Natura & Wildlife · 7 min di lettura

Cicogne, percorsi natura e l'ultima palude del Sile: l'Oasi di Cervara

L'Oasi di Cervara a Santa Cristina di Quinto di Treviso: 25 ettari di palude sul Sile, con la colonia di aironi, le cicogne bianche e i rapaci notturni.

L'Oasi di Cervara sul Sile a Quinto di Treviso: palude con canneti, aironi e cicogne, e un vecchio mulino
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Sull'alto corso del Sile, a Santa Cristina di Quinto di Treviso, c'è l'Oasi naturalistica di Cervara. Con i suoi 25 ettari è l'ultima grande palude rimasta quasi intatta lungo il fiume, e ospita una colonia di aironi, le cicogne bianche e i rapaci notturni.

L'ultima palude del Sile

Il Sile è un fiume di risorgiva, considerato il più lungo d'Europa fra quelli di questo tipo: circa 84 chilometri, dalle polle fra Cavasagra e Casacorba, al confine fra Vedelago e Piombino Dese, dove la sorgente ufficiale è il Fontanasso dea Coa Longa, fino alla laguna di Venezia. Le sue acque, ricorda il naturalista Michele Zanetti, sono figlie del Piave, che più a monte si perde nelle ghiaie dell'alta pianura e le lascia filtrare fino alla fascia delle risorgive. Intorno alle polle, un tempo selvagge, la gente raccontava di paesi e carri di fieno inghiottiti dalle sabbie mobili.

L'Oasi sta a una decina di chilometri da Treviso e ha la forma di un'isola fra il Sile e il Piòvega, un suo ramo, nel verde della zona umida del Sile e del Siletto. Qui l'uomo non ha bonificato, e così doveva essere il fiume in epoche antiche. Dentro ci sono molte polle sorgive, i fontanassi, da cui sale l'acqua che tiene viva la palude e alimenta il Sile. Il paesaggio, racconta il naturalista Erminio F. Ramponi, direttore dell'Oasi, è soprattutto di bosco: salici, pioppi e ontani, con gli ultimi lembi di canneto e di prato umido. Con i 15 ettari della vicina Palude del Barbasso, l'Oasi forma una delle zone umide più importanti del Parco naturale regionale del fiume Sile, ed è un Sito di Interesse Comunitario.

Nel 1984 il Comune comprò questi terreni per proteggere la grande colonia di aironi che nidifica qui. Quando nel 1991 nacque il Parco del Sile, l'Oasi di Cervara ne entrò a far parte, come uno dei suoi principali punti di accesso. La Fondazione Cassamarca ha sostenuto il restauro degli edifici, l'orto botanico e la manutenzione: i canneti si tagliano e i canali si puliscono in modo da non disturbare la riproduzione di piante e animali. Nel 2002 cominciò il lavoro di conservazione condotto da Ramponi.

Un mulino del 1325

All'Oasi si entra dal mulino di Cervara, che funzionava già nel 1325. La sua attività crebbe al massimo fra il quindicesimo e il sedicesimo secolo, quando era del convento di San Paolo di Treviso, delle monache domenicane. Il mugnaio che l'aveva in affitto pagava le suore con consegne settimanali di cibo, anche dall'ambiente attorno: accanto al mulino c'era una peschiera, alimentata dal Piòvega, e così il pesce arrivava di continuo sulla tavola delle monache. Un'iscrizione sulla facciata ricorda il restauro del 1791; il terrapieno su cui sorge ha la forma di un rostro, per rompere la forza dell'acqua e dividerla fra i due canali.

È un mulino a due ruote di legno a pale, un tempo una per lato. Davanti alla ruota stanno gli sportelli: per aprire o chiudere il passaggio dell'acqua, le loro catene si arrotolano sul mulinello. Sopra corre la passerella che porta al mulino e alla palude. L'edificio è piccolo, perché il mugnaio abitava in una casa separata poco lontano: aveva due piani, il granaio in alto e la sala delle macchine sotto, dove si vedono macine di varie epoche e alcuni affreschi.

Il mulino macinò fino all'inizio del Novecento, poi diventò magazzino e stalla. Poco a nord, i mulini Bomben, di una famiglia di nobili trevigiani che li ebbe dal 1486, andarono perduti verso il 1909, e al loro posto sorse una centralina elettrica. Nel 1992 cominciò il restauro del mulino di Cervara: furono salvati gli affreschi dentro e fuori, ricostruiti i macchinari e le due ruote di legno, e rimesse in funzione due macine, una di pietra e una a cilindri. Il mulino gira di nuovo, a scopo didattico, ed è uno degli esempi che lo storico Mauro Scroccaro cita fra gli oltre settanta mulini rimasti sui sei fiumi di risorgiva fra Padova, Treviso e Venezia.

A Quinto i mulini erano moltissimi, e macinavano anche per la Serenissima, che comprava i grani e li mandava a macinare risalendo il Sile; il Cinquecento fu il momento in cui ce ne furono di più. Ne restano altri due complessi: i mulini Grendene e Bordignon, uno di fronte all'altro, e i mulini Rachello e Favaro, dove il Sile si divide in due rami intorno a un'isola.

Bosco, canneti e orto botanico

Il cuore dell'Oasi è un grande canneto, e dove il terreno è più asciutto lo sostituisce il bosco di ontano nero, pioppo e salice bianco. Nel canneto passano l'inverno o fanno il nido il cigno reale e l'alzavola, il tuffetto e il martin pescatore, il porciglione e il tarabusino, la cannaiola e il pendolino; vivono anche lepri, volpi e donnole, e negli stagni rane, raganelle e tartarughe. Nell'orto botanico sono raccolte circa 50 specie di piante delle zone umide, alcune rare come il trifoglio fibrino e il giunco fiorito.

Accanto al mulino è stato costruito un centro visitatori. Lungo il sentiero della rosta si incontrano un casone di palude in legno e canna, la ricostruzione della peschiera per anguille e pesci di fiume, la cavana per le barche a fondo piatto e l'osservatorio ornitologico. Una passerella sui fontanazzi permette di vedere da vicino le risorgive.

Il fiume intorno è cambiato molto. Secondo Zanetti, più della metà delle specie di pesci del Sile viene da fuori, abramidi del Danubio, siluri, gamberi rossi della Louisiana, al posto di tinche, anguille e lucci; la lontra è scomparsa, le puzzole e le arvicole d'acqua sono poche, e le tartarughe americane hanno quasi preso il posto della testuggine palustre europea. Resistono la rana di Lataste e la raganella italica, e nei laghi di Quinto nidifica una piccola popolazione di moretta, un'anatra diffusa nel Nord Europa.

Aironi e cicogne

Dai primi anni Ottanta, in un bosco dentro l'Oasi, c'è una garzaia con circa 200 nidi di airone cenerino, nitticora e garzetta. La colonia vive nel bosco di ontani in mezzo alla palude, lontana dai sentieri, e per questo molti visitatori non riuscivano a vederla. Dal 2002 l'Oasi ha cercato di far incontrare gli animali a naturalisti, famiglie e scolaresche, perché, spiega Ramponi, un luogo naturale ha valore solo se chi lo visita lo percepisce.

Il primo progetto, nel 2009, ha riguardato il ritorno della cicogna bianca lungo l'alto corso del Sile: in una grande voliera furono sistemate due coppie di cicogne, per invitare alla sosta le cicogne selvatiche, sempre più numerose. Al momento dell'intervista del direttore, dentro il parco quattro coppie si riproducevano in libertà. Lungo il fiume, soprattutto d'inverno, si radunano gli uccelli che mangiano pesce: marangoni minori, cormorani, aironi bianchi maggiori, svassi, gabbiani, martin pescatori e sterne.

Gufi, allocchi e barbagianni

Nel 2012 è nato il progetto «La selva dei gufi», con l'obiettivo di creare il primo centro italiano dedicato ai rapaci notturni. All'epoca dell'intervista l'Oasi ospitava due gufi reali, due allocchi, tre barbagianni e un gufo comune, e fra il 2012 e il 2013, con un progetto europeo, è stata costruita un'arena di legno per incontrarli.

I percorsi natura e la ciclabile

Sugli argini corrono tre «percorsi natura», da dove si guardano gli uccelli: la nitticora e l'airone cenerino, il germano reale e le gallinelle d'acqua, il tuffetto e la gabbianella. Nei mesi della nidificazione si sentono i richiami dei piccoli che chiedono il cibo.

Davanti all'Oasi passa la ciclovia Treviso-Ostiglia, ricavata dalla vecchia ferrovia militare e commerciale costruita fra il 1921 e il 1941 e trasformata in pista ciclabile dal 2009: nel tratto in provincia di Treviso, dove sta l'Oasi, corre su fondo di ghiaino stabilizzato, all'ombra di robinie, aceri e querce. Dall'Oasi un ponte di ferro attraversa il Sile verso Quinto, ed è un punto di incrocio con i percorsi lungo il fiume, come la greenway GiraSile del Parco.

Domande frequenti

Dove si trova l'Oasi di Cervara?

L'ingresso dell'Oasi di Cervara è sulla strada provinciale 17, che da Quinto di Treviso porta a Badoere.

Come arrivare

La stazione ferroviaria più vicina è Istrana, a 6,1 km di strada (11 minuti in auto).

Per chi viaggia in autostrada il casello più vicino è Treviso Sud: restano 15,8 km, 16 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino all'Oasi di Cervara.

Info utili

Dove si trova
Quinto di Treviso (TV)
Coordinate
45,64303 N, 12,12805 E (Oasi di Cervara) · Apri su Google Maps

Strade e posizione © OpenStreetMap (ODbL) · Fonti e licenze

Fa parte di: Parchi e riserve naturali del Veneto