Natura & Wildlife · 7 min di lettura

Fango DOC e cianobatteri: come nasce il fango termale dei Colli Euganei

Il fango termale di Abano e Montegrotto è argilla dei laghi di Lispida e della Costa, maturata due mesi in acqua termale con microalghe e cianobatteri.

Le vasche dove matura il fango termale dei Colli Euganei, con l'acqua calda che fuma accanto alle case
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il fango termale di Abano Terme e Montegrotto Terme, in provincia di Padova, è argilla fatta maturare per circa due mesi nell'acqua termale euganea, dove crescono alghe microscopiche e cianobatteri. Per le sue proprietà ha un brevetto europeo, e la Regione del Veneto ha istituito il marchio Fango Doc.

Argilla dei laghi e acqua termale

Il fango euganeo è una mistura di acqua e argilla. L'argilla viene estratta dai vicini laghi di Lispida e della Costa, ad Arquà Petrarca, e nei centri termali degli hotel di Abano e Montegrotto la si fa maturare con l'acqua termale. Non ci sono terme pubbliche: ogni hotel ha la sua fonte e la sua fabbrica di fango, e il processo segue un disciplinare, con tempi e temperature controllati da specialisti. Fino a qualche decennio fa, raccontano gli abitanti, l'acqua calda zampillava perfino dalle strade.

Quell'acqua non ha niente a che fare con i vulcani euganei, troppo antichi per essere una fonte di calore attiva. Nasce dalle piogge che cadono sulle Prealpi, a circa 2000 metri, sulle Piccole Dolomiti — il Pasubio e il gruppo del Carega — e sui Monti Lessini. Da lì scende nelle fratture delle rocce calcaree fino a circa 3000 metri di profondità, dove trova uno strato cristallino impermeabile, e corre sotto terra per circa 80 chilometri, scaldandosi per il calore della crosta terrestre: in alcuni tratti arriva a 200 °C. Il viaggio dura migliaia di anni.

Sotto i Colli Euganei le masse di lava, solide e impermeabili, le sbarrano la strada, e le loro fratture la fanno risalire in fretta, spinta dalla pressione del bacino; le fonti principali sgorgano nella zona del colle di Montirone, ad Abano.

L'acqua esce fino a 87 °C, carica di sali: sodio, potassio, magnesio, iodio, bromo e silicio, importanti per la microflora con cui si lavora il fango. È classificata salso-bromo-iodica ipertermale, con circa 6 grammi di sali disciolti per litro. Gli hotel la raffreddano con scambiatori di calore — fra 30 e 35 gradi per le piscine, fra 36 e 38 per i bagni di cura — e poi la usano, ancora a circa 40 gradi, per scaldare l'albergo: così non bruciano gas né gasolio.

Vasche di maturazione: due mesi in acqua termale

Il fango resta in speciali vasche per circa due mesi, sempre immerso nell'acqua termale. Con i sali dell'acqua e la luce del sole vi si sviluppano alghe microscopiche e cianobatteri, che gli danno un colore verdastro e producono sostanze antinfiammatorie. Il risultato è un fango vegeto-minerale, nato dalla mineralizzazione spontanea di queste alghe, che è l'elemento di cura tipico del bacino termale. Il disciplinare del marchio prevede che la maturazione avvenga fra 37 e 47 gradi. Le sue regole chiedono però che l'argilla vergine resti in vasca almeno sei mesi, e il fango rigenerato dopo l'uso almeno due.

Le ricerche hanno trovato che nei fanghi delle vasche vivono microrganismi simili a quelli delle sorgenti termali naturali del territorio: per il Centro Studi è la prova che il fango riassume la microbiodiversità della sua terra e in un certo senso contribuisce a conservarla. Dopo l'uso il fango passa per un percorso di sterilizzazione e torna in circolo.

Il brevetto e il marchio Fango Doc

Gli studi hanno mostrato che il fango, tenuto sempre a contatto con l'acqua termale e in condizioni sorvegliate, sviluppa una microflora carica di sostanze attive contro l'infiammazione. Da queste scoperte è nato un brevetto europeo, concesso nel 2013 grazie al lavoro del Centro Studi Termali Pietro d'Abano, che fa capo agli albergatori di Federalberghi Terme Abano Montegrotto; c'è anche un brevetto italiano. A tutela del prodotto la Regione del Veneto ha istituito il marchio Fango Doc. I fanghi certificati sono fatti di acqua termale, argilla, humus e una microalga. Dal Ministero della Salute molte strutture termali euganee hanno avuto il 1° livello Super, che garantisce standard elevati nei servizi sanitari e nell'uso delle risorse naturali.

Il marchio vuol dire Denominazione di origine collettiva: lo vollero la Provincia di Padova e la Regione del Veneto nel Piano strategico per il bacino termale deliberato nell'ottobre 2009, e la giunta regionale lo istituì con una delibera del 15 marzo 2010: era la prima volta nel termalismo italiano che si tutelava così un fango. Fu lanciato a Milano insieme al progetto «Specialisti per il benessere». Un comitato tecnico con Università di Padova, Cnr, Regione, Provincia e Centro Studi ebbe il compito di vagliarne i parametri, fra cui la provenienza dell'acqua e dell'argilla e l'adesione degli stabilimenti al protocollo, mentre l'Università di Padova sorvegliava già ogni sei mesi provenienza e maturazione. Quando il marchio debuttò, Abano e Montegrotto erano le uniche terme italiane ad aver dato forma stabile al mestiere di «operatore di assistenza termale qualificato», contemplato da una norma dello Stato.

Cianobatteri e microalghe del fango

Il cianobatterio più rappresentativo dei fanghi euganei è il Phormidium sp. ETS-05, depositato all'Istituto Pasteur di Parigi: forma il sottile biofilm verde-azzurro che si vede sul fango durante la maturazione. Le ricerche le promuove il Centro Studi, col suo direttore scientifico Fabrizio Caldara, insieme al Dipartimento di Biologia dell'Università di Padova. Una prima ricerca, coordinata da Nicoletta La Rocca con Raffaella Margherita Zampieri e pubblicata su Microorganisms nel 2020, ha mostrato che il microbiota è stabile e riproducibile nei fanghi maturati fra 37 e 47 gradi, la fascia del disciplinare. Nel 2023, sul Journal of Applied Phycology, un altro studio ha misurato come temperatura, luce e mezzo di coltura cambiano la crescita del Phormidium e la sua produzione di esopolisaccaridi.

Una seconda ricerca, coordinata da Luisa Dalla Valle e pubblicata nel 2022 sull'International Journal of Biological Macromolecules, ha usato come modello il pesce zebra per provare l'effetto antinfiammatorio e antiossidante proprio di quegli esopolisaccaridi. Uno studio del 2026, firmato fra gli altri da Micol Caichiolo e fatto anche col Cnr di Napoli, ha estratto i lipidi delle membrane di tre ceppi tipici dei fanghi, il Phormidium ETS-05, la Thermospirulina andreolii ETS-09 e la Kovacikia euganea ETS-13: quelli del Phormidium, il ceppo più presente alle temperature del disciplinare, agiscono in modo più rapido ed efficace, mentre temperature troppo alte ne cambiano la composizione. Per Caldara la ricerca apre strade anche verso gli antinfiammatori naturali, la dermatologia e la cosmetica.

I cianobatteri sono fra i primi esseri viventi comparsi sulla Terra, e furono i primi a liberare ossigeno nell'atmosfera con la fotosintesi: per questo molti studi considerano le aree termali il crogiolo dove la vita è cominciata.

Le cure con il fango

Le argille termali si usavano già al tempo degli egizi, dei greci e dei romani. La fangobalneoterapia è riconosciuta dal Ministero ed è convenzionata con il Servizio sanitario nazionale. Il fango ha proprietà antisettiche, antinfiammatorie, disintossicanti e antidolorifiche, e si usa contro osteoporosi, reumatismi, artrite, artrosi, gotta, lesioni traumatiche, postumi di fratture e dopo gli interventi ortopedici; secondo la promozione turistica stimola anche la produzione di endorfine. L'acqua termale si usa inoltre per le terapie inalatorie e contro alcuni disturbi delle vie respiratorie, ma non per le cure idropiniche né contro la psoriasi. Il Centro Studi, col Dipartimento di Psicologia dello sviluppo dell'Università di Padova, ha fatto provare la fangoterapia anche agli atleti delle Fiamme Oro, per misurarne l'effetto sullo stress.

Aponus, Ercole e i dadi di Tiberio

Le acque euganee erano già venerate dai Veneti antichi, che attribuivano le loro virtù al dio Aponus; i romani vi costruirono grandi stabilimenti, ricordati da Tito Livio e Plinio il Vecchio. Claudiano, nel IV secolo, la chiamava «l'acqua che sgorga dal fuoco», e Cassiodoro ne lodava il piacere e la medicina.

Una leggenda racconta che Ercole e i suoi compagni greci, sfiniti dopo aver ucciso Gerione, si ristorarono con queste acque calde e non vollero più tornare in Grecia: da quella nobile stirpe i colli si sarebbero chiamati Euganei, e la fonte Aponon. Svetonio racconta che l'imperatore Tiberio, in viaggio verso l'Illiria, volle interrogare l'oracolo della fonte e ne ebbe l'ordine di gettarvi dei dadi d'oro. Un'altra storia del posto dice che nell'antichità i condottieri lasciavano i cavalli stremati nei fanghi naturali lungo le strade, e che i cavalli tornavano come per magia a nuova vita.

Info utili

Dove si trova
Abano Terme, Montegrotto Terme (PD)