Storia · 7 min di lettura

Da Fratta di Resana a Mestre: la sorgente incerta del Marzenego

Il Marzenego, fiume di risorgiva da Resana a Mestre: il porto di Cavergnago, i mulini pubblici del 1501, le piene dell'Osellino e lo Scolmatore del 2010.

Il Marzenego fra le risorgive e i canneti della campagna di Resana, con un mulino e le anatre
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Il Marzenego è il fiume di Mestre, un fiume di risorgiva dalla sorgente incerta, che comunemente si indica a Fratta di Resana, in provincia di Treviso. Corre per circa 43 km, attraversa Mestre e arriva in laguna con l'Osellino, il canale scavato dalla Serenissima agli inizi del 1500.

Le risorgive di Resana

Invece di porla a Fratta, molti documenti ufficiali considerano il Marzenego la continuazione del Musoncello, il fiume che scende da Asolo verso Castelfranco Veneto e che a Fratta riceve altre acque di risorgiva. A Resana si racconta che il Marzenego prende il suo nome alla confluenza del Coriolo Fratta, un fiumiciattolo, con il più consistente Musonello, poco prima del ponte di via Roma; poco più su arriva anche un altro corso d'acqua, l'Acqua Longa. La portata maggiore la dà il Musonello, la cui acqua viene dalle fosse delle mura di Castelfranco Veneto.

Resana sta dentro una grande area di risorgive, che va dalla zona paludosa di Onara a San Martino, Treville, Vedelago e Casacorba, e dalla stessa zona nascono anche il Dese, il Draganziolo, lo Zero e il Sile. Lungo la strada Castellana il Musonello è detto «Rosta dei Mulini»: a Resana i mulini erano due, della famiglia Zatta. Nel 2017, alle sorgenti, davanti alla casa di Tilde Simeoni, arrivata in quella zona sposandosi settant'anni prima, c'era una fontana che buttava acqua a getto continuo, perché la falda stava quasi sotto i piedi; due anni dopo la fontana era stata tolta, e Tilde Simeoni spiegava: «L'acqua è finita».

Il Marzenego attraversa 10 comuni, da Resana fino a Venezia; altri 2, Scorzè e Spinea, appartengono al suo bacino anche se il fiume non li attraversa, e così il bacino comprende 12 comuni.

Flumen Mestre e i suoi porti

Alla foce del Marzenego in laguna, verso Campalto, c'era il porto di Cavergnago, che esisteva almeno dall'inizio del IX secolo. Per secoli, dal XII al XIV, il fiume fu chiamato flumen Mestre, anche nella forma «flumen Mestre quod currit versus Venezias», cioè il fiume di Mestre che corre verso Venezia, e il nome stesso della città potrebbe venire dal fiume. Nel 1173 il vescovo di Treviso Ulderico si vide riconoscere da Ezzelino da Romano i dazi sulle merci e sulle navi da Cavergnago lungo il fiume fino all'acqua salsa. Documenti del XIII secolo mettono il porto di Mestre sul ramo nord del Marzenego, il Ramo delle Beccherie, fra il castrum vetus, il castello vecchio, e via Torre Belfredo.

Mulini, Osellino e rettifiche

Per Venezia il Marzenego era un pericolo, perché interrava la laguna: in un decreto del 1501 il Consiglio dei X chiamò il Dese, il Marzenego e lo Zero «pestiferi e velenosi serpenti». Nello stesso 1501, fuori dalla porta per Altino, furono costruiti dei mulini pubblici per la farina dei forni veneziani, alimentati con le acque del Dese portate sul Marzenego dalla Fossa Terralii, lungo il Terraglio. Con l'Osellino, un canale rettilineo, la Serenissima deviò la parte finale del fiume lungo la gronda lagunare fino alla foce del Dese, davanti a Torcello: nel 1520 il canale era pronto e arginato.

I mulini, troppo vicini alla laguna e soggetti alle maree, non funzionavano a dovere, e nel 1531 fu ordinato di abbatterli e di riportare le acque nei loro alvei antichi. Nel 1533 una terminazione, cioè un provvedimento, di Pietro Zorzi impose su ogni mulino rimasto a monte una pietra, detta poi pietra Zorza, che segnava il livello massimo dell'acqua. L'Osellino peggiorò il deflusso del fiume, e nel 1535 e nel 1545 ci furono grandi inondazioni; nel 1545 gli abitanti, esasperati, ruppero l'argine lagunare in più punti.

Fino alla fine del Settecento il Marzenego arrivava a Mestre serpeggiando in ampi meandri, fra boschi e prati stabili. Nel 1707, dopo una supplica al doge in cui i mestrini lamentavano che i fiumi rovinavano il Terraglio e la strada per Noale, fu scavato il corso superiore. Nel 1777 si ordinò l'escavo dal confine di Noale fino al ponte della dogana, cioè il ponte delle Erbe, e si vietò di costruire altri mulini, per non ostacolare ancora il deflusso. Nel 1783 il Senato approvò il Consorzio del Terraglio e della Castellana, e nel 1784, su progetto di Tomaso Scalfuroto, le anse all'uscita da Mestre furono rettificate per far arrivare l'acqua più in fretta nell'Osellino.

Rotte, piene e lo Scolmatore

Nel 1846 il consorzio, per evitare i danni di una piena, aprì tre tagli nell'argine di conterminazione lagunare, quello che segnava il confine della laguna, e disperse l'acqua in laguna; da allora i tagli si aprivano e si chiudevano secondo il bisogno. Nel 1888 fu costruito alle «Rotte», presso il ponte Manin, un primo scaricatore provvisorio di legname e muratura per mandare direttamente in laguna le piene dell'Osellino, e nel 1905 un'altra esondazione del fiume restò memorabile per le sue fotografie.

Fra il 1937 e il 1940 alle Rotte si costruì il nuovo scaricatore, e nel 1955 le sue porte vinciane di legno furono sostituite da 5 porte vinciane in ferro. Uno sbocco secondario del fiume si apre invece a San Giuliano, con una rotta dotata di porte vinciane aperta nel Novecento, e ricorda l'antica uscita in laguna.

La foce dell'Osellino, rimasta stabile per secoli, cambiò quando l'aeroporto Marco Polo fu costruito sopra le barene e sopra il tratto finale del canale, che da allora versa le sue acque nel canale Tessera, subito prima delle piste.

Dopo l'alluvione del 1966, quando piazza Ferretto fu invasa da mezzo metro d'acqua, si decise il canale Scolmatore: il progetto, approvato il 28 aprile 1967, prevedeva un canale di 10.375 metri che allacciasse il Marzenego allo scolo Bazzera fino alla laguna, a Tessera. Lo Scolmatore devia gli affluenti prima che il fiume entri in città e porta 40 m³ al secondo verso l'idrovora di Tessera. Il 26 settembre 2007 il Marzenego straripò ancora in più punti a Mestre, e lo Scolmatore fu completato nel 2010.

Ponte della Campana e il ramo delle Muneghe

In centro a Mestre il fiume ha due rami, quello delle Muneghe e quello dell'Orologio. Il ramo delle Muneghe, o della Campana, occupa il vecchio letto del Musone, il fiume che nel medioevo da Mirano arrivava fino a Mestre: nel 1362 i veneziani lo deviarono nel Marzenego quando scavarono il Canal Salso, il canale di collegamento diretto fra Venezia e il centro di Mestre. Il ramo delle Muneghe e il ponte della Campana furono i soggetti preferiti delle cartoline con cui Mestre si mostrava agli estranei e ai parenti lontani, dalla fine del XIX secolo agli anni Trenta del Novecento.

La copertura del fiume cominciò nel 1910, con i primi 50 metri, partendo dalla Riviera XX Settembre in direzione del ponte della Campana, per dare un comodo accesso alla galleria Matteotti. Nel 1920 fu prolungata di altri 40 metri, fino al ponte della Campana, perché il tram della linea Mestre-Mirano entrasse più comodamente in piazza, e 5 anni dopo si allungò fino a includere l'edificio della Banca Cattolica del Veneto. Nel 1953 fu completato il tombinamento lungo via Poerio, e ai lati del fiume, già coperto, cominciarono le costruzioni. Nel 2012 il Marzenego fu scoperchiato di nuovo in via Poerio.

Anse, pesci e mugnai a Zelarino

A monte di Mestre, fra Zelarino e la Cipressina, il fiume correva fra le anse, e gli abitanti della zona convivevano con gli allagamenti e frequentavano il fiume, che si raggiungeva da molti passaggi. Il 31 dicembre 1868, alla vigilia della nuova tassa sul macinato, i 6 proprietari di mulino di Zelarino presentarono la loro protesta: fu l'inizio di un conflitto che finì con il rifiuto di pagare la tassa e l'abbandono di quei mulini da parte dei gestori.

Gianpaolo Quaresimin, che passò la giovinezza a Zelarino negli anni Cinquanta del Novecento, ricordava gli anatroccoli, le canne palustri e la pesca con la sorella: pesci gatto e, ogni tanto, un luccio da mezzo chilo, preso con la negorsa, un palo con la sacca a rete. D'estate il Marzenego era la piscina dei ragazzi, e le rive si percorrevano liberamente da Mestre fino a Trivignano.

Nel 1962 lungo il fiume funzionavano ancora 9 mulini. Negli anni Settanta la rettifica dei meandri fra Zelarino e la Cipressina trasformò anche quel tratto in un canale, e fra una proprietà e l'altra furono messi sbarre e cancelli. Il 6 novembre 2015 i comuni del bacino, il Consorzio di Bonifica Acque Risorgive e le associazioni firmarono il Contratto di fiume Marzenego, per rendere il fiume più naturale e le sue rive di nuovo accessibili.

Info utili

Dove si trova
Resana, Camposampiero, Loreggia, Martellago, Massanzago, Noale, Piombino Dese, Salzano, Trebaseleghe, Venezia (TV, PD, VE)

Fa parte di: Fiumi e cascate del Veneto