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L'Abbazia della Vangadizza a Badia Polesine: il campanile pendente, il chiostro e i sarcofagi degli Estensi

L'Abbazia della Vangadizza a Badia Polesine, nata dalle donazioni del 954: il campanile pendente, il chiostro e i sarcofagi di Azzo II d'Este e Cunegonda.

I resti dell'abbazia della Vangadizza col campanile, il chiostro e i due sarcofagi, vicino all'Adige
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

L'Abbazia della Vangadizza, a Badia Polesine, in provincia di Rovigo, fu dal X secolo uno dei centri religiosi più influenti del nord Italia, con poteri anche politici su vasti territori. L'abbazia fu soppressa nel 1789: ne restano il campanile pendente, una cappella, il chiostro e due sarcofagi degli Estensi.

Almerico, Franca e la chiesa presso l'Adige

L'origine del nome è incerta: l'etimologia più popolare lo lega alla vanga, perché le terre dell'abbazia erano in gran parte paludose e andavano lavorate a fatica. Al paese l'abbazia ha dato il nome, da «Abbadia». Il luogo era già usato in età romana, probabilmente come area funeraria. Badia, sulla riva destra dell'Adige e tagliata in due dal canale Adigetto, ha l'abbazia nel centro storico, in un'area appartata con un grande parco.

La nascita dell'abbazia si collega alle donazioni del marchese Almerico di Mantova e della moglie Franca, grandi vassalli di Ottone I di Germania: la più sicura è del 6 dicembre 954, quando Franca, già vedova, donò la basilica di Santa Maria in località «Vedre», presso l'Adige, appena ricostruita. Un abate compare nei documenti dal 961, anno in cui Berengario II e Adalberto, re d'Italia, concessero un diploma al monastero; nel 993 il monastero dei benedettini era ancora un cantiere.

Abati benedettini e camaldolesi

Il 26 dicembre 996 l'abbazia ottenne l'indipendenza feudale. Nel 998 il primo abate, Martino, ricevette dal marchese di Toscana Ugo il Grande l'investitura feudale: il potere di giudicare su terre, case e castelli, il diritto di pedaggio sulle barche di passaggio e la nomina dei sacerdoti nei villaggi del territorio.

Intorno al Mille, sotto papa Silvestro II, l'abbazia ebbe il privilegio della «nullius diocesis»: la Vangadizza e le sue parrocchie non appartenevano a nessuna diocesi, e l'abate rispondeva direttamente al papa. Fu il marchese Alberto Azzo II d'Este, nel 1066, a far seppellire qui l'eremita francese Teobaldo di Provins. Federico Barbarossa nel 1177 e papa Celestino III nel 1196 confermarono la sua indipendenza; sotto gli abati benedettini molti contadini arrivarono a bonificare le terre, concesse in enfiteusi con canoni molto bassi.

Dal 1213 l'abbazia seguì la regola dei Camaldolesi, che vi crearono una biblioteca e una scuola di filosofia, teologia, canto sacro, arti e scienze; ma il monastero si allontanò dalla vita del territorio, le parrocchie vicine se ne lamentarono, e alla fine del XIV secolo scoppiarono dissidi interni. All'inizio del XV secolo perse il potere temporale e fu affidata in commenda ad abati esterni, come il cardinale Ludovico Scarampi Mezzarota, in carica nel 1448, Bartolomeo Roverella e, nel primo Settecento, Angelo Maria Querini, cardinale e vescovo di Brescia. Un seminario vi nacque nel 1747.

Soppressione, conti d'Espagnac e demolizione

La Repubblica di Venezia soppresse l'abbazia l'11 aprile 1789 e ne incamerò i beni nel 1790; il 7 settembre 1792 fu soppressa anche come diocesi, e le sue dodici parrocchie polesane passarono alla diocesi di Adria. Dal 1797, finita la Serenissima, il complesso, trattato come bene nazionale dalla Repubblica francese, fu ceduto al conte francese d'Espagnac come risarcimento delle spese di guerra.

Il 25 aprile 1810, con la soppressione dei Camaldolesi, la basilica romanico-gotica fu chiusa per essere demolita, e le demolizioni ottocentesche si fermarono quando la chiesa era quasi del tutto abbattuta; gli altari finirono nella chiesa di San Michele Arcangelo di Canda.

Nel 1941 il complesso fu sequestrato come bene di cittadini di una nazione nemica e usato in parte come ospedale; il Comune di Badia Polesine lo acquistò nel 1985-1986. Anche l'archivio dell'abbazia era rimasto ai d'Espagnac: fra il 1974 e il 1976 fu riportato a Badia, a più riprese, dal presidente del Sodalizio Vangadiciense, Guido Mora, e nel 1977 l'ultimo proprietario lo donò al Sodalizio, che nel 1996 lo trasferì nella sua nuova sede, dentro l'ex abbazia.

Campanile pendente e cappella della Madonna

Il campanile pendente è probabilmente del Duecento, e una lapide a sei metri da terra porta la scritta «Magister Palcent fecit hoc». Alla sua base sono murati, come materiale da costruzione, reperti romani e medievali; il più importante è un'ara romana usata come pietra d'angolo, con una Baccante che danza, il cui calco sta al Museo civico Baruffaldi. Quando nel 1517 l'abate commendatario Ambrogio Bernardo fece rifare la cella campanaria, il campanile fu coperto con una cupola, che l'abate Francesco II Loredan sostituì poi con la punta conica in cotto che lo chiude. Le sue tre campane antiche sono ferme, inceppate a slancio, cioè appese al ceppo, la trave su cui oscillano, sul telaio di legno.

Accanto resta la Cappella della Madonna della Vangadizza, del Quattrocento, con lo stemma dello stesso Ambrogio Bernardo scolpito alla base dei pilastri del grande arco di marmo d'ingresso e sotto il doccione verso la piazzetta. Nel catino dell'abside, dentro medaglioni di stucco, il pittore bresciano Filippo Zaniberti (1585-1636) affrescò alcuni miracoli della Madonna della Vangadizza, e gli stucchi dei pennacchi della cupola raffigurano le virtù teologali.

Della chiesa demolita, trasformata in parco, restano i muri perimetrali e il presbiterio con le tre absidi; in quella di sinistra stavano la tomba e l'altare di San Teobaldo, patrono di Badia, in quella centrale l'altare maggiore, e in quella di destra l'altare del Santo Crocifisso, che custodiva le reliquie dei santi Primo e Feliciano. Sopra la porticina che dal chiostro porta all'ex chiesa una lapide del 1226 ricorda il ritrovamento di quelle reliquie.

Chiostro, refettorio e sarcofagi degli Estensi

Si deve probabilmente all'abate Guido, nel Duecento, il chiostro, che ha pianta trapezoidale e un portico coperto a vele su pilastri poligonali in cotto; vi si entra da un arco gotico in cotto del Quattrocento. Il cardinale Scarampi lo restaurò, aggiunse colonnette di marmo di Verona e vi pose al centro una vera da pozzo veneziana del Trecento.

Dal portico un portale marmoreo del Quattrocento, voluto dal commendatario Roverella, porta all'ex refettorio. Sopra il caminetto è murato uno stemma seicentesco dei Recanati, che avevano la tomba di famiglia presso l'altare di San Teobaldo; fino al 1981 nel refettorio c'era anche la Cena, la copia su tela dell'Ultima Cena di Leonardo dipinta nel XVI secolo da Girolamo Bonsignori, che dopo l'incendio di quell'anno è stata restaurata e affidata al Museo civico Baruffaldi. Nel vicino Palazzo d'Espagnac c'è un altro chiostro, gotico-veneziano, con un puteale, un'altra vera da pozzo.

Nella piazza davanti ai resti della chiesa ci sono due sarcofagi: custodivano Alberto Azzo II d'Este e la moglie Cunegonda di Altdorf, che vollero essere sepolti alla Vangadizza. Erano i capostipiti degli Estensi e dei duchi di Baviera e di Sassonia, da cui discende anche la casa regnante britannica.

Come arrivare

In treno si scende alla stazione di Badia Polesine: da lì all'Abbazia della Vangadizza sono 1,3 km, da fare a piedi.

Per chi arriva in auto dalla Strada Statale 434 Transpolesana, l'uscita più vicina è Badia Polesine: restano 3,5 km, 5 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino all'Abbazia della Vangadizza.

Info utili

Dove si trova
Badia Polesine (RO)
Coordinate
45,09636 N, 11,49058 E (Abbazia della Vangadizza) · Apri su Google Maps
Orari e biglietti
sul sito ufficiale (comune.badiapolesine.ro.it)

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