Natura & Wildlife · 7 min di lettura

Lago di Santa Croce: spiagge, vento e origine del più grande lago naturale tutto veneto

Il Lago di Santa Croce, fra Alpago e Ponte nelle Alpi, alimenta una centrale da 210 MW e ha quattro tratti di acqua eccellente per il bagno.

Il lago di Santa Croce nell'Alpago con le vele dei surfisti, le barche e il paese sulla riva fra le montagne
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il Lago di Santa Croce, fra i comuni di Alpago e di Ponte nelle Alpi in provincia di Belluno, con 7,8 km² è il secondo lago del Veneto dopo il Garda, ma il più grande lago naturale tutto veneto; nato da una frana, lo spazza un vento pomeridiano.

La frana di Fadalto

Il lago di Santa Croce e, a meridione, il Lago Morto sono laghi intravallivi, cioè chiusi dentro una valle, nati da uno sbarramento alluvionale, morenico e di frana. Sull'ordine in cui andarono le cose, e sulla parte che vi ebbe il Piave, non c'è piena chiarezza. Alcuni studiosi meno recenti pensavano che il fiume, che punta verso il lago e poi a Ponte nelle Alpi svolta di colpo verso la Val Belluna, un tempo scendesse al mare per la Val Lapisina e la Valle del Meschio, un passaggio poi nascosto dai ghiacci e dalle frane.

Gli studi più recenti, condotti fra la conca di Ponte nelle Alpi e la Val Lapisina, hanno mostrato invece che le acque del Piave, scese dal Cadore, presero con continuità la via del Vallone Bellunese solo dopo il ritiro dei ghiacciai, quando la frana di Fadalto sbarrò la valle di Santa Croce, circa 12-14 mila anni fa.

In una carta austriaca del 1833 il lago compare con il nome di lago Pasino. Il nome Santa Croce, secondo una leggenda popolare, viene da un ordine di cavalieri crociati che dominava la zona: dopo aver portato a termine diverse missioni, chiamarono il lago Santa Croce in onore della croce di Cristo, simbolo della loro congregazione. Nella stessa leggenda gli abitanti erano guidati da un anziano saggio, Birindo, che con l'aiuto dei cavalieri sconfisse un drago che li minacciava.

Acque, fondali e pesci

Chiuso da uno sbarramento naturale nell'Alpago, dove la provincia di Belluno confina con quella di Treviso, il Santa Croce è il più esteso della provincia di Belluno: è lungo circa 4 km e largo 2, e ha una profondità massima di 44 metri. I suoi immissari principali sono il Canale Cellina, che a nord porta l'acqua del Piave presa a Soverzene, il torrente Tesa, che scende dalle falde del Col Nudo e percorre l'intera conca, la Tesa Vecchia e il Runal; il Tesa, dall'Alpago e dal lago, è contato fra gli affluenti di sinistra del Piave.

Fino alla metà del secolo XVIII il lago non aveva emissari; poi, per portare al Piave il molto legname da costruzione del Bosco del Cansiglio, fu scavato il torrente Rai, lungo 7 km, che sbocca nel Piave a Cadola di Ponte nelle Alpi e serve anche da sicurezza in caso di piena.

Le acque sono di buona qualità, con poca vegetazione sommersa e fondali di ghiaia e fango, tanto che il lago è classificato come oligotrofico, cioè povero di sostanze nutritive. Piante e animali soffrono soprattutto per i continui cambi di livello dovuti all'uso idroelettrico, ma le specie di pesci sono parecchie: fra quelle del posto la trota lacustre, il luccio, il temolo e la lampreda padana; venuti da fuori, il pesce persico e il coregone.

Centrali del sistema Piave-Santa Croce

Le prime centrali, Fadalto Vecchia e Nove Vecchia, nacquero nel 1913, volute dalla Società Italiana per l'Utilizzazione delle Forze Idrauliche del Veneto, detta «Cellina», assorbita più tardi dalla SADE, la Società Adriatica di Elettricità, e infine dall'Enel. Negli anni Trenta del Novecento il bacino fu ampliato; una diga a nord ne alza il livello a 386 metri, e il lago, con una capacità di circa 120 milioni di metri cubi, è il centro degli impianti idroelettrici Piave-Santa Croce.

L'acqua viene tolta al Piave a Soverzene, a 390 metri, da una diga trasversale lunga circa un chilometro, e un canale di 10 km, in parte in galleria, la porta nel lago. Da qui, per altre gallerie, alimenta una dopo l'altra le centrali di Fadalto, Nove e San Floriano, le cui acque finiscono, nell'ordine, nel Lago Morto, nel Restello e nel lago di Negrisiola; più avanti l'acqua va alla centrale di Castelletto, a Cappella Maggiore, e torna in parte al Piave vicino a Colfosco e in parte alla Livenza vicino a Francenigo, servendo per lo più a irrigare i campi.

La centrale di Fadalto Nuova, la più potente, riceve l'acqua del lago da una galleria di 2,5 km e sviluppa 210 MW; nel 2004 l'intero sistema arrivava a 338,4 MW e a una produzione media di 1029,1 GWh all'anno; l'area da cui il sistema prende le acque misura in tutto 1.840 km².

Il vento del lago

Da primavera ad autunno, dal primo pomeriggio fino a sera, sul lago soffia un vento termico da sud verso nord, simile a quello del Garda, con un'intensità fra 5 e 10 metri al secondo, più forte nei mesi primaverili. Nasce dalla differenza di temperatura fra le montagne sopra l'Alpago e la pianura veneto-friulana, e lo rinforza la Val Lapisina, che si stringe di colpo alla Sella del Fadalto, sopra il Lago Morto, con un effetto Venturi, l'aria che accelera nella strettoia.

Per la forma del monte Millifret e della sella, a sud, da dove arriva, il vento non ha la stessa forza dappertutto: di solito al centro del lago è più debole, mentre ai lati, a Punta Trifina a ovest e a Poiatte a est, può avere rinforzi molto intensi, anche se a volte la situazione si ribalta. Lo condizionano le nuvole e la pioggia sui monti intorno; una mattina di sole sull'Alpago, con un po' di umidità in pianura, di solito promette un buon vento nel pomeriggio.

Per questo lo chiamano anche lago del Vento, ed è noto come «lago più ventoso delle Dolomiti»: è meta di windsurfisti, velisti e di chi fa kitesurf, e vi si fa anche il wakeboard, mentre chi cerca calma lo naviga su piccole barche di legno a remi. I windsurfisti e i velisti escono a Poiatte, a metà della sponda est, chi fa kitesurf dalla spiaggia a nord, davanti a un campeggio.

Spiagge e bagno

Le spiagge del lago sono diverse fra loro: a nord quella di Farra d'Alpago (Alpago, BL), la più attrezzata, scelta dalle famiglie con bambini; a Poiatte quella dove il vento soffia più forte; a sud la Baia delle Sirene, la più tranquilla, da dove in canoa si esce preferibilmente di mattina, prima che si alzi il vento. Lungo le sponde ci sono aree attrezzate con tavoli per mangiare all'aperto. Per chi nuota al largo è consigliata una muta, perché l'acqua è fredda come nei laghi di montagna.

I quattro tratti in cui si fa il bagno stanno tutti nel comune di Alpago: Poiatte, Sarathei e Santa Croce, controllati dal 1999, e la Baia delle Sirene, dal 2015. Nel 2024 erano 4 dei 78 tratti di lago controllati dall'ARPAV in Veneto: dal 15 maggio al 15 settembre i tecnici li visitavano almeno una volta al mese e ne prelevavano l'acqua per le analisi microbiologiche. Con i dati dal 2016 al 2019, dal 2019 al 2022 e dal 2020 al 2023 tutti e quattro sono risultati eccellenti.

Nel 2024 il lago era anche uno dei dodici laghi e invasi del Veneto di cui l'ARPAV seguiva la qualità ambientale, con campioni presi sei volte all'anno nel punto più profondo, a tre quote diverse; nel 2020 Santa Croce era fra i laghi bellunesi scelti per provare il controllo dai satelliti europei Sentinel, per misurare la torbidità che vi porta il Tesa. La Goletta dei laghi di Legambiente vi ha fatto tappa più volte, e nel 2023 il Comune di Alpago ha ricevuto le Cinque Vele, il massimo riconoscimento che Legambiente e il Touring Club Italiano danno per le località turistiche rispettose dell'ambiente.

Giro del lago, Sbarai e Alemagna

Il giro completo del lago è un anello di circa 17 km, da Puos d'Alpago per Farra, Poiatte, Santa Croce e Bastia, da fare a piedi o in bicicletta. Da Farra d'Alpago si arriva all'Oasi naturalistica di Sbarai, una vasta zona umida dove nidificano gli uccelli acquatici e dove un castagno ha una vecchia bicicletta incastonata nel tronco; un'altra passeggiata facile porta al santuario della Madonna del Runal.

Sul lago si affacciano Farra d'Alpago a nord, Poiatte a est e il paese di Santa Croce a ovest, nel comune di Alpago, e La Secca a nord, nel comune di Ponte nelle Alpi. La sponda occidentale è attraversata dalla strada statale 51 di Alemagna, che fino al 1995, quando fu aperto il tratto dell'autostrada A27 fra Vittorio Veneto e Belluno, era la via principale fra le province di Treviso e di Belluno.

Come arrivare

Chi arriva in treno ha la stazione di Santa Croce del Lago a 1,9 km, una distanza da fare a piedi.

Dall'autostrada conviene uscire a Fadalto - Lago di Santa Croce, poi 5 km di strada e 5 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al Lago di Santa Croce.

Info utili

Dove si trova
Alpago, Ponte nelle Alpi (BL)
Coordinate
46,11020 N, 12,33537 E (Lago di Santa Croce) · Apri su Google Maps

Strade e posizione © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

Fa parte di: Laghi del Veneto