Storia · 4 min di lettura

La Madonna dell'Apparizione di Pellestrina: il ragazzo Natalino Scarpa, il 4 agosto 1716 e la vittoria sui Turchi

Il santuario della Madonna dell'Apparizione di Pellestrina ricorda la donna che nel 1716 chiese a Natalino Scarpa messe per le anime del purgatorio.

Il santuario ottagonale della Madonna dell'Apparizione a Pellestrina, con la scalinata e le barche dei pescatori
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il santuario della Madonna dell'Apparizione sta a Pellestrina, l'isola di pescatori fra il mare e la laguna, nel comune di Venezia (VE) ma nella diocesi di Chioggia. Ricorda il 4 agosto 1716, quando una donna anziana parlò a un ragazzo, e le sconfitte dei Turchi a Petervaradino e a Corfù.

La mattina del 4 agosto 1716

Era un martedì, e Venezia era in guerra con i Turchi. Verso le 6 del mattino Natalino Scarpa di Giovanni, detto il Muto, figlio di poveri pescatori, andava alla chiesa parrocchiale di Ognissanti per accompagnare la Comunione a tre infermi. Passando davanti alla chiesetta dei Santi Vito e Modesto, ancora chiusa, vide lì accanto una donna sconosciuta, bassa e piuttosto anziana.

Lei gli fece cenno di avvicinarsi e, in veneziano, cominciò chiamandolo figlio, «Vien qua fio»: doveva andare dal pievano e dirgli di far dire delle messe per le anime del purgatorio, «se volemo aver vittoria». Poi, con la mano destra, gli toccò il polso sinistro. Il ragazzo annuì con la testa e andò a riferire tutto al pievano, don Paolo Zennaro.

Gli occhi della Madonna del Carmine

Dentro la chiesetta, chiusa, c'era una Madonna del Carmine dipinta su una tavola. Quella stessa mattina due donne, guardando dalla toppa della serratura, dissero di averla vista muovere gli occhi; perfino il padrino del ragazzo, Bara Fisolo, che non voleva dar retta a quelle chiacchiere, dopo aver guardato anche lui disse di crederci, perché aveva visto. La chiesetta fu aperta e per tutto il giorno arrivarono curiosi e pellegrini; si raccolsero offerte per le messe, 17 lire e mezza, e alcuni malati, si disse, erano guariti.

Nel pomeriggio passò in barca l'ufficiale di milizia Antonio Pretti, diretto ai forti della laguna: entrò a pregare e vide l'immagine chiudere gli occhi, come raccontò poi ai giudici del processo, il 16 febbraio 1717.

Il processo di Chioggia

Il pievano informò la curia di Chioggia, e il vescovo Giovanni Soffietti mandò a chiamare Natalino, che fu interrogato giovedì 6 agosto. I documenti originali, ritrovati nell'archivio diocesano di Chioggia, conservano le sue risposte: la donna aveva in testa un fazzoletto bianco e un vestito «fatto a stelle» rosse; non portava ornamenti e somigliava alla madre del suo maestro, ma non era lei, perché quella era più bassa. Il pievano lo descrisse come un «putto piuttosto semplice», un ragazzo che a scuola stava imparando a leggere e a scrivere. Lo stesso 6 agosto il podestà di Chioggia mandò un resoconto al Senato, e l'8 agosto il doge chiese che si aprisse un regolare processo canonico.

Petervaradino e Corfù

Per paura della disfatta il Senato aveva fatto esporre in San Marco l'immagine della Madonna Nicopoeja. Il giorno dopo l'apparizione, il 5 agosto 1716, l'esercito ottomano fu sconfitto a Petervaradino, sul Danubio. Il 18 agosto, a Corfù, fu battuta la flotta turca che voleva conquistare l'Adriatico: un temporale improvviso sparpagliò le navi del Gran Visir ottomano. Dopo le due battaglie le autorità della Repubblica misero in relazione la doppia vittoria, per terra e per mare, con i fatti di Pellestrina.

Nel luglio 1717, chiuso il processo, il vescovo Soffietti dichiarò che a Natalino era apparsa davvero la Vergine e che il movimento degli occhi dell'immagine era un miracolo, e il Senato decise di costruire sul posto un nuovo santuario.

Il santuario voluto dal Senato

La chiesetta dei Santi Vito e Modesto era un oratorio della famiglia Bembo, che ne aveva il giuspatronato: i Bembo lo avevano fatto riedificare nel 1544, e l'edificio che sorgeva nel 1716 era quello costruito nel 1595. Fra i progetti che il Senato chiese a vari architetti fu scelto quello di Andrea Tirali. Il terreno per il santuario fu offerto dal patriarca di Venezia Pietro Barbarigo e dai Bembo. In un decreto del 6 agosto 1718 il Senato lesse il segno della Vergine come un annuncio di pace; il 16 agosto 1718 il vescovo benedisse la prima pietra, e per l'occasione fu coniata una medaglia.

I lavori durarono cinque anni e costarono all'erario più di 20.000 ducati. Il santuario ha pianta ottagonale, è rivestito di marmo d'Istria sui tre lati esterni rivolti verso la scalinata e il piazzale e all'interno ha tre altari. Domenica 30 maggio 1723 l'immagine fu trasferita nel nuovo santuario, e nello stesso anno l'oratorio fu demolito.

La tavola, gli incendi e gli scavi del 1953

Secondo la tradizione, la tavola la dipinse un pellegrino sul fondo di una botte, per sdebitarsi con una donna dell'isola che lo aveva ospitato. Mostrava la Vergine in trono con il Bambino fra i santi Vito e Modesto, poi tagliati per adattarla all'altare; Giambattista Tiepolo, che la esaminò con cura, la giudicò di scarso pregio ma capace di muovere alla devozione. Una perizia del 1923 la assegnò alla scuola spagnola, mentre la scheda del catalogo dei beni culturali la attribuisce a un ignoto pittore veneto della fine del Cinquecento.

La chiesa fu danneggiata da due incendi, nell'Ottocento e nel 1901, e restaurata nei primi del Novecento; il 15 aprile 1923 fu consacrata e il 20 novembre dello stesso anno dichiarata monumento nazionale. Negli scavi del 1953 venne alla luce il perimetro dell'oratorio, segnato da una fascia di marmo. Ogni anno, il 4 agosto, Pellestrina festeggia la Madonna dell'Apparizione.

Info utili

Dove si trova
Venezia (VE)
Coordinate
45,27118 N, 12,30150 E (Pellestrina) · Apri su Google Maps

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