Il Giardino Parolini è un orto botanico nel centro storico di Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, a pochi passi dalle mura viscontee. Lo creò nel 1805 il nobile bassanese Alberto Parolini, che nel 1829 vi coltivava 3000 specie di piante diverse.
Un orto botanico di Bassano fuori dall'Università
L'unico esempio veneto di orto botanico indipendente dall'Università è il Giardino Parolini, e le guide del secolo scorso lo chiamavano «luogo di delizia». In poco spazio tiene insieme il prato, le aiuole fiorite e specie autoctone e tropicali. Una guida della città del 1885 diceva che passeggiandoci sembrava di «trovarsi ora nelle calde regioni dell'India o del Messico, ora sulle falde delle Ande, ora nelle gelate contrade del Nord».
Alberto Parolini, allievo di Brocchi
Alberto Parolini, fondatore del Giardino Parolini, era un botanico che prese parte alla vita culturale della città all'inizio dell'Ottocento. Fu allievo e collaboratore del naturalista Giambattista Brocchi, e per lui contò soprattutto il soggiorno a Londra, dove si ritrovavano i naturalisti più noti del tempo e da dove si stava diffondendo il gusto dei giardini paesaggistici all'inglese.
Parolini dedicò al giardino circa sessant'anni: viaggiò molto e scambiò semi con altri collezionisti e istituzioni di altri paesi, e dispose le piante secondo un disegno di paesaggio. Il geografo vicentino Ottone Brentari, alla fine dell'Ottocento, scrisse che Parolini aveva voluto fare «non un parco di puro lusso e adornamento, ma un luogo che servisse nello stesso tempo al piacere e alla scienza». Rispetto alle specie del 1829, l'ultimo catalogo, scritto dalla figlia Antonietta, ne contava 3200. Alla sua morte, nel 1867, lasciò al Museo Civico le collezioni geologiche, l'erbario, la biblioteca e i manoscritti.
Il Pinus Parolinii e gli alberi del giardino
Nel giardino c'è il Pinus Parolinii, che ricorda una specie trovata da Parolini in Asia Minore nel 1819. Intorno ci sono il Cedro del Libano, un Platanus Orientalis alto circa 30 metri, il Taxus Baccata, detto anche «albero della morte», e un Cercis Siliquastrum, l'albero di Giuda: la leggenda racconta che Giuda Iscariota si impiccò a un albero di questa specie. Fra le piante rare c'è anche la Rosa Monte Grappa, nata in un vivaio pistoiese per uno dei progetti del Rotary dedicati al giardino.
Il declino nel Novecento
Dopo la morte del fondatore gli eredi continuarono a migliorare il Giardino Parolini, che fu anche vincolato come Monumento Nazionale. All'inizio del Novecento però cominciò a perdere piante, e alla fine degli anni Venti passò al Comune di Bassano: diventò un giardino pubblico con giostre e feste. La guerra e la ricostruzione fecero il resto, e negli anni Cinquanta una parte del giardino fu tagliata per aprire una strada; la vegetazione lasciata crescere senza cura lo rese un posto poco frequentato.
La rinascita del Giardino Parolini
Negli anni Novanta nacque l'Associazione Amici del Giardino Parolini, che avviò i primi riordini. La svolta venne nel 2011 con un altro botanico bassanese, Giuseppe Busnardo, che studiò i carteggi di Parolini conservati al Museo Civico e convinse il Rotary Club Bassano Castelli a occuparsi del giardino: ne nacque la prima edizione di «Di Rara Pianta», una mostra-mercato di piante insolite e antiche.
Il Comune riordinò la vegetazione e i vialetti sinuosi e restaurò le serre storiche, e nuove piante arrivarono scelte secondo gli intenti scientifici di Parolini. Nel 2016 il giardino fu restituito simbolicamente alla città.
