Natura & Wildlife · 9 min di lettura

Lago di Fimon: l'archivio pollinico di 150 mila anni e il coleottero del 1852

Lago di Fimon ad Arcugnano: palafitte preistoriche nelle valli, ninfee e Myriophyllum nell'acqua, e dal 2018 una Zona Speciale di Conservazione.

Il lago di Fimon ad Arcugnano fra i colli d'autunno, con i salici sulle rive e i cigni nell'acqua
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il Lago di Fimon è un piccolo lago ad Arcugnano, in provincia di Vicenza, sui Colli Berici. I suoi sedimenti conservano la storia del clima fino a oltre 150 mila anni fa, e nel 1852 vi fu catturato per la prima volta in Italia il coleottero Dytiscus latissimus.

Un lago a forma di fagiolo

Il lago sta sul fondo di una dolina, sul versante orientale dei Colli Berici, a pochi chilometri da Vicenza: per i vicentini è una meta tradizionale delle gite fuori porta. È a 23 metri sul livello del mare, ha una superficie di 0,67 km² e una forma che ricorda un fagiolo, con l'asse maggiore da nord a sud: è lungo 1.708 metri, largo in media 392 e al massimo 402, ha un perimetro di 3.940 metri ed è profondo in media 2 metri e al massimo 3,90. In teoria tutta la sua acqua si rinnova in poco più di un mese e mezzo.

Lo alimentano la pioggia, in media 1.110,3 millimetri l'anno fra il 1987 e il 2006, alcuni corsi d'acqua nati da sorgenti irregolari, fra cui il Rio delle Arcuneghe e della Val del Sole, il Fosso Grande e il torrente della Val de' Carrari, e alcune sorgenti sul fondo.

L'acqua esce dal Canale Debba, che dopo circa un chilometro verso nord-est si getta nello Scolo Marza, poco a est della collinetta di Monticello. Dagli anni Sessanta una paratia regola l'uscita secondo le esigenze dell'irrigazione delle campagne, e il livello può abbassarsi al massimo di 50 centimetri, anche per lunghi periodi; quando l'acqua scende, si abbassano piano piano anche i terreni, e nel paese di Lago le case ne portano i danni. È l'unico lago rimasto nelle valli di Fimon: il laghetto della Fontega, prosciugato nel Novecento, e quello della Granza sono scomparsi, forse anche per la natura carsica dei Berici, che soffrono spesso di scarsità d'acqua.

Pollini, torbiere e palafitte

Il Lago di Fimon nacque da uno sbarramento alluvionale, nell'epoca delle glaciazioni del Quaternario. I sedimenti accumulati sul fondo, studiati con l'analisi dei pollini nei carotaggi, conservano la storia della vegetazione e del clima fino all'interglaciale Riss-Würm, il periodo caldo prima dell'ultima glaciazione, il Würm, oltre 150 mila anni fa: una serie molto più lunga di quella di altri laghi d'Europa, dove i sedimenti più antichi sono stati portati via dall'erosione dei ghiacciai del Würm. Dalle torbiere delle valli vengono anche ossa di animali dell'Olocene, come il cinghiale delle paludi e il castoro.

Fino al Medioevo il lago era molto più grande e arrivava all'altezza del paese di Lóngara; poi si interrò e si ridusse a poco a poco, e alla Fontega sopravvisse un bacino più piccolo. Già nel 1908 Vittore Bellio raccontava le molte zone umide dei Berici scomparse con le bonifiche. L'interramento continua: il lago è vecchio, e col tempo è destinato a diventare palude e poi bosco umido.

Nelle valli di Fimon sono stati studiati siti di palafitte preistoriche. Le ricerche cominciarono alla fine dell'Ottocento con Paolo Lioy, dalla cui collezione vengono i tre pali di legno conservati nel museo di Vicenza, e continuarono con Luigi Meschinelli, Gastone Trevisiol, che ritrovò molti reperti delle valli, Alvise da Schio, Aldo Allegranzi e Giuseppe Perin; Alberto Broglio scavò fra il 1969 e il 1971, e nel 2016 un volume curato da Elodia Bianchin Citton ha raccontato l'insediamento del tardo Neolitico delle Fratte di Arcugnano. Intorno al lago crescono l'ontano nero, la farnia, il nocciolo e l'olmo campestre, piante che c'erano già fra il Neolitico e l'età del Bronzo.

Il coleottero dell'abate Disconzi

A raccogliere quel primo esemplare, nell'autunno del 1852 e in un fosso presso il lago, fu l'abate vicentino Francesco Disconzi. Da allora ne è stato trovato un solo altro esemplare, raccolto da Giacomo Bisacco Palazzi a Mirano, in provincia di Venezia, alla fine dell'Ottocento. Tutti e due si conservano: il primo nella collezione Disconzi del Seminario di Vicenza, il secondo al Museo di Storia Naturale di Venezia. Il Dytiscus latissimus vive nel Nord Europa e in Russia, è sporadico nel sud del continente, e in Italia, dove non si conoscono popolazioni stabili, molte pubblicazioni lo danno per estinto. Poiché è un ottimo volatore, i due esemplari italiani erano probabilmente individui arrivati per caso dal Nord.

Altri insetti raccontano come è cambiato il lago. L'entomologo vicentino Carlo Zanella raccolse qui, dagli anni Cinquanta del Novecento, coleotteri che nel 2022 risultavano introvabili, come la Donacia crassipes, che vive sulle foglie delle ninfee; la farfalla Carcharodus lavatherae c'era fino agli anni Settanta, e sui vecchi salici delle rive si può osservare qualche esemplare di Apatura ilia, una farfalla le cui larve si nutrono proprio di salice. Nei boschi intorno vive il carabide Speluncarius bericus, che esiste solo sui Colli Berici. Sulle rive si possono vedere il cervo volante al tramonto in luglio, un grande cerambicide intorno ai lampioni nelle sere d'agosto e la mantide religiosa a fine estate.

Strada degli anni Sessanta e zona protetta

Negli anni Sessanta il lago fu trasformato per il turismo: si tolse la vegetazione legnosa delle rive, si costruì con molta ghiaia la strada che gli gira intorno, si dragò il bacino e si allargò la parte settentrionale, che ha un contorno squadrato ben visibile dall'alto.

Negli stessi anni cresceva l'interesse dei naturalisti: Francesca Chiesura, guidata dal botanico Giovanni Giorgio Lorenzoni, studiò il lago per la sua tesi nel 1963, e nel 1971 il lago entrò fra i biotopi di interesse nazionale per il suo valore botanico. Nel 1975 Alberto Broglio e Leone Fasani pubblicarono «Le valli di Fimon nella preistoria», e Italia Nostra propose un vincolo paesaggistico per i Berici.

Il 30 maggio 1981, a un convegno ad Arcugnano, il WWF chiese di chiudere almeno una parte della strada e di rimboschire le rive, e nel 1983 ne fece un progetto. Nel 1991 uscì «Il Lago e le Valli di Fimon» di Alberto Girardi e Francesco Mezzalira, e nello stesso anno buona parte della strada fu chiusa alle auto, con due parcheggi agli sbarramenti della strada; dal 1991 il Museo Naturalistico Archeologico di Vicenza ha una sala dedicata al lago.

Nel 1994 parte delle rive fu rimboschita, su progetto di Giustino Mezzalira, che nel 2005 curò anche le linee guida per la gestione del lago; nei primi anni Duemila il progetto europeo Life EcoFimon lavorò per ridurre l'inquinamento, e nel 2009 si fecero un percorso pedonale fino alla casetta didattica sulla riva ovest, un pontile per la pesca e una zona di fitodepurazione. Una pista ciclabile arriva al lago dal centro di Vicenza, e intorno all'acqua corrono un sentiero archeologico e un percorso per la camminata con i bastoncini.

Il lago è un Sito di Importanza Comunitaria, IT3220037, poi esteso a tutti i Colli Berici, e dal 17 agosto 2018 è una Zona Speciale di Conservazione. Nel 2021 le analisi dell'ARPA davano lo stato chimico ed ecologico delle acque come buono, ma nei sedimenti si sono accumulati azoto e fosforo. Il piano faunistico venatorio del Veneto 2022-2027 ha allargato intorno al lago l'area dove è vietata la caccia, verso l'Oasi degli Stagni di Casale.

Ninfee, castagna d'acqua e Myriophyllum

Il lago è un habitat europeo di lago eutrofico naturale, ricco per natura di piante acquatiche. Le sue piante compaiono già alla fine del XVIII secolo nel catalogo della flora italiana che stava redigendo il medico e botanico vicentino Turra. Nel 1904 il botanico Béguinot descriveva gli «isolotti natanti», zattere di vegetazione che galleggiano sull'acqua, e nel 1927 Cobau trovava nella parte più interna moltissimo Myriophyllum spicatum. Nei primi anni Sessanta la castagna d'acqua copriva circa un sesto del lago; poi si è ridotta molto, e nel 2008 il museo di Vicenza e la Provincia avviarono un progetto per conservarla, coltivandola per i semi nel vivaio forestale di Montecchio Precalcino.

In un secolo la ricchezza botanica del lago è calata molto, e il calo è peggiorato dall'inizio degli anni Duemila: sono quasi sparite molte piante acquatiche e palustri, e il canneto si è ridotto, come in molti paesi dell'Europa centrale. Nel 2007 le ninfee bianche e i nannufari formavano la comunità più diffusa, ma con meno specie che all'inizio degli anni Sessanta.

Si è diffuso invece il Myriophyllum spicatum, che d'estate copre buona parte dell'acqua e rende difficile la navigazione: fra il 2011 e il 2016 l'Università di Parma lo ha studiato, sconsigliando di tagliarlo su grandi superfici, perché si smuoverebbero i sedimenti; gli sfalci si sono fatti comunque nel 2019 e nel 2021. In altri paesi, dove il Myriophyllum creava le stesse difficoltà, lo si è tenuto sotto controllo con l'Euhrychiopsis lecontei, un coleottero della famiglia dei curculionidi, la cui larva ne mangia le foglie. Secondo le osservazioni presentate nel 2022, da circa vent'anni il lago non ghiacciava più e le piante acquatiche crescevano più a lungo.

Tarabusini, folaghe e pesci

Dalla fine degli anni Settanta si contavano circa mille folaghe in inverno e una trentina di coppie nidificanti, e fino ai primi anni Novanta il tarabusino era una delle specie caratteristiche del lago, con una trentina di nidi ogni primavera. Il cannareccione, che vive nei canneti e qui ha raggiunto anche i nove anni d'età, contava circa cento individui in 35-40 territori. Nel 2022, con la riduzione del canneto, il tarabusino contava una o due coppie, il cannareccione poche unità che non nidificavano più, il tarabuso uno o due individui l'anno, ed era probabile che nessuna folaga nidificasse più al lago.

Sono cresciuti invece i cormorani, che nel Vicentino furono visti per la prima volta proprio a Fimon nel 1982. I cigni sono arrivati nei primi anni Duemila, e nel 2022 nidificavano con due o tre coppie. Sull'acqua caccia il vespertilio di Daubenton, un pipistrello che vola radente e prende le prede sulla superficie.

Nel 2022 il rospo comune deponeva solo nel settore sud, e nelle sere di febbraio e marzo i volontari di SOS Anfibi lo aiutavano a passare la strada durante la migrazione; dalla metà degli anni Ottanta nessuno ha più segnalato l'ululone dal ventre giallo vicino al lago. Gli animali arrivati da fuori pesano molto: il gambero della Louisiana, la testuggine palustre americana e la nutria sono fra le cento specie invasive più dannose al mondo.

Nel lago vivono 17 specie di pesci residenti. Fra queste, sei ci sono da più di cento anni: l'alborella, la scardola e la carpa, che forse arrivò in Italia già in epoca romana, e poi la tinca, il luccio e l'anguilla; altre dieci si sono insediate più di recente, forse anche con i ripopolamenti dei concessionari di pesca, e otto di queste dieci vengono dal Nord Europa o dall'America.

Nel 2007 si stimavano nel lago da 60 a 66 tonnellate di pesce, e un quarto di quel peso era di specie straniere. Il siluro, di provenienza danubiana, insediatosi nel lago intorno agli anni Novanta, è una minaccia per tutto l'ecosistema: nel 2022 le campagne di prelievo della Provincia ne toglievano circa 150 l'anno. Anche il luccio italico soffre, perché si incrocia con il luccio europeo; per la Lista rossa l'anguilla è in pericolo critico, la tinca e il luccio italico in pericolo, l'alborella vulnerabile.

Come arrivare

In treno si scende alla stazione di Vicenza: da lì al Lago di Fimon sono 10,7 km, 12 minuti in auto.

In auto, dalla Tangenziale Sud si esce a Riviera Berica: poi 6,3 km, 7 minuti di guida.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al Lago di Fimon.

Info utili

Dove si trova
Arcugnano (VI)
Coordinate
45,47088 N, 11,54293 E (Lago di Fimon) · Apri su Google Maps

Strade e posizione © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

Fa parte di: Laghi del Veneto