Storia · 6 min di lettura

Rusecco 1508: a Valle di Cadore i Cadorini fermarono i Tedeschi di Massimiliano

La battaglia di Rusecco a Valle di Cadore, vinta nel 1508 dall'Alviano sui Tedeschi di Massimiliano, e il telero di Tiziano che la ritraeva, bruciato nel 1577.

Una valle del Cadore con la neve, il ponte sul rio secco e un esercito con le picche che marcia lontano
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

La battaglia di Rusecco si combatté il 2 marzo 1508 a Valle di Cadore, in provincia di Belluno: Veneziani e Cadorini, con il condottiero Bartolomeo d'Alviano, respinsero l'esercito di Massimiliano sulla via di Lamagna, presso il ponte di Rusecco. La vittoria fermò l'invasione imperiale del Cadore e permise a Venezia di riprendere le piazzeforti perdute.

La guerra fra Massimiliano e Venezia

Il Cadore era legato a Venezia dalla Dedizione del 1420: i patti della sottomissione li avevano dettati i Cadorini stessi, e la Repubblica li aveva accolti per intero, lasciando alla valle i suoi ordinamenti sotto il Leone di San Marco. All'inizio del 1508 l'imperatore Massimiliano entrò in guerra con Venezia, e ai Tedeschi il Cadore offriva un passaggio sguarnito verso i domini veneziani. Venezia aveva fortificato bene le due ali del confine alpino, la Val d'Adige e l'Isonzo, ma non la via degli altipiani e del Cadore, e fra il febbraio e il marzo del 1508 l'esercito imperiale passò di lì.

Venezia si mosse troppo tardi a difendere il Friuli e il Cadore. I Cadorini da soli non riuscirono a fermare gli invasori, a cui si erano uniti gli Ampezzani passati all'imperatore. Il Sistraus, cioè il capitano imperiale Sixt von Trautson, prese il castello di Pieve e fece impiccare la piccola guarnigione veneziana, poi tentò in ogni modo di portare i Cadorini dalla parte della Germania; i Cadorini risposero mandando a Venezia un comitato a chiedere soccorso.

Il piano veneziano sulla via di Lamagna

Venezia comprese il pericolo e mandò Gerolamo Savorgnano in Cadore attraverso il Màuria, con l'ordine per l'Alviano di raggiungerlo. Bisognava sbarrare ai Tedeschi la via di Lamagna, cioè d'Alemagna, la strada verso le terre tedesche, che da Perarolo sale verso Valle: lo schieramento previsto metteva il centro sulla strada, vicino al ponte di Rusecco, l'ala destra sotto il Monte Zucco e la sinistra fra Nebbiù e Valle. Per non farsi scorgere dal nemico, le truppe dell'Alviano risalirono la val di Zoldo, il 1° marzo valicarono il passo di Cibiana e a sera giunsero a Venas, a tre miglia da Pieve. Per quel paese isolato per secoli è l'unico fatto storico che lo riguardi direttamente.

Il 2 marzo al Rio secco

Il torrentello di Rusecco, un rio ghiaioso e quasi sempre asciutto, il Rio secco, diede il nome alla battaglia. Il Sistraus si lanciò contro il centro e fu ucciso proprio all'inizio della mischia, colpito al collo dalla picca di Rinieri della Sassetta, che portava il vessillo di San Marco. Con la sua morte lo scontro, durato meno di un'ora, si trasformò in una strage di Tedeschi, che Veneziani e Cadorini, memori delle offese appena subite, uccisero in gran parte sulle rive del rio.

Secondo lo storico Antonio Lorenzoni, che scriveva nel 1907, caddero 1734 Tedeschi, e fra loro tre giovani donne che avevano seguito i loro uomini vestite da uomo; altre ricostruzioni contano 1688 morti e 500 uomini che si arresero e furono poi liberati dietro riscatto. Dell'importanza della giornata si accorsero già due contemporanei, Machiavelli e Guicciardini. Giovanni Cotta, segretario dell'Alviano, celebrò la vittoria in un'ode latina, e secoli dopo Carducci la rievocò in un inno.

Vallesella e il Libro d'oro

Il castello di Pieve tornò ai Veneziani il 4 marzo, dopo un assalto di tre ore contro i circa 70 Tedeschi che lo presidiavano. Nei mesi seguenti i nemici devastarono ancora il Cadore, e quando si furono ritirati a Belluno, 800 Cadorini osarono spingersi fin là per sfidarli.

Nel dicembre del 1508 il papa Giulio II riunì contro Venezia la lega di Cambrai. Nel luglio del 1509 Massimiliano tornò all'attacco, e questa volta a resistere furono soprattutto i Cadorini. L'imperatore mandò il generale Anhalt a invadere il Cadore dal passo della Màuria, che lo unisce alla Carnia. Rientrati di corsa da Belluno, i Cadorini si appostarono insieme ai Veneziani a Vallesella, frazione di Domegge, e nel novembre 1509 lo costrinsero alla ritirata, uccidendogli 800 soldati. Per Lorenzoni furono Rusecco e Vallesella a spezzare la forza dei Tedeschi. I Cadorini resistettero di nuovo nel 1511 e nel 1512, finché la pace del 1512 fra Massimiliano e Venezia mise fine alle lotte.

Per la loro fedeltà, Venezia iscrisse gli abitanti del Cadore nel Libro d'oro. Il castello di Pieve, abbattuto durante le guerre e poi rialzato, andò in rovina nella pace: con il suo materiale si costruirono il coro della chiesa e altri edifici, e all'inizio del Novecento sulle sue fondamenta sorgevano i forti a guardia delle valli del Piave e del Boite.

Chiese votive, paesi bruciati e Ampezzo perduta

La guerra lasciò segni in tutto il Cadore. Le truppe di Massimiliano incendiarono e saccheggiarono quasi tutti i paesi, compresa Candide, capoluogo del Comelico Superiore. Ospitale di Cadore bruciò nel 1511. A Vigo la chiesetta della Difesa, nata da un voto del 1509 e completata nel 1512, è un ricordo dell'invasione: nell'affresco a sinistra dell'altare un sacerdote celebra la messa attorniato da Cadorini vestiti di giubba rossa e calzoni bianchi, mentre in alto compaiono il castello di Pieve e, più su, la Madonna; un'iscrizione in volgare racconta che, mentre il paese era in grande pericolo per i Tedeschi, il pievano col suo popolo fece voto di costruire una chiesa in lode della Madonna.

La perdita più lunga fu quella di Ampezzo, la vallata di Cortina. Fino al 1511 era una delle dieci centurie in cui era diviso il Cadore, e Venezia l'aveva insignita del titolo di Magnifica Comunità; ma gli Ampezzani si schierarono con Massimiliano, e con la pace del 1518 fra Venezia e l'imperatore, in base all'uti possidetis, il principio per cui ognuno tiene ciò che possiede alla fine della guerra, Ampezzo uscì per sempre dal Cadore e dal dominio veneziano. Neppure nel 1866, con il passaggio del Veneto dall'Austria all'Italia, Cortina cambiò padrone, e nei Cadorini quella separazione lasciò un lungo rimpianto.

Il telero perduto di Tiziano

Tiziano, nato a Pieve di Cadore, si offrì fin dal 1513 di dipingere una battaglia in un grande telero, una vasta pittura su tela, per la Sala del Maggior Consiglio del palazzo ducale di Venezia, con in mente la «Battaglia di Anghiari» di Leonardo e la «Battaglia di Cascina» di Michelangelo. La tela arrivò solo nell'agosto del 1538 e andò distrutta meno di quarant'anni dopo, nell'incendio del 1577; nel 1578 il bassanese Francesco da Ponte ridipinse la scena nel soppalco della stessa Sala del Maggior Consiglio.

Del telero perduto restano tracce: una rara stampa del Cinquecento di Giulio Fontana, disegni, e una copia a olio della metà del secolo attribuita a Leonardo Corona, o comunque a un pittore di scuola veneta, arrivata a Palazzo Pitti nel Seicento con il cardinale Leopoldo de' Medici e appartenente alle Gallerie degli Uffizi di Firenze. Anche Rubens guardò al dipinto di Tiziano per la sua «Battaglia delle Amazzoni», conservata alla Alte Pinakothek di Monaco.

Quale battaglia avesse dipinto Tiziano, il pittore non lo disse mai. Già nel 1648 Carlo Ridolfi vi riconosceva la battaglia di Cadore, ma dall'Ottocento i critici hanno cercato di stabilirlo dalle bandiere, senza arrivare a una risposta certa. Nel 2024 la storica dell'arte Stefania Mason, su basi documentali, ha concluso che è proprio il fatto d'arme del 1508, confermando l'attribuzione proposta da Lionello Puppi nel 2009.

La stampa del Fontana e quella che Lucas Vorsterman trasse dalla «Battaglia delle Amazzoni» di Rubens sono entrate nella collezione della Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore con la donazione di Fabio Zanella e il lascito di Giovanni Maria Susin. In entrambe le incisioni compaiono una battaglia e un ponte.

Come arrivare

Chi arriva in treno ha la stazione di Calalzo - Pieve di Cadore - Cortina a 5,8 km: in auto sono 6 minuti.

Per chi arriva in auto dalla SS51, l'uscita più vicina è Caralte - Perarolo di Cadore: restano 6 km, 5 minuti.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino a Battaglia di Rusecco.

Info utili

Dove si trova
Valle di Cadore, Pieve di Cadore (BL)
Coordinate
46,41934 N, 12,34142 E (Battaglia di Rusecco) · Apri su Google Maps

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