Storia · 5 min di lettura

Sopra i relitti dei burci: il cimitero di barche del fiume Sile a Casier

Il Cimitero dei Burci di Casier, sul Sile: 19 relitti di barconi da carico censiti, il più antico del 1937, e le passerelle di legno che passano sopra l'acqua.

I relitti dei burci nell'ansa del Sile a Casier, con le passerelle di legno sull'acqua e i cigni
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il Cimitero dei Burci si trova in un'ansa del Sile a Casier, in provincia di Treviso, a 7 chilometri dal capoluogo. Nell'acqua giacciono i relitti di una ventina di burci da trasporto, finiti sul fondo negli anni Settanta del Novecento, quando i barconi furono soppiantati dal trasporto su gomma.

Il cimitero nell'ansa del Sil morto

Il cimitero sta dentro il Parco Naturale Regionale del Fiume Sile, in un'ansa riparata dove il nuovo taglio del Sile incontra il ramo del Sil morto. L'area si estende per circa 15.000 metri quadri. Qui non ci sono sepolture: nell'acqua bassa restano gli scafi delle barche, nelle anse e nelle rientranze dove un tempo stavano all'ormeggio. Il fiume in questo tratto è poco profondo, e per questo i relitti, consumati dal tempo, sono rimasti in parte fuori dall'acqua, sullo sfondo lontano di fabbriche dismesse. È un sito di archeologia industriale.

Il Sile è un fiume di risorgiva, fra i più lunghi d'Europa: nasce dalle polle che chiamano fontanassi e corre per circa 95 chilometri fino a Quarto d'Altino, dentro un parco regionale di oltre 4000 ettari. Dante, nel Paradiso, indica Treviso con il verso «dove Sile e Cagnan s'accompagna»: il Cagnan è il Botteniga, che prende quel nome passando sotto le mura di Treviso e lì si divide in più rami.

Burci e restere

I burci, come li chiama il dialetto, erano grandi barconi da carico in legno, senza motore. Del fiume ci si serviva fin dalla preistoria. A Sant'Antonino, sulla sponda di fronte a Silea, i cavatori di ghiaia trovarono molte spade dell'età del bronzo, esposte al Museo Bailo di Treviso.

Le merci viaggiavano sul fiume già in epoca romana, e dal Medioevo il Sile fu la via principale fra la Marca Trevigiana e Venezia, una vera autostrada del trasporto: per secoli queste barche portarono i carichi da Treviso alla laguna. Treviso e i suoi dintorni erano chiamati «il Granaio della Repubblica», cioè della Serenissima, perché da qui veniva gran parte della farina destinata a Venezia, macinata dai mulini lungo il fiume.

Controcorrente le trainavano i buoi, che camminavano sugli argini bassi tirando lunghe funi, le «reste»; dal nome delle funi gli argini si chiamano «restere», e dovevano restare sgombri per il passaggio degli animali. Lungo le alzaie, le stradine sopra l'argine, i burci risalivano così fino al porto fluviale di Treviso.

C'era anche chi andava molto più lontano. Un vecchio barcaiolo di Casale sul Sile portava i grandi burci a vela da Treviso fino a Ferrara, Pavia e Milano, attraverso la laguna, il Delta e il Po. Il viaggio sul fiume da Treviso a Venezia era lo stesso che facevano i nobili veneziani quando andavano in villeggiatura.

Le ville veneziane sulle rive non stavano lì per caso: il fiume era la strada per portare i prodotti delle campagne ai mercati di Venezia. E lungo il Sile mulini, filande e cartiere, mossi dall'acqua, fecero crescere l'economia locale fra il XIX e il XX secolo; a Silea i grandi moli sulla riva sinistra ricordano un porto fluviale importante.

La fine dei burci negli anni Settanta

Il Sile restò una via di trasporto regolare fino agli anni Settanta del Novecento, quando le merci passarono alla strada, e il Veneto fu l'ultima regione italiana ad abbandonare il trasporto fluviale. Secondo alcune fonti, fra il 1974 e il 1975 i barcari affondarono deliberatamente i loro burci in quest'ansa, come protesta contro il trasporto su gomma che stava mettendo fine al loro mestiere. Altre raccontano invece che le barche dismesse furono lasciate in gran numero accanto alla riva e col passare degli anni andarono a fondo.

Le ricerche archeologiche hanno ritrovato 13 imbarcazioni tradizionali di quegli anni, che si sommano ad altre già presenti: in tutto sono censiti 19 relitti, e il più antico risale al 1937. Quello che si sa dei relitti viene dai documenti originali di tre barche, recuperati a bordo.

Cigni, anatre e tartarughe fra i relitti

Con la nascita del Parco regionale il territorio lungo il fiume è tornato alla natura, e i relitti, in parte sommersi, sono stati colonizzati dalle piante e dagli animali del Sile. Fra le barche nuotano cigni, tinche e carpe, e nidifica la moretta, un'anatra tuffatrice molto rara in Italia. Le tartarughe salgono sulle assi emerse per scaldarsi al sole, e qui viene favorita la conservazione della tartaruga autoctona. Ci sono anche folaghe e oche, e nei mesi d'autunno e d'inverno arrivano germani reali e moltissimi gabbiani.

Passerelle e fabbriche sulla Restera

Al cimitero si arriva a piedi o in bicicletta dalla Restera, il percorso ciclo-pedonale che segue il Sile da Treviso fra Silea e Casier. Una serie di passerelle di legno sospese sull'acqua attraversa l'ansa e permette di camminare proprio sopra i relitti.

Prima del cimitero, sulla riva di Silea, si vedono gli ex stabilimenti Chiari & Forti. Ospitavano un oleificio che negli anni Novanta produceva l'olio Cuore; un incendio fece poi crollare la parte più antica, il mulino Toso, che aveva dato al complesso il soprannome di «piccolo Stucky di Silea», in omaggio al Mulino Stucky della Giudecca, e nel 2004 gli stabilimenti furono abbandonati.

La passerella che porta ai burci parte dall'ex mangimificio costruito dalla famiglia Pagnan per allargare la produzione di mangimi, poi chiuso e lasciato vuoto. Di fronte ai moli della Chiari & Forti si stende l'«isola» di Villapendola, nata nella grande ansa del ramo morto del Sile: ci si arriva da un ponte pedonale e, più a valle, da un ponte sopra un sistema di chiuse vinciane, ed è un'area protetta per le passeggiate.

Verso Casale sul Sile, fra le ville

Dalla Restera, superato il ponte pedonale del Cimitero dei Burci, il percorso passa per il paese di Casier e continua su lunghi tratti d'argine fino a Casale sul Sile: fa parte del GiraSile, la rete ciclopedonale del parco, che segue spesso le vecchie alzaie, e si può percorrere ad anello.

Lungo il fiume si affacciano molte ville veneziane, a volte nascoste dalla vegetazione, con colonne e capitelli neoclassici; sullo stesso tratto sorge Villa Barbaro Valier, nota anche come Battaggia, con una gradinata che scende fino all'approdo. Fra Casier e Treviso il paesaggio del Sile è stato anche il set del film Dimmi che fai tutto per me, con gli attori Johnny Dorelli e Pamela Villoresi.

Come arrivare

La stazione ferroviaria più vicina è Olmi - Spercenigo, a 5,9 km di strada (7 minuti in auto).

In auto, dall'autostrada si esce al casello di Treviso Sud: poi 1,7 km, 2 minuti di guida.

I tempi in auto sono calcolati senza traffico, fino al Cimitero dei Burci.

Info utili

Dove si trova
Casier (TV)
Coordinate
45,64752 N, 12,29267 E (Cimitero dei Burci) · Apri su Google Maps

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