La grotta del Ciabattino è una cavità orizzontale del comune di Sant'Anna d'Alfaedo, nella Lessinia veronese, vicino alla Spluga della Preta, una voragine carsica. Il nome viene da due leggende di un ciabattino: in una viveva nella grotta con la sorella Adele, nell'altra le streghe lo trasformarono in stalattite.
Un cavernone di Rosso Ammonitico
La grotta sta a 200 metri a sud-ovest dall'ingresso della Spluga della Preta, al centro dell'altopiano di malga Fanta, nei Monti Lessini, sul confine fra le province di Verona e di Trento. Nel catasto delle grotte ha il numero 81 V VR, e il suo ingresso è a 1450 metri. È un ampio cavernone fatto di lastre di calcare rosso, e il soffitto è una sola lastra di Rosso Ammonitico.
La roccia è il Rosso Ammonitico Veronese, del Giurassico, fra i 160 e i 145 milioni di anni fa. Sono calcari nati in mare, nodulari e a grana fine, che vanno dal rosso mattone al rosato e al bianco e arrivano a circa 25 metri di spessore. Sono ricchi di ammoniti, belemniti e stromatoliti, e nei massi crollati sul pavimento si possono trovare fossili inglobati nella roccia.
Ghiaccio e fumate
Dentro la grotta del Ciabattino la temperatura è sempre bassissima. È una grotta di tipo freddo, perché ha l'ingresso in alto rispetto al fondo: d'inverno l'aria esterna, fredda e pesante, scende sul fondo di massi crollati e lo trasforma in un frigorifero naturale. All'inizio della primavera, dove l'acqua gocciola, si formano molte stalagmiti di ghiaccio, e le stalattiti ghiacciate restano fino a tarda primavera. D'estate la grotta fa a lungo le «fumate»: l'aria esterna, toccando quella fredda dell'interno, arriva al cento per cento di umidità relativa e il vapore si condensa. Le fumate si vedono anche alla vicina Spluga della Preta.
La leggenda di Adele
Secondo la leggenda, nella grotta viveva un ciabattino con la sorella Adele e il nipote. Adele aveva sposato un conte del posto che, perso dietro a una marchesina, volle liberarsi della moglie: la gettò nella Spluga della Preta, senza sapere che era incinta. Adele si salvò per miracolo e da allora visse nella grotta col fratello.
Anni dopo il conte, ormai capitano, tornò a vedere il luogo del delitto, dove un nemico lo sorprese e gli sparò. Fu il ciabattino a soccorrerlo e a trasportarlo fino alla grotta: lì, poco prima di morire, il conte rivide la moglie e vide il figlio. Ad Adele il conte lasciò una buona eredità, ma lei rimase nella grotta per il resto della vita.
Le streghe e i contrabbandieri
Un'altra leggenda sul nome della grotta nasce dalle nebbie della Spluga della Preta: fra l'interno della voragine e l'esterno la temperatura può cambiare di molto, e si formano così veli bianchi che sembrano nuvole. In questa il ciabattino era sul Corno con il gregge del fratello quando, una notte di luna piena, le cornacchie raccolte intorno alla voragine si trasformarono in streghe, venute lì per un rito. Lui restò nascosto a guardarle, ma fu scoperto: cercò rifugio nella grotta, e le streghe ne fecero una stalattite, mentre il gregge si mutò in nuvole.
Altre storie parlano di fantasmi: un tempo il Corno d'Aquilio era attraversato dal confine fra l'Italia e l'Austria, per questo la zona si prestava ai contrabbandieri, e i loro spettri, si dice, a volte riemergono di notte dalla Spluga.
Il sentiero sul Corno d'Aquilio
Da contrada Tommasi di Fosse di Sant'Anna d'Alfaedo si arriva alla grotta a piedi in circa 2 ore, sul sentiero che sale al Corno d'Aquilio: dalla contrada un tratturo di pietra smossa sale attraverso i boschi cedui e poi una pineta, tocca una radura e arriva alla malga Preta di Sotto. Un'altra via parte dal passo della Sega di Ala. Il giro è adatto anche alle famiglie con bambini.
Vicino alla malga si guarda a distanza la Spluga della Preta, profonda 877 metri, chiusa da un recinto di lastre di pietra e aperta solo agli speleologi molto esperti; accanto ci sono la chiesetta degli speleologi e l'ex casermetta della Finanza. Dalla Spluga si riparte verso la grotta, passando davanti alla chiesetta di San Benedetto. La grotta è di estensione limitata e corre in orizzontale, e per visitarla basta una torcia.
Dalla grotta strade bianche fra i prati e le antiche «città di roccia», gruppi di monoliti di calcare scolpiti dall'erosione, portano in vetta al Corno d'Aquilio, che tocca i 1545 metri: da lassù lo sguardo arriva fino agli Appennini e abbraccia il Monte Baldo, la Valle dell'Adige e il tratto meridionale del Garda.
