A nord di Cortina d'Ampezzo, in provincia di Belluno, il Rio Travenanzes ha scavato una forra dove si getta nel Rio di Fanes. Sopra passa il Ponte Outo, legato alla leggenda di un salto a cavallo sulla balza opposta, e un sentiero attrezzato passa dietro la cascata.
Il salto d'acqua nel canyon
Le cascate di Fanes stanno nel cuore del Parco Naturale Regionale Dolomiti d'Ampezzo, istituito nel 1990 su 11.418 ettari: un territorio che appartiene in gran parte alle Regole d'Ampezzo, l'ente che riunisce i Regolieri, discendenti delle famiglie di Cortina d'Ampezzo. L'uso collettivo di boschi e pascoli e l'assenza di insediamenti stabili hanno lasciato l'ambiente integro.
Il torrente scende dall'altopiano di Fanes e si getta in una gola stretta e profonda, dove i salti si susseguono uno dopo l'altro: l'intero corso del Rio di Fanes colpisce per la grande portata e per il continuo alternarsi di cadute e rampe rocciose sul fondo dell'alveo. Le Cascate Basse, che cadono in un doppio balzo e si contemplano da un belvedere, sono fra le più alte e ricche d'acqua delle Dolomiti, e le pareti umide e in ombra sono il posto dove nidifica il gufo reale; nella zona vive anche il picchio muraiolo.
Pian de Loa e il Ponte Outo
L'itinerario parte dall'ingresso del parco al Ponte Felizon, a Podestagno: si attraversa il Boite su una passerella e si costeggia il Rio di Fanes fino ai prati soleggiati di Pian de Loa, dove fioriscono molte varietà di orchidee dolomitiche — fra queste la Scarpetta di Venere, la specie più importante del parco. Da lì il sentiero sale in modo costante per circa 2 chilometri, col segnavia 10, seguendo le indicazioni per le cascate.
Al termine della salita c'è il Ponte Outo, cioè «ponte alto» nella parlata locale, sospeso a circa 80 metri sulla forra di Fanes. Dal ponte un sentiero ferrato non difficile scende alle cascate, e un suo passaggio fa camminare dietro il velo d'acqua.
Oltre il ponte il cammino continua fino al piccolo Lago di Fanes e alla staccionata che segna insieme il confine fra questo parco e quello di Fanes-Sennes-Braies e fra Veneto e Alto Adige.
Simonia e il salto del cavallo
Al Ponte Outo è legata una leggenda del XV secolo. Vuole che un giovane nobile della Valle di Marebbe amasse Simonia, figlia del castellano di Botestagno. Agli Ampezzani la relazione non piaceva, e al nobile tendevano insidie continue, che lui eluse puntualmente una dopo l'altra. Decisero allora di abbattere il ponte. Il giovane si accorse della trappola: spronò il cavallo e spiccò il salto sulla balza opposta, sottraendosi ai suoi persecutori.
Il castello di Botestagno, detto anche Podestagno, esisteva davvero e dà il nome alla località da cui parte il sentiero: stava su un sasso 8 chilometri a nord di Cortina d'Ampezzo, dove la valle del Boite si stringe, a guardia delle tre valli che confluiscono sotto la rupe, fra cui la val di Fanes. Abbandonato dal governo austriaco nel 1771 e smantellato dal 1794 alla prima guerra mondiale per farne strade e case, ha lasciato pochi muri a 1513 metri di quota.
Marmotte, frecce e il falso re
A questi luoghi è legato anche il racconto che i ladini hanno fatto proprio fra tutte le saghe dolomitiche: il regno di Fanes. Narra di un popolo alleato delle marmotte, custodi dei segreti della montagna, e di Dolasilla, figlia di un re avido: i nani le regalarono una pelliccia bianca da trasformare in corazza, avvertendola che se avesse cambiato colore doveva stare lontana dalla battaglia. Dal lago d'Argento gli uomini del re tagliarono 13 canne per farne 13 frecce infallibili. Le frecce finirono per inganno in mano ai nemici, e 13 arcieri le usarono per trafiggere Dolasilla nell'ultima battaglia.
Il re aveva venduto la sua gente: in segreto aveva promesso ai popoli nemici che Dolasilla non sarebbe comparsa in battaglia. Lei combatté lo stesso, e quegli alleati lo trattarono da traditore. Sbeffeggiato e consapevole di aver mandato a morire il suo popolo e la sua famiglia, il re capì di essere un falso re e si trasformò in pietra. Secondo il racconto, quella pietra si vedrebbe sotto il Lagazuoi, al Falzarego, e il nome vale fauza rego: falso re.
