La grotta di San Bernardino si apre a Mossano (Barbarano Mossano, VI), sul versante orientale dei Colli Berici. Negli scavi sono emersi denti e focolari dell'uomo di Neanderthal; dal tardo Medioevo la grotta fu un eremo, e dopo la strage del 1510 una chiesa rupestre.
La grotta sotto il pinnacolo
Sulla grotta svetta un pinnacolo di roccia di una decina di metri, che nei Berici non ha uguali. Davanti si apre il panorama della val di Palù, del colle di San Pancrazio, dei Colli Euganei e della pianura. La grotta è formata da due cavità: la Grotta Maggiore, lunga una trentina di metri, larga da 7 a 11 e alta da 10 a 12, e accanto la Grotta Minore, più piccola. Sui Colli Berici i covoli, le cavità naturali nella roccia calcarea e le cave scavate dall'uomo sono serviti da ricovero per uomini, animali e derrate: la grotta di San Bernardino è uno di questi ripari.
I Neanderthal e i focolari
I primi scavi cominciarono nel 1959, e nel deposito archeologico, stratificato per oltre tre metri, sono emersi resti di animali e resti umani: tre denti e una falange di uomini di Neanderthal vissuti più di 200mila anni fa. Sono venuti alla luce anche diversi focolari con ceneri, di 250mila anni fa, fra i più antichi trovati; all'ingresso se ne vede la riproduzione, insieme a quella di un mucchio di schegge di selce lavorata trovato lì vicino. I focolari sono testimonianze dell'adattamento al freddo: chi viveva nella grotta cacciava e mangiava gli animali e si riparava con le loro pelli.
Le testimonianze più antiche della presenza umana sui Colli Berici vengono da questa grotta. Le selci trovate nella parte inferiore della grotta sono lavorate con il metodo Levallois, una tecnica per scheggiare la pietra. Qui sono state scavate col metodo stratigrafico, strato per strato, le industrie musteriane del Paleolitico Medio: gli strumenti di pietra attribuiti all'uomo di Neanderthal. Le stesse industrie sono state scavate anche nella grotta del Brojon, a Lumignano. Nella vicina Grotta Minore le tracce sono poche: selci lavorate con la tecnica musteriana.
L'eremo e la strage del 1510
La grotta fu usata come eremo dal tardo Medioevo all'Ottocento, e la tradizione vuole che vi sia stato San Bernardino da Siena, da cui il nome: nella prima metà del Quattrocento, durante le sue predicazioni, la grotta fu molto frequentata. Più volte gli abitanti di Mossano vi si nascosero durante guerre e scorrerie. Nel 1510 la popolazione, sotto un attacco, si rifugiò nella grotta, e le truppe nemiche la scoprirono e soffocarono col fuoco e col fumo le persone chiuse dentro.
Dopo la strage la grotta diventò una chiesa rupestre, dedicata a Santa Maria delle Grazie. Fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento fu spogliata di quello che conteneva: restano un affresco di San Bernardino, molto rovinato, e un bassorilievo scolpito nella roccia con la Madonna col Bambino. Nei primi anni Duemila il sito ebbe un grande progetto di recupero, inaugurato nel 2006 a lavori finiti.
Il sentiero 81 da Mossano
Alla grotta si arriva dalla chiesa di Mossano: si scende un centinaio di metri sulla strada principale, si risale via Carmignago fino in fondo e si continua sulla mulattiera fino a un bivio fra gli ulivi; da lì un sentierino porta alla grotta, a circa mezz'ora dal paese. La mulattiera prosegue in salita fra gli uliveti, con la vista sulla pianura e sui Colli Euganei, fino a Contrà Rigo, e torna a Mossano dalla zona degli Olivari e dalla strada per San Giovanni in Monte.
È un tratto del sentiero 81, il Sentiero di San Bernardino, che sale verso il Monte Capitello e il Monte Stria; l'itinerario dei covoli di Mossano, di circa 7 km dal Municipio, lo segue in parte e tocca l'eremo, la Grotta di Paina, la Caverna delle Tette e le Prigioni.
