Il Fontanin è un fontanile in località Sant'Andrea, al confine fra Villafranca di Verona e Povegliano Veronese, nella Bassa Veronese. L'acqua esce a circa 14 °C tutto l'anno, e per decenni il suo cratere è stato la piscina del paese: il «mare dei poveri».
La chiesa di Sant'Andrea al Fontanile
Prima delle bonifiche, a sud del Tione dei Monti c'erano paludi, boschi di fiume e acquitrini malarici, e le acque limpide e correnti come quella del Fontanin erano le oasi dove ci si poteva insediare.
Accanto alla sorgente, secondo gli studiosi del luogo, sorgeva una chiesa di Sant'Andrea, chiamata «in Umerio» per non confonderla con la pieve di Sommacampagna. Lo storico locale Luciano Bonizzato ne colloca la costruzione all'inizio dell'VIII secolo; le ricostruzioni riportate dalla stampa veronese la datano invece ai primi anni del IX secolo, e il primo atto che nomina il luogo è dell'843, al tempo dell'imperatore Lotario e del figlio Ludovico. Nell'Alto Medioevo era una «baselica», dalla quale il vescovo estendeva la sua autorità su una larga terra di paludi.
La bolla «Piae postulatio voluntatis» di papa Eugenio III, firmata a Viterbo il 17 maggio 1145 per proteggere i beni della diocesi di Verona del vescovo Tebaldo II, la chiama «cappella di Santo Andrea, al Fontanile»: quarant'anni prima della fondazione di Villafranca, nel 1185. A parte questa bolla, per i secoli XI e XII mancano documenti sulla chiesa, che uno scritto del 1530 sui possedimenti del vescovo descrive come diroccata e forse abbandonata.
Nel XII secolo, probabilmente pochi anni prima della nascita di Villafranca, fu scavata la Fossa di Sant'Andrea, per portare le acque del Tione verso la palude di Grezzano. Lungo la fossa, poco lontano dal Fontanin, un'antica statua in tufo dell'apostolo sta su una colonna: la testa originale, presa di mira dai vandali con una carabina, fu sostituita con una copia del restauratore Giorgio Gamberoni di Bussolengo, che cadde nel 2012 e fu rimessa al suo posto dal Comune nel 2017. Il sito non è mai stato scavato in modo sistematico; secondo alcuni studiosi l'ansa disegnata dalla fossa ricalca il perimetro di un edificio, e sotto il terreno potrebbero restare le fondamenta o una cripta.
Un fontanile scavato nel 1682
Si parla di risorgiva quando l'acqua affiora da sola; se a farla emergere è stato uno scavo umano, si parla invece di fontanile. Il Fontanin lo è: fu scavato a mano nel 1682 dalle comunità rurali per raggiungere la falda, e il fondo del cratere sta circa 6 metri sotto i campi intorno. Fu il frutto di secoli di lavoro sulle acque della pianura, cominciato dai monaci benedettini fra l'XI e il XIII secolo: la rete di fontanili e canali servì a bonificare le zone umide e a farne campi e risaie fra Grezzano e Povegliano, e il catasto napoleonico del 1814-1816, all'Archivio di Stato di Verona, la mostra già intera.
Un fontanile ha una «testa», la pozza tondeggiante dove affiorano le polle, larga da 2 a 30 metri, e un'«asta», il canale che porta via l'acqua; le sponde, spesso ripide, si rinforzano con una palizzata.
Il Fontanin sta a 45 metri sul livello del mare, fra la Corte Palazzina Vecchia e la Corte Gazolo, con il Tione dei Monti a nord e il Canale Raccoglitore a ovest. Dal cratere nasce il Fosso Nuovo, che va verso le campagne e le risaie di Grezzano. A 200 metri, in territorio di Povegliano, c'è la Fossa Moretta, che ha la stessa origine.
L'acqua arriva da tre parti: dalla falda della pianura, che scorre verso sud nelle sabbie e nelle ghiaie finché trova le lenti d'argilla della bassa pianura, dalle infiltrazioni del Tione dei Monti e da un pozzo artesiano messo alla fine del XIX secolo, quando la falda aveva cominciato ad abbassarsi, che pesca da una falda profonda in pressione.
L'acqua a 14 gradi e i suoi animali
La temperatura non cambia nell'anno perché l'acqua resta a lungo sottoterra, al riparo dagli sbalzi dell'aria: fresca d'estate, fumante d'inverno. Il livello della falda cambia di circa 40 centimetri nell'anno, più alto a settembre e ottobre, più basso a febbraio e marzo. Un'analisi del 1990 giudicò potabile l'acqua del pozzo artesiano, ma le associazioni ambientaliste chiedono controlli frequenti.
Nell'acqua vivono il triotto, il cavedano, l'anguilla e la lampreda padana, un pesce senza mascelle endemico e minacciato. Ci sono la rana verde, la rana di Lataste, propria della pianura padana, e il rospo smeraldino, e c'è il gambero di fiume, che la IUCN classifica in pericolo: la sua presenza indica acqua di buona qualità. Gli alberi, invece, sono quasi spariti: dal dopoguerra le sponde sono state fresate a macchina per la manutenzione dei fossi, e restano qualche sambuco e piccole robinie, fra edera e rovi.
Il Fontanin fa parte della fascia delle risorgive veronese, lunga circa 30 chilometri da Valeggio sul Mincio a San Giovanni Lupatoto attraverso Villafranca, Mozzecane, Povegliano e Vigasio, e i fontanili veronesi insieme danno circa 11-12 metri cubi d'acqua al secondo. Non rientra nel sito protetto «Fontanili di Povegliano», di 118 ettari, che però è a soli 200 metri. Le minacce sono l'abbassamento della falda, i pesticidi dei campi, le specie arrivate da fuori come il gambero della Louisiana, la nutria e la testuggine palustre americana, e qualche inquinamento, come la vernice scaricata illegalmente nel Canale Raccoglitore nel 2024.
Il mare dei poveri
Dal primo dopoguerra fino alla fine degli anni Sessanta al cratere venivano a bagnarsi braccianti e famiglie contadine che non potevano andare in villeggiatura o sul Lago di Garda: per loro era il mare. Il fondale arrivava poco sopra le ginocchia di un adulto; sui gradini di legno delle sponde si stendevano i teli e si mangiava all'ombra degli alberi. Le scuole ci portavano i bambini in gita, e lungo le rive si giocava a fare Tarzan; le piscine comunali, allora, non c'erano.
Si beveva l'acqua della sorgente mescolata col citrato, di magnesio o di sodio, una polvere effervescente da farmacia, già diffusissima in Italia fra l'Ottocento e il primo Novecento, che faceva le veci delle bibite gassate. A fare il bagno erano i ragazzi; donne e ragazze venivano per i pic-nic.
Con il boom economico arrivarono i motorini come la Vespa, le automobili, i frigoriferi e la Coca-Cola, e il Fontanin fu abbandonato: diventò un semplice fosso agricolo del Consorzio di Bonifica.
Riscoperta e ciclovia
Nel luglio e nell'agosto del 1994 un censimento contò ogni giorno, nelle ore del pomeriggio, fra 50 e 100 persone venute a rinfrescarsi. Nel maggio 1995 il naturalista Ernesto Cavallini, del WWF Veronese, propose un Parco del Fontanin di circa 34.000 metri quadri, che univa il Fontanin e la Fossa Moretta in un solo corridoio verde, con una zona per i bagni, aree pic-nic, un boschetto, sentieri, 250 alberi e 1.000 metri di siepi: non fu mai realizzato, fra lentezze dei comuni e competenze divise.
Dagli anni Duemila a curare il posto è stata la Compagnia del Fontanin, un gruppo di pensionati di Villafranca e dei paesi vicini che si ritrovavano lì ogni giorno: piantavano pali, tagliavano i rami pericolosi, sistemavano le sponde e raccoglievano i rifiuti.
Nel 2017 ha aperto la ciclovia delle risorgive, circa 35 chilometri lungo il Canale Raccoglitore da San Giovanni Lupatoto a Valeggio sul Mincio, che collega il Mincio all'Adige. Il percorso ebbe una storia travagliata: a un certo punto era uscito dalle opere finanziate dalla Regione, poi fu realizzato grazie anche ai contributi dei comuni e al lavoro del Consorzio di Bonifica, a cui appartiene il canale.
Le risorgive che si incontrano sulla ciclabile sono più di 100, fra cui la Fossa Leona, la Fossa Giona e la sorgente del Tartaro, e il Fontanin è fra i luoghi più conosciuti; con l'apertura della ciclovia le sue visite aumentarono. La guida «Alla riscoperta delle Risorgive Veronesi», scritta da tre architetti di Mozzecane, scheda le risorgive una per una. La ciclabile è tutta esposta al sole.
Il 12 dicembre 2025, a Villa Balladoro, a Povegliano Veronese, è stato presentato il progetto «Fontanili di Povegliano: Biodiversità Bene Comune», vincitore del bando Capitale Naturale 2025 della Fondazione Cariverona, guidato dal Comune di Povegliano con quello di Villafranca, per creare un parco diffuso delle risorgive su 14 ettari, con 7,5 ettari di nuovi boschi di piante del posto e il recupero dell'ex base militare Hawk, che il Comune aveva avuto gratis nel 2015.
