Natura & Wildlife · 6 min di lettura

La forra del Caglieron: cascate, colonne inclinate e la pietra dolza di Fregona

Le Grotte del Caglieron a Fregona sono una forra scavata dal torrente, con cascate e marmitte, e cave di piera dolza con colonne inclinate, aperte dal 1500.

Le Grotte del Caglieron a Fregona: cascate nella forra fra pareti di pietra, con una passerella e un mulino
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Le Grotte del Caglieron sono un complesso di cavità a Breda di Fregona, in provincia di Treviso, alle pendici del Cansiglio. In parte sono una forra naturale scavata dal torrente Caglieron, con cascate e marmitte; in parte sono cave di arenaria, la piera dolza, estratta dal 1500.

La forra del torrente

La parte naturale è una profonda forra che il torrente Caglieron, di origine carsica, ha inciso in strati alternati di conglomerato calcareo, arenarie e marne del Miocene medio. Il canyon è nato dal crollo delle pareti e dal lavoro, insieme meccanico e chimico, dell'acqua. Le cascate sono alte parecchi metri, e alla loro base si aprono grandi marmitte, le vasche scavate dall'acqua che un tempo si chiamavano cagliere. Il torrente scorre tutto l'anno, anche d'inverno, perché nelle grotte la temperatura resta di 13 gradi, con il 98 per cento di umidità.

Nel punto più profondo grandi concrezioni calcaree chiudono in parte la volta, e la forra prende l'aspetto di una grotta. Da fratture dentro e fuori le grotte escono piccole sorgenti e stillicidi: l'acqua, ricca di calcare, lo deposita di nuovo in superfici concrezionate, cortine, stalattiti e stalagmiti, e nelle zone più illuminate forma travertino sopra i muschi.

Nei cunicoli naturali dentro le cave, esplorati dagli speleologi, è stato trovato il Niphargus, un piccolo crostaceo cieco e senza pigmento, studiato nel laboratorio sotterraneo di biospeleologia di Villa Papadopoli a Vittorio Veneto. Anche la sorgente che esce nelle cave, a 290 metri di quota, è stata campionata dagli speleologi veneti nel 2003, per un progetto regionale che censiva la fauna acquatica delle grotte. Con la temperatura costante e la luce che cala verso l'interno, le grotte ospitano una serie di microambienti interessanti per piante e animali.

Cave di piera dolza

Le altre cavità sono cave di arenaria tenera, la piera dolza, una pietra malleabile ed erodibile, ricca di calcare e argilla: tanto che, come racconta Giorgio Zampieri, che ha accompagnato un giornalista dentro il sito, più che grotte bisognerebbe chiamarle cave, e tutta la costa di Fregona è scavata. L'area delle cave comprende circa quaranta cave in galleria e alcune a cielo aperto, fra il Monte Piai, la Costa di Fregona e Vittorio Veneto, e l'estrazione risale al 1500, forse anche prima.

I cavatori sceglievano i banchi di roccia migliori, aprivano una via di accesso e scavavano dall'esterno verso l'interno una galleria orizzontale, poi allargata e abbassata fino a formare sale alte e profonde. Per non far cedere le volte lasciavano grandi colonne di roccia, inclinate perché perpendicolari agli strati, che qui sono inclinati anche oltre i 45°; per lo stesso motivo i pavimenti scendono a gradoni. I blocchi si liberavano sui lati e dietro, e sotto si apriva una scanalatura dove si battevano cunei di ferro fino al distacco; poi si spostavano con le leve.

Sulla roccia restano le scanalature parallele e un po' curve degli attrezzi usati per spianare le pareti, e nella Grotta Breda sono incise le date 1883 e 1928: segno che quella parte delle cave è di una fase piuttosto recente, anche se non si può dire con certezza quale sia stata la prima zona scavata. Il lavoro era diviso fra i cavatori, che estraevano, e gli scalpellini, che rifinivano; a volte erano la stessa persona.

La piera dolza fu importantissima soprattutto in epoca veneziana, e sulla costa di Fregona vivevano e lavoravano gli scalpellini. Poco sopra i mulini c'è il Borgo dello Scalpellino, una casa storica restaurata dal Comune: la si riconosce dalla finestra più larga al piano terra, che serviva a lavorare fino a sera tardi, e dagli architravi di piera dolza.

Gli usi della pietra e delle cave

Per secoli la piera dolza è entrata nell'architettura della zona e delle ville venete, in scale e balaustre, colonne, fontane e lavatoi, portali e architravi, soprattutto a Ceneda e a Serravalle, dove era parte dell'architettura civile, religiosa e militare, e negli elementi decorativi del campanile di Fregona. La pietra non era tutta uguale: dalle varietà più dure si ricavavano palle di artiglieria e mole per affilare e levigare utensili e lame, e la sabbia fine della lavorazione serviva a pulire i paioli di rame. Intorno alle cave lavorava un paese intero: i fabbri ribattevano, temperavano e riaffilavano punte e scalpelli consumati dalla roccia, e per trasportare i blocchi servivano carri, animali da soma, falegnami e officine.

Le cave ebbero poi altri usi: la Grotta FAI e la Grotta di Santa Barbara diventarono fungaie; nella Prima guerra mondiale gli Austroungarici usarono alcune cavità come deposito di carburante, e nella Seconda vi furono nascoste armi e munizioni, ritrovate dopo la guerra; la piccola Grotta Damigiana teneva al fresco le damigiane di vino, e la Grotta di San Lucio è stata recuperata per stagionare il formaggio di grotta, che dal fresco e dall'umidità prende aromi suoi.

Le tracce del mare e degli uomini

Le pareti raccontano due storie insieme. Alcuni segni curvi nella roccia sono le tracce lasciate da organismi marini quando i sedimenti che hanno formato l'arenaria stavano ancora sul fondo di un mare antico; accanto ci sono le scanalature, i segni degli attrezzi e le superfici rifatte dai cavatori, che permettono di riconoscere le fasi del lavoro. Per imparare a leggerle c'è una guida, il «Sentiero geologico Grotte del Caglieron», scritta da tre geologi dell'Università di Padova, Antonio Galgaro, Paolo Mietto e Nereo Preto.

Il percorso fra cascate e mulini

Il percorso aperto al pubblico si concentra nella forra, ed è frutto di decenni di lavori di recupero e messa in sicurezza; molte altre cave sono crollate o coperte dalla vegetazione. Dal parcheggio si scende a un portale con le colonne inclinate, si passa il torrente su un ponticello sopra una grande marmitta e si prosegue su un sentiero attrezzato, sospeso su cascate e marmitte, fino a un antico mulino.

Nel parco i mulini erano tre, mossi dall'acqua del Caglieron, che una piccola diga garantiva tutto l'anno: questo, il più antico, il Mulinetto, recuperato e restaurato, e un terzo della Prima guerra mondiale, andato distrutto; una delle macine di puddinga si vede vicino ai canali del Mulinetto. Il sentiero, adatto anche alle famiglie, risale passando accanto a due piccole case restaurate in memoria del mestiere dello scalpellino e finisce sulla provinciale 151 davanti alla Grotta di Santa Barbara, vicino alla grotta dedicata alla Madonna. Le passerelle di legno del percorso misurano circa un km, e altre cave simili, non visitabili, salgono fino al Masarè sopra borgo Ciser.

Le grotte, proprietà del Comune di Fregona, sono state segnalate fra i Luoghi del Cuore del FAI in nove campagne dal 2003 al 2024, grazie a un comitato che ha raccolto le firme insieme al Comune. Si visitano d'estate per il fresco e d'inverno per le cascate di ghiaccio. Da qui parte la Via dell'Acqua, un itinerario di 60 chilometri fra le sorgenti delle Prealpi trevigiane, a cui si arriva a piedi dalla chiesa di Fregona col sentiero detto «Pont de fer»; poco lontano, a Piai, restano i ruderi del castello caminese, citato già nel 1198 come Castrum Fregone.

Come arrivare

La stazione ferroviaria più vicina è Vittorio Veneto, a 6,1 km di strada (7 minuti in auto).

Per chi viaggia in autostrada il casello più vicino è Vittorio Veneto Sud: restano 7,6 km, 9 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al centro del comune.

Info utili

Dove si trova
Fregona (TV)
Coordinate
46,00022 N, 12,33896 E (centro di Fregona) · Apri su Google Maps

Strade © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

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