La Cascata del Salton è un salto d'acqua di 30 metri sul torrente Senaiga, a Lamon, in provincia di Belluno, in fondo a una gola stretta e selvaggia fra le Vette Feltrine. Ci si arriva a piedi da San Donato, passando fra radure, un vecchio mulino e ponti sospesi.
Il salto del Senaiga
Il Senaiga nasce tra i Lagorai e scorre sotto la frazione di San Donato. La Cascata del Salton, a 573 metri di quota, cade su roccia levigata: l'acqua nebulizzata bagna in pochi minuti chi arriva vicino alla parete, e sul fondo della conca un arcobaleno oscilla sopra la pozza.
San Donato e la discesa verso Crosare
San Donato, a 890 metri, è una frazione di Lamon a cui si arriva per una strada stretta che corre alta sul Senaiga. Il percorso parte dall'incrocio fra via Brocon e via Galline e scende verso la località Crosare, dove bacheche e cartelli indicano anche la Necropoli Romana e il Bus de la Bela. La strada alterna tratti asfaltati, cementati e sterrati, fa alcuni tornanti fra case con i balconi protetti da graticci di legno e passa accanto a una fontana.
I Pian e Molin de Sot
Si arriva alle radure di I Pian, a 660 metri, una proprietà privata su una rupe che precipita a picco sulla Val Senaiga, con un edificio rurale restaurato e una chiesetta affacciata sul baratro. Poco sotto c'è Molin de Sot, un prato davanti ad alcuni edifici: in quelli dell'antico mulino sono stati inseriti frammenti di macine, murati nella pavimentazione esterna. Si racconta anche di blocchi di roccia presi da fortezze in rovina dei dintorni e riusati per costruire.
La luce del 1945
Negli anni Quaranta del Novecento San Donato non aveva la luce elettrica, e un comitato spontaneo si diede un obiettivo: una lampadina per ogni famiglia. Con il lavoro di tutti il paese realizzò centralina e turbina, insieme a una condotta forzata fatta con tubi di larice, per ricavare energia dal Senaiga. Nel 1945 la luce arrivò a San Donato e da lì alla vicina Costa. L'esperienza durò fino al 1950, quando l'energia passò alle società elettriche nazionali. Centralina, turbina e condotta furono costruite proprio nella gola che il sentiero attraversa.
Boal Santo e i ponti sospesi
Oltre il mulino il sentiero entra nel canalone del Boal Santo, un ruscello chiamato santo perché muoveva mulini e una segheria. Il cartello all'imbocco avverte che il sentiero è privo di protezioni e riservato a escursionisti esperti. Poco più avanti si passa il primo dei tre ponti sospesi che scendono al fondovalle: è d'acciaio, molto in pendenza e scivoloso, e accanto scende una serie di cascatelle. Si scende tenendosi a un cordino e lungo una scalinata di cemento fino al greto del Senaiga, dove sorge una centralina elettrica.
Il sentiero segue il torrente, qui più calmo e trasparente, fra pozze, pareti di roccia e tronchi coperti di muschio, e lo attraversa sugli altri due ponti.
Il bivio, la cascata e la Grotta dell'Acqua Nera
Dopo l'ultimo ponte una salita ripidissima porta a un bivio: a sinistra una cengia fra roccia e torrente arriva alla cascata, passando sotto una parete verticale da cui possono cadere sassi. Poco prima della cascata una piccola deviazione porta a una pozza azzurra chiusa fra pareti levigate. Per scendere sul fondo della conca della cascata, sulle rocce bagnate, ci sono un paio di spezzoni di corda; le rocce del fondo sono sempre umide e scivolose, e con ghiaccio, neve o maltempo il percorso è sconsigliato.
Al bivio, a destra, una breve deviazione porta alla Grotta dell'Acqua Nera: un'apertura nella roccia che si chiude in un pertugio allagato. Oltre quel passaggio sommerso, gli speleosub si sono spinti per più di 1,5 chilometri fra sifoni, camere e condotte.
