Storia · 4 min di lettura

L'archivio nella torre del palazzo della Magnifica Comunità a Pieve di Cadore

L'archivio della Magnifica Comunità di Cadore è nella cancelleria della torre del palazzo di Pieve di Cadore: 283 buste di atti in 30 serie e 683 pergamene.

La stanza a volta dell'archivio nella torre, con scaffali di registri e pergamene e le Dolomiti dalla finestra
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

L'Archivio storico della Magnifica Comunità di Cadore si trova nella cancelleria dentro la torre del palazzo della Comunità, a Pieve di Cadore, nel Bellunese. Conserva gli atti del Cadore dalla dedizione a Venezia del 1420 fino alla soppressione della Comunità, il 7 gennaio 1811.

La cancelleria nella torre

Il palazzo della Magnifica Comunità di Cadore sorge in piazza Tiziano, accanto alla chiesa arcidiaconale di Santa Maria Nascente. La cancelleria è una stanza a volta, la stessa in cui le carte della Comunità sono conservate da sempre, e nacque insieme al palazzo: nel 1444 il consiglio della Comunità deliberò di costruire una cancelleria di muro, dove tenere i documenti degli atti politici e giudiziari, e un campanile. Il responsabile dell'archivio è il presidente della Magnifica Comunità.

Dal 1338 alla rinascita del 1875

La Magnifica Comunità nacque nel 1338 perché i cadorini si governassero da sé, mentre in ogni villaggio a rappresentarli c'erano le Regole, e dallo stesso anno ebbero uno Statuto, le norme della vita civile, politica e amministrativa, che Venezia riconobbe e che fu aggiornato più volte. Le carte dell'archivio si salvarono dalle distruzioni degli anni 1508-1511 e dall'incendio del 1588, che colpì il palazzo della Comunità, e più tardi anche dalle vicende belliche.

La Comunità fu soppressa per decreto di Napoleone e rinacque nel 1875 come ente morale, un consorzio dei Comuni cadorini per gestire l'antico patrimonio indiviso; è un ente pubblico formato dall'unione dei 22 Comuni del Cadore.

Il riordino del 1910

Nel 1910 la Comunità affidò il riordino a due impiegati superiori in servizio all'Archivio di Stato di Venezia. I due archivisti divisero le carte in 30 serie, per un totale di 283 buste, e prepararono un inventario con l'indice alfabetico dei Comuni e delle famiglie, pubblicato a stampa nel 1912 e riedito nel 2001, anche in formato elettronico.

Le serie con più carte sono tre: le delibere del Consiglio generale, i processi civili e criminali tenuti dal Vicario e dai Consoli, e gli atti del Capitano insieme alle ducali, gli ordini scritti del governo veneziano. Altre carte riguardano i boschi, le acque, le miniere e l'estimo, il registro dei beni e del loro valore, e fra loro c'è qualche foglio molto più antico, come alcune pagine di un libro per la liturgia del secolo XII, scritto con la notazione musicale neumatica, i segni sopra le parole che davano l'andamento della melodia.

Le pergamene e gli altri fondi

Accanto alle carte della Comunità l'archivio conserva un corpus di pergamene: sono 683 documenti redatti dal secolo XIII al XVII, di provenienze diverse, che riguardano per lo più affari di diritto privato di Pieve di Cadore. I loro regesti, cioè i riassunti dei documenti, sono stati pubblicati nel 1998 dalle curatrici Franca Cosmai e Annamaria Pozzan nella collana regionale «Archivi non statali della Regione del Veneto», nata da un progetto che la Regione varò nel 1989 insieme alla Soprintendenza Archivistica per il Veneto. Ci sono poi il fondo Taddeo Jacobi, l'archivio d'impresa della società Candido Coletti e C., che gestiva le segherie, e il fondo fotografico Arnaldo Marchetti.

Il palazzo ha anche una biblioteca sulla storia del Cadore e una dedicata al pittore Tiziano Vecellio, nato a Pieve di Cadore, con sue lettere e manoscritti sui commerci della famiglia Vecellio.

Il palazzo della Magnifica Comunità

I lavori del palazzo che ospita l'archivio si chiusero nel 1492, con la sala consiliare e un fondaco delle biade per i viveri della popolazione. Un documento dell'archivio, del 12 febbraio 1683, racconta che Venezia approvò la richiesta della Comunità di ricavare il carcere giudiziario ai piedi della torre civica; durante la Prima guerra mondiale nel palazzo ebbe sede il Tribunale Militare. Con l'apertura del Gran Caffè Tiziano al pian terreno le prigioni persero la loro destinazione, e dal dopoguerra ospitarono i magazzini del caffè.

Nel giro fra la sala consiliare e le altre stanze del palazzo si incontra il diploma con cui Carlo V d'Asburgo fece conte palatino il suo ritrattista, Tiziano. Nella sala consiliare sono appese le tele di due pittori della bottega dei Vecellio: di Cesare Vecellio la «Dedizione del Cadore a Venezia», di Marco Vecellio una «Madonna con Bambino, san Marco e le allegorie della Fede e della Fortezza».

Dei soffitti di legno degli ambienti interni il più antico è quello a cassettoni di cirmolo, il secondo è opera di Valentino Paciera Besarel, fra il 1862 e il 1864, e in alto corre un fregio di 34 nicchie con le personalità illustri del Cadore. Al secondo piano ha sede il Mar, il Museo archeologico cadorino, con le statuette votive di guerrieri del santuario di Lagole.

Come arrivare

Chi arriva in treno ha la stazione di Calalzo - Pieve di Cadore - Cortina a 2,7 km: in auto sono 3 minuti.

In auto, dalla SS51 si esce a Caralte - Perarolo di Cadore: poi 5,2 km, 7 minuti di guida.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore.

Info utili

Dove si trova
Pieve di Cadore (BL)
Coordinate
46,42857 N, 12,37495 E (Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore) · Apri su Google Maps

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