 1600 metri di profondità, e alla base i modelli danno più di 100 °C.

Sotto la pianura l'acqua si allarga in tre orizzonti. Il primo sta nella sabbia, in due strati fra 50 e 60 e fra 100 e 140 metri; il secondo, quello sfruttato di più, è nella roccia fra 250 e 600 metri; dal terzo, compreso fra 800 e 1100 metri, l'acqua sale da sola, senza pompe. Il pozzo più profondo è stato scavato ad Arquà Petrarca nel 1956, fino a 1814 metri.

L'acqua esce a temperature diverse da zona a zona: fra 72 e 87 °C ad Abano, fra 60 e 80 °C a Montegrotto, fra 40 e 71 °C a Battaglia e Galzignano, e anche il sale cala nello stesso ordine. È un'acqua ipertermale, clorurato sodica, detta salso-bromo-iodica, con 5-6 grammi di sali per litro; i gas che libera sono per il 70-90% azoto, con anidride carbonica e metano, mentre l'acido solfidrico praticamente non c'è.

Aponus, il dio delle acque, e le mappe del Settecento

Fin dall'VIII secolo a.C. i Veneti antichi portavano offerte attorno a un laghetto di acqua calda di circa 2 chilometri quadrati, a Montegrotto, nell'area compresa tra il Colle di S. Pietro Montagnon e il Monte Castello. Qui gli scavi condotti fra il 1870 e il 1970 hanno riportato alla luce alcune migliaia di vasetti e circa trenta bronzi votivi. Alcuni bronzi riproducono parti del corpo umano: era un culto della salute. I Veneti erano grandi allevatori di cavalli, e offrivano alle acque calde anche cavallini di bronzo.

Il dio delle acque aveva il nome latino di Aponus, da cui viene quello di Abano: un tempo lo si spiegava col greco «a ponos», cioè «toglie il dolore», mentre gli studi recenti vi leggono la radice indoeuropea ap-, acqua. In età romana gli si affiancò Apollo, il dio della medicina, ricordato da un piccolo altare del Montirone, e varie iscrizioni fra Montegrotto, Abano e Saccolongo portano la sigla A. A., forse le «acque di Apono».

Dal 49 a.C., quando Padova e le sue terre divennero municipio, le terme diventarono una stazione di cura e di svago per i ricchi padovani romanizzati: attorno alle vasche nacquero ville patrizie, teatri e biblioteche, fra giardini, fontane e viali. Le zone termali si chiamavano «acque patavinae», e le citarono anche Aristotele, Aristofane e Tito Livio, che era della zona.

Lo storico Svetonio racconta che il giovane Tiberio, diretto contro i Pannoni, consultò l'oracolo di Gerione gettando dadi d'oro nella fonte di Apono, e ottenne il punteggio più alto; quei dadi, scriveva, si vedevano ancora sotto l'acqua. Il santuario principale doveva stare sul colle del Montirone, ad Abano, dove gli scavi hanno trovato un tempio almeno del I secolo d.C. Il poeta Claudio Claudiano dedicò alle acque il poemetto «Aponus» dopo una visita fra il 396 e il 399 d.C., e descrisse il suolo che ansima e un lago azzurro che ribolle come un mare.

Teodorico chiamò Abano ornamento del suo regno, e all'inizio del VI secolo il suo segretario Cassiodoro sollecitava all'architetto padovano Aloisio il restauro delle strutture. Poi vennero i Longobardi di Agilulfo, che distrussero gli impianti nel 602, e le terme caddero nell'oblio; nei documenti medievali riaffiorano i villaggi di Abano, di San Pietro Montagnon e il Mons Aegrotorum, il monte degli ammalati.

Nel 1364 Francesco Petrarca, malato di scabbia, si curò alle terme di Abano. Nemmeno i Carraresi riuscirono a ripristinarle, e sotto di loro la gestione passò alla famiglia Dondi dall'Orologio. Dal 1405 il territorio passò alla Repubblica di Venezia, che alla metà del Cinquecento avviò le bonifiche e il ripristino delle stazioni termali, e nobili padovani e veneziani costruirono le loro ville intorno.

In una mappa di Domenico Vandelli del 1761 le Terme Euganee comprendevano Abano, Montegrotto e Battaglia; a metà del Settecento una commissione scientifica guidata da Giovanni Battista Morgagni rilanciò le cure, e nel 1753 Carlo Goldoni scrisse la commedia in musica «Le Terme di Abano». Gli scavi archeologici, cominciati nel 1760, trovarono subito una statua di marmo dell'imperatore Adriano in veste di divinità, finita al Museo Archeologico di Venezia, e nel 1931 quattro pavimenti a mosaico di una grande casa romana del I secolo d.C.

Studi sulle acque euganee, dal 1356

La vicinanza dell'Università di Padova ha fatto delle Terme Euganee un campo di studio fin dal Medioevo. Nel 1356 Jacopo Dondi dall'Orologio propose di far evaporare le acque termali per ricavarne il sale, e nel 1388 suo figlio Giovanni ipotizzò per primo che il loro calore venisse dal calore sotterraneo della terra, e non da miniere di zolfo o di carbone che bruciassero; Giovanni fu anche il medico di Petrarca, e forse gli fece conoscere le cure. Già nel Duecento ne aveva scritto Pietro d'Abano, medico e filosofo dell'università. Nel 1440 Bartolomeo da Montagnana e Michele Savonarola tentarono le prime ricerche sulla composizione delle acque, ancora con un'impronta da alchimisti, e Savonarola accompagnò Francesco Carmagnola alle terme di Battaglia, al «Balneum Sanctae Helenae».

Nel 1556 Gabriele Falloppio notò per primo i depositi di zolfo nelle acque; Galileo Galilei, nei suoi conti di casa, segnava le spese per farsi portare a Padova l'«acqua della Vergine», e la usava anche Paolo Sarpi. Domenico Vandelli fece nel 1758 e nel 1761 le prime misure di temperatura. Salvatore Mandruzzato, che dirigeva anche le terme di Abano, pubblicò fra il 1789 e il 1804 «Dei bagni di Abano», il primo trattato basato sulla chimica, dove compare la prima analisi delle acque che sgorgavano al Montirone. Nel 1834 Francesco Ragazzini annunciò la scoperta del bromo nelle acque.

Nel 1775 il diplomatico inglese John Strange segnalò le rocce vulcaniche dei colli, nel 1875 il geologo dell'Università di Vienna Eduard Suess vi vide i resti di un grande vulcano col Monte Venda al centro, e fino a metà Novecento si credette che parte del calore delle acque venisse da un'attività vulcanica non ancora estinta: gli studi sugli isotopi radioattivi esclusero nel 1969 ogni attività vulcanica nei Colli Euganei. Il primo studio organico, negli anni Settanta, unì l'Enel, il CNR di Pisa e l'istituto di geologia dell'ateneo padovano; un secondo, dal 1986 al 1994, fece scavare ad Abano il pozzo di studio Aponus 2, profondo 465 metri.

Pozzi e sorgenti scomparse

Le sorgenti naturali davano acqua da sole, finché nel 1873 fu perforato il primo pozzo, dentro il parco del Castello di Battaglia: scendeva a 107 metri e ne usciva acqua a 72 °C. Dal 1903 si perforò anche vicino alle sorgenti del Montirone, ad Abano, e sorsero così i primi stabilimenti che non dipendevano da una fonte spontanea. Le concessioni minerarie arrivarono col Regio Decreto n. 1443, firmato il 29 luglio 1927, e le prime del bacino nacquero ad Abano nel 1930. All'inizio del 1900 si contavano 38 sorgenti, 8 ad Abano, 22 a Montegrotto e 8 a Battaglia; nel 1953 erano 32. Con i pozzi, circa 600 in tutto e scavati soprattutto fra il 1960 e il 1970, il livello dell'acqua scese.

Già nel 1927 il tribunale chiamò un perito a dire se due pozzi nuovi avessero impoverito le sorgenti delle Terme di Montegrotto, che uscivano in una grande vasca di 27 metri di diametro, e la risposta fu sì; a Montegrotto i pozzi che davano acqua da soli erano 26 su 26 nel 1953, e nessuno nel 1975. Il 6 dicembre 1965, ad Abano, il cortile dell'Albergo Helvetia cedette e in mezz'ora si abbassò di un metro e mezzo o più; dopo quel crollo il prelievo dagli orizzonti sabbiosi meno profondi fu proibito. Sparirono le sorgenti del Montirone, e nel 1970 l'ultima sorgente naturale di Montegrotto.

Nel 1975 la Regione impose i contatori sui pozzi e installò la prima rete di monitoraggio, e ad Abano l'estrazione scese dai 13,5 milioni di m³ del 1977 agli 8,7 del 2019. Le sorgenti termali naturali sopravvissero solo a Battaglia Terme e a Galzignano Terme, dove anche i pozzi danno acqua da soli.

Colli Euganei, il parco intorno

Attorno alle terme si stende il Parco Naturale dei Colli Euganei, quasi 19 mila ettari di colline con oltre 1700 specie botaniche, che si esplorano a piedi o in bicicletta; un anello ciclabile di 65 km gira tutti i colli lungo gli argini dei canali.

Come arrivare

In treno si scende alla stazione di Terme Euganee - Abano - Montegrotto: da lì al Bacino Termale Euganeo sono 1,2 km, da fare a piedi.

Dall'autostrada conviene uscire a Terme Euganee, poi 6,1 km di strada e 8 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al Bacino Termale Euganeo.

Info utili

Dove si trova
Abano Terme, Montegrotto Terme, Galzignano Terme, Battaglia Terme, Teolo (PD)
Coordinate
45,32957 N, 11,79229 E (Bacino Termale Euganeo) · Apri su Google Maps

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