Storia · 4 min di lettura

Le colonne rosa di Palazzo Ducale: il marmo rosso di Verona, le sentenze di morte e le leggende della giustizia veneziana

Le colonne rosa di Palazzo Ducale a Venezia, due fusti di marmo rosso di Verona fra le bianche del primo piano, legate dalla leggenda alle condanne a morte.

La loggia di Palazzo Ducale a Venezia vista dalla Piazzetta, con le colonne rosse fra le bianche e il campanile
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Al primo piano di Palazzo Ducale, sulla facciata verso piazza San Marco, fra tante colonne bianche ce ne sono due di colore rosa. Sono la nona e la decima da sinistra, in marmo rosso di Verona, e la leggenda le lega alle condanne a morte pronunciate dalla Repubblica di Venezia.

Nona e decima colonna del primo piano

Chi guarda la facciata di Palazzo Ducale in pietra d'Istria bianca può notare che al primo piano due colonne, con il pezzo di balaustra fra loro, sono diverse dalle altre: sono di marmo rosso di Verona. Si trovano nella nona e nella decima posizione contando da sinistra, proprio di fronte alla Torre dell'Orologio. Il motivo di questa anomalia non è noto, e attorno alle due colonne sono nate più storie.

Sentenze fra le due colonne

La giustizia della Serenissima era spietata, e le pene capitali si eseguivano in pubblico, in piazzetta San Marco, davanti a una folla di curiosi e ai parenti disperati. Una leggenda vuole che il doge annunciasse proprio dalle due colonne rosa le pene di morte inflitte ai patrizi, e che il rosa ricordasse il sangue dei condannati.

Si racconta che fra quelle colonne si leggessero le sentenze capitali, e che un colpevole aristocratico venisse impiccato lì in mezzo e lasciato appeso per alcuni giorni come monito. La forca stava davanti alla Torre dell'Orologio, la torre dei Due Mori, perché chi saliva sul patibolo conoscesse l'ora precisa in cui moriva. C'è chi racconta che a volere quelle colonne diverse sia stato il doge stesso, e che le sentenze lette fra di esse fossero eseguite subito.

Da quell'orologio è nato anche un modo di dire. Chi doveva essere decapitato veniva messo fra le colonne di San Marco e del Todaro, in piazzetta, e l'ultima cosa che vedeva era l'ora della torre: per questo, quando un veneziano dice «te fasso vedar mi che ora che xè», ti faccio vedere io che ore sono, non ha nessuna voglia di fare quattro chiacchiere.

La Serenissima aveva un codice severo, che legava il tipo di esecuzione al reato, e nelle cronache le eccezioni sono poche. Il crimine più infame era il tradimento, o lo spionaggio contro Venezia: chi se ne macchiava veniva squartato fra Marco e Todaro, le due statue che guardano il bacino, dopo un lungo supplizio fra le calli in mezzo alla gente.

Impiccati fra le colonne rosse

Di questa pratica le notizie certe sono poche. La prima riguarda Francesco Baldovino, un cittadino facoltoso escluso dalla nobiltà, che aveva congiurato contro la Repubblica e fu denunciato dal suo complice Bartolomeo D'Anselmo. Secondo la «History of the Venetian Republic: Her Rise, Her Greatness, and Her Civilization» fu impiccato fra le colonne rosse il 5 marzo 1413 e restò appeso tre giorni, perché i traditori se ne ricordassero; altre fonti mettono la sua esecuzione nel 1412.

Dopo di lui toccò a Giovanni Vallaresso nel 1468, colpevole di tradimento nell'impresa della Morea, e nel 1470 al nobile Bortolo Memmo, che aveva maltrattato Domenico Erizzo. Nel 1477 fu la volta di Nicolò di Lazzara, che voleva togliere Padova a Venezia, e nel 1505 di Girolamo Tron: corrotto, aveva accettato di consegnare la Rocca di Lepanto nelle guerre con i Turchi.

Scala del doge

Un'altra spiegazione è più tecnica. Le due colonne starebbero dove un tempo partiva una scala che scendeva in piazza, e da cui scendeva il doge, prima che l'architetto Filippo Calendario rifacesse quella parte del palazzo nel XIV secolo. Anche questa è una leggenda, accanto a quella del sangue. Lo stesso Calendario, secondo il Sansovino in un'edizione del 1663, fu fatto appendere dai Dieci alle due colonne rosse della loggia, con la spranga in bocca. Il Selvatico obiettava che le colonne rosse di allora non potevano essere quelle che si vedono, collocate molto più tardi; forse, aggiungeva, le antiche erano uguali, o erano le stesse rimontate.

Colonna del giudizio di San Marco

Sull'altra facciata del palazzo, quella verso il bacino, un'altra colonna ha la sua storia. È la quarta contando dall'angolo della piazzetta, qualche centimetro più spessa delle altre, e per secoli l'acqua arrivava a lambirla. La scelsero, si dice, perché nella festa del Redentore pare che la statua di San Marco la additi con la sua ombra, e la chiamano il giudizio di San Marco.

Si racconta che il condannato potesse chiedere l'ultimo giro: appoggiava la schiena alla colonna, la abbracciava da dietro e provava a girarle intorno tenendo i piedi sul gradino. Chi cadeva in acqua veniva ripescato e giustiziato; chi ci riusciva era graziato all'istante. Spie e traditori, però, quel beneficio non lo avevano. Da quello che si è tramandato, nessuno ci è mai riuscito; e se anche fosse, è difficile che lo si raccontasse, perché ai giudici non piaceva passare dalla parte del torto. La colonna non è mai stata restaurata, nonostante incendi e manutenzioni: è la stessa pietra su cui i condannati, uomini e donne, riponevano l'ultima speranza.

Info utili

Dove si trova
Venezia (VE)
Coordinate
45,43433 N, 12,34029 E (Palazzo Ducale) · Apri su Google Maps

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