La laguna di Venezia si estende per circa 550 km² fra acqua, velme e barene. Nelle sue acque vivono almeno 90 specie di pesci e non meno di 200 specie di molluschi, fra cui la vongola filippina, il mitilo e la seppia, le più importanti per la pesca.
La laguna fra fiumi e mare
La laguna di Venezia è la più grande laguna costiera del Mediterraneo. È divisa in quattro sottobacini: a nord stanno Treporti (150 km²) e Lido (100 km²), al centro Malamocco (170 km²), a sud Chioggia (130 km²). Circa l'80% della superficie è acqua, il restante 20% sono terre che affiorano, le velme e le barene.
Dalle tre bocche di porto entrano ed escono al massimo circa 1.900 m³ d'acqua al secondo, e più di 4/5 del volume della laguna seguono la marea. L'acqua dolce arriva soprattutto da canali artificiali, per circa 40 m³ al secondo: nel 2019 l'unico fiume che sfociava direttamente in laguna era il Dese. Nei secoli le grandi opere di canalizzazione hanno portato fuori dalla laguna, in mare aperto, le foci del Brenta, del Bacchiglione, del Piave e del Sile; il Brenta, che un tempo puntava dritto verso Marghera, fu deviato da Mira Porte con il Canale Nuovissimo, lungo la strada Romea.
Alle spalle della laguna c'è il suo bacino scolante, di 1.953 km², fra il Gorzone a sud, la linea dei colli e delle Prealpi Asolane a ovest e il Sile a nord, con i fiumi di risorgiva come il Dese, lo Zero, il Marzenego e il Tergola.
I dati che seguono vengono dalla Carta ittica regionale del Veneto del 2019, che per le lagune ha dati aggiornati solo per quella di Venezia e per quelle della provincia di Rovigo, e che classifica queste acque salmastre come «zona C».
I pesci della laguna
Nella laguna vivono almeno 90 specie di pesci, più una specie di agnati, di 41 famiglie. L'elenco è con ogni probabilità incompleto, perché gli studi si sono fatti soprattutto sui bassi fondali di fango e sabbia. Le più numerose sono le specie marine occasionali, 43: fra queste entrano in laguna anche il tonno rosso, il barracuda mediterraneo, il pesce serra, la razza stellata, la vaccarella, il palombo e la lampreda di mare, e poi lo sgombro, lo scorfano rosso, il grongo, la leccia, il sugarello, la boga, diversi saraghi, il pagello fragolino, il pagro, l'occhiata e la tracina vipera.
Poi vengono i migratori marini, 25, come l'acciuga, la sardina, lo spratto, l'aguglia, la sogliola, il rombo chiodato, la mormora e il pesce capone, e i residenti lagunari, 17, fra cui il latterino, il nono, lo scorfanotto, il ghiozzo nero, la bavosa pavone, vari pesci ago e due cavallucci marini, il cavalluccio camuso e quello comune. Le specie d'acqua dolce sono solo 6, la carpa, il carassio, la pseudorasbora, il rodeo, l'alborella e la gambusia, a cui la Carta aggiunge il persico sole e la trota fario, e dei migratori anadromi c'è soltanto la cheppia, che dal mare risale i fiumi.
Per la pesca di mestiere contano soprattutto cinque specie: il latterino, il ghiozzo o gò, l'anguilla, il branzino e la passera. Si pescano anche i cefali (la bosega, il cefalo dorato, la volpina), la triglia di scoglio e l'orata. Queste ultime sono specie accessorie, sia per le quantità pescate sia per il prezzo moderato.
Alcune specie sono protette dalle convenzioni internazionali, quella di Berna sulla fauna europea, la CITES sul commercio delle specie minacciate e il protocollo della convenzione di Barcellona sulla biodiversità nel Mediterraneo: il nono, i due cavallucci marini, il ghiozzetto di laguna, il ghiozzetto cenerino, il ghiozzetto marmoreggiato e quello minuto, la corvina, l'ombrina, il pesce ago di rio, la cheppia e perfino l'anguilla.
Molluschi e crostacei
Grazie alla sua estensione e alla varietà degli ambienti, la laguna di Venezia ospita almeno 200 specie di molluschi, fra bivalvi, gasteropodi, scafopodi, cefalopodi e poliplacofori. Per l'economia della pesca contano la vongola filippina, il mitilo, o cozza, e la seppia. Più per la pesca amatoriale, e solo per qualche pescatore di mestiere, perché sono abbondanti solo in alcune parti della laguna o in certe stagioni, ci sono lo zòtolo, due specie di cannolicchi, le ostriche dei generi Ostrea e Crassostrea, la cappatonda, il longone, la vongola adriatica, il tartufo di mare, due specie di canestrelli e due di murici. Il dattero bianco e la nacchera sono protetti: non si possono pescare, tenere, vendere né mangiare.
Fra i crostacei hanno interesse commerciale il granchio verde, i gamberetti di laguna, il gamberetto grigio o schilla, la corbola e il granchio favollo. Il granchio verde, i gamberetti e il gamberetto grigio hanno un forte interesse per la pesca; dai granchi vengono le «moeche», che hanno appena lasciato il guscio per crescere, e le «mazanette», femmine con le gonadi mature. La corbola, lunga circa 10 cm, vive in gallerie ramificate nel fondo e si raccoglie come esca. Occasionale e raro è l'astice, che a livello europeo è considerato da proteggere: la sua pesca e la sua vendita, scrive la Carta, andrebbero regolate da ogni Stato. Nei primi strati del fondo vive la tremolina, un anellide.
Vongola filippina, arrivata nel 1983
La vongola che nel 2019 contava di più per la pesca in laguna non è di qui. Nel 1983 il Cospav, il consorzio veneto per lo sviluppo della pesca e dell'acquacoltura, volle rendere più redditizia una pesca in crisi e avviò vicino a Chioggia un allevamento sperimentale di Tapes philippinarum, la vongola filippina: nel marzo di quell'anno seminò sui bassi fondali 200.000 esemplari lunghi 3 mm. Altri biologi fecero poi lo stesso anche a Scardovari, nel Delta del Po, dal 1985; all'epoca importare specie straniere non era vietato. L'esperimento sfuggì di mano: il mollusco trovò in laguna un ambiente favorevolissimo e si diffuse da solo. Dalle 4 tonnellate raccolte in laguna nel 1986 si arrivò, dieci anni dopo, a circa 40.000 tonnellate l'anno.
Intorno all'invasione nacquero voci: c'era chi diceva che la vongola fosse arrivata attaccata alle ancore delle navi mercantili e da crociera, e chi raccontava di un misterioso elicottero che l'avrebbe lanciata in acqua. La storia l'ha studiata l'etnologa bretone Florence Menez, arrivata a Venezia con l'Erasmus nel 1999 per indagare un'altra invasione degli anni Ottanta, quella delle alghe, quando, secondo il ricordo di alcuni, nuvole di chironomidi, piccoli insetti neri simili a mosche, fecero chiudere perfino l'aeroporto.
La corsa alla vongola, racconta, mescolò pescatori in regola e abusivi: alcuni nuovi si misero in regola, altri no, e anche pescatori di tradizione raccoglievano di notte o fuori dalle aree in concessione, mentre intere generazioni di giovani lasciavano gli studi per la vongola. Al mercato il mollusco cambiò nome: si vende come vongola verace, mentre la vongola nostrana, nel 2012, era diventata quasi introvabile. Non tutte le vongole, poi, venivano da allevamenti in concessione: alcune si raccoglievano in zone chiuse o inquinate, come quelle vicino a Porto Marghera.
Pesca tradizionale e Valle Millecampi
Nella laguna c'è anche la Valle Millecampi, di 1.608 ettari, nata dai lavori con cui la Repubblica di Venezia regolò le acque dal 1500 e dall'uso a valle da pesca. Il Magistrato alle Acque, attraverso il Consorzio Venezia Nuova, vi ha scavato alcuni canali e ha portato qui i sedimenti, quasi tutti sabbiosi, tolti alla bocca di porto di Chioggia per costruire i cassoni del Mo.S.E.
Nelle lagune del Veneto la pesca tradizionale è quella con le reti fisse, un patrimonio anche culturale ed etnografico; nel 2019 la Carta ittica vi contava poco più di un centinaio di addetti.
