Il Parco dello Storga si stende fra i comuni di Treviso e Carbonera, a nord-est della città, ed è un'area protetta affidata alla Provincia di Treviso. Dentro il parco nasce dalle risorgive il fiume Storga, e nelle Case Piavone, di fine Seicento, ha sede il Museo Etnografico Provinciale.
La posizione e i sentieri
Il parco sta dietro il Sant'Artemio, la sede della Provincia, a non più di due chilometri dalle mura di Treviso. Nella parte nord del parco, alla periferia nord di Treviso, stanno le Case Piavone con il museo; le risorgive dello Storga si aprono nella parte sud-ovest, e il fiume attraversa tutta l'area protetta. Lo Storga è uno degli affluenti del Sile, come il Limbraga. Dentro i 67 ettari la caccia e la pesca sono proibite.
I sentieri naturalistici passano fra i boschetti, i campi, lo stagno e le risorgive. Il parco è anche una tappa dell'anello Treviso - Carbonera - Sile, che prosegue per Carbonera e Silea, segue l'Alzaia lungo il Sile e si conclude poco dopo il ponte della Gobba.
Mulini, ospedale e rimboschimento
Sullo Storga sorgevano i mulini, le chiodere e i folloni: le chiodere servivano a tirare i panni di lana, i folloni a lavorare le stoffe.
Parte dei terreni del parco apparteneva all'ospedale psichiatrico. Alla fine dell'Ottocento nelle campagne trevigiane un'epidemia di pellagra aveva fatto crescere molto i casi di «follia pellagrosa», e ai primi del Novecento l'amministrazione provinciale costruì il complesso di Sant'Artemio per l'ospedale psichiatrico; una tramvia lo collegava alla stazione di Treviso. Fino agli anni Ottanta quei campi erano seminativi; poi, inutilizzati, diventarono prati.
Fra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila un intenso rimboschimento piantò decine di migliaia di alberi, tutti di specie autoctone della zona, sulla maggior parte del terreno, lasciando solo poche radure erbose. Nel 2002 nelle Case Piavone fu inaugurato il Museo Etnografico Provinciale.
Nel censimento delle aree naturali «minori» del Veneto, stampato nel luglio 2004 dall'ARPAV, l'Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto, le sorgenti dello Storga avevano la sigla TV005. Nel 2009 il Sant'Artemio, dopo quattro anni di lavori e un restauro conservativo condiviso dalla Sovrintendenza, divenne la sede della Provincia. Nello stesso anno il piano territoriale della Provincia indicava il parco, in parte nel comune di Carbonera, come ambito di tutela per parchi e riserve naturali di competenza provinciale: lo riporta il parere n. 27 del 16 aprile 2009 sul piano di assetto del territorio di Carbonera.
Le risorgive e il bosco
Le risorgive sono fontane naturali, che nascono dall'incontro sotto terra delle acque con strati di sedimenti impermeabili. Nel parco le polle sorgive si aprono fra boschetti ripariali di ontano nero (Alnus glutinosa) e salice bianco (Salix alba). Intorno il parco alterna le aree in rimboschimento, i campi chiusi, le siepi lungo i confini e uno stagno artificiale circondato dal canneto.
Prima del rimboschimento gli alberi crescevano solo lungo lo Storga e i fossi. Fra gli alberi del parco ci sono il pioppo nero, la farnia, la rovere e il carpino bianco. Fra le erbe crescono fiori diventati rari in pianura, come la scilla a due foglie, l'anemone dei boschi, il pungitopo e la pervinca minore; più comuni la primula, la viola mammola e il nontiscordardimé.
Uccelli, anfibi e gamberi di fiume
Gli studi sugli uccelli del parco ne hanno censite oltre 120 specie. Fra quelle che fanno il nido ci sono il tuffetto, la folaga, il martin pescatore e l'allocco; d'inverno arrivano numerosi i tordi, le peppole e i migliarini di palude. La Provincia ha censito anche la beccaccia, con l'aiuto dei cani da caccia, e ne ha confermato la presenza nei mesi invernali. La beccaccia si nutre dei vermi che trova sotto terra nelle zone umide, e la sua presenza costante durante lo svernamento indica il buono stato dell'ambiente del parco.
Fra i mammiferi sono stati osservati il toporagno di Miller, la donnola, la faina e la volpe. Fra gli anfibi ci sono la rana di Lataste, il rospo smeraldino e il tritone punteggiato; fra i rettili la tartaruga palustre europea, la natrice dal collare e la lucertola muraiola. Volano farfalle come la Lycaena dispar e l'Apatura ilia, e libellule come la Calopteryx virgo e la Calopteryx splendens. Nell'acqua nuotano la trota fario, la sanguinerola, il panzarolo, lo spinarello e lo scazzone, e soprattutto il gambero di fiume, ancora presente nel 2019.
Il museo delle Case Piavone
Gli edifici rurali delle Case Piavone furono restaurati e trasformati in una struttura polifunzionale. La Provincia di Treviso li ha destinati a sede del Museo Etnografico e del Gruppo Folcloristico Trevigiano, per tenere vivi i mestieri antichi e le tradizioni agricole diventate rare o scomparse. Vi sono raccolti oggetti e utensili del Veneto rurale.
Una raccolta riunisce 150 strumenti di pesatura di epoche storiche e Paesi diversi, alcuni unici o rarissimi: li mise insieme Umberto Schievano, di una famiglia trevigiana di bilanciai. Accanto agli strumenti, documenti e immagini raccontano la storia dei pesi e delle misure, soprattutto nel Veneto.
