Il Monte Venda, 601 metri, è la cima più alta dei Colli Euganei, a cavallo fra i comuni di Vo', Galzignano Terme, Teolo e Cinto Euganeo. Sulla sommità restano i ruderi del monastero di San Giovanni Battista del Venda, tenuto dagli Olivetani dal 1380 al 1771.
Il monte più alto degli Euganei
Il Venda ha una forma tondeggiante, e lo si riconosce anche per le installazioni militari che chiudono l'accesso alla vetta. È una tappa dell'Alta Via dei Colli Euganei. Nel primo Ottocento gli abitanti del posto facevano da guide ai «foresti» e li portavano in cima di notte: si diceva che lassù si fosse fermata l'arca di Noè. L'episodio lo ricorda lo storico Francesco Selmin nel libro «Andare sui Colli. Dal Grand Tour al turismo di massa».
Adamo da Torreglia e le prime chiese
La storia religiosa del monte comincia con gli eremiti. La tradizione racconta che il primo a salire fu Adamo da Torreglia, monaco del monastero di Santa Giustina a Padova, in cerca della vita eremitica fra i massi e i boschi del Venda. Con lui c'era un soldato, un miles, che si era offerto di servirlo. Adamo visse in una cella minuscola, digiunando e pregando, e quando morì fu sepolto nella grotta dove aveva abitato. Dopo di lui ci provarono altri due monaci, Dago e Gerardo, e poi Villano da Maserà.
Un testamento del 1197 attesta già un insediamento religioso sulla cima. Accanto alla caverna sorsero due chiese, una piccola dedicata a San Michele e una più importante a San Giovanni Battista. Nel 1209 salì sul monte Stefano, venuto da Santa Giustina, con il monaco Alberico.
Il monastero dei Benedettini e degli Olivetani
Dal 1229 l'eremo diventò un monastero benedettino, aiutato dai doni dei casati nobili del territorio, come i Carraresi e i Maltraversi, e vi si costruì una chiesa più ampia, intitolata anch'essa al Battista. Nella chiesa si custodiva la reliquia del dito indice del santo. Il vescovo di Padova decise nel 1380 di affidare il monastero alla congregazione benedettina di Monte Oliveto, i monaci detti Olivetani, che vi rimasero fino alla fine. Col tempo la messa per San Giovanni si trasformò in una sagra, fra scherzi, giochi e gare a chi lanciava più lontano il giavellotto, tanto che nel 1419 il doge di Venezia vietò i festeggiamenti entro cinquanta passi dal monastero.
La soppressione e la base Nato
Nel 1771 la Repubblica di Venezia soppresse il monastero. I monaci furono trasferiti, i beni andarono all'asta e passarono alla famiglia Erizzo, e gli edifici, usati come rifugio dai pastori, caddero presto in rovina. Nel 1772 la reliquia del Battista fu portata al Duomo di Padova, dove sta nelle sale del museo diocesano. Nel 1818 il poeta Percy Bysshe Shelley salì fra le rovine, e il panorama dalla balconata rivolta a oriente lo ispirò a scrivere dei versi.
I ruderi finirono poi dentro una base militare Nato, scavata nella roccia e chiamata nelle comunicazioni militari «Rupe», entrata a pieno regime nel 1955 con fondi dell'Italia e degli Usa. La base chiuse nel 1998, e da allora i ruderi sono stati messi in sicurezza, anche col lavoro della parrocchia di Castelnuovo. Intorno al 2020 volontari del posto hanno ripulito il complesso e messo nella torre una campana funzionante.
I ruderi della chiesa e del campanile
Intorno alla chiesa, a una sola navata, il monastero raccoglieva orti, magazzini, celle e chiostri; l'edificio sacro aveva il campanile, un coro di legno, il presbiterio in trachite e sotto una cripta intitolata alla Madonna. Della chiesa restano le mura in pietra senza tetto, e dalle brecce si vede il paesaggio; si conservano la torre campanaria e la cripta, recuperata e consacrata alle cerimonie religiose. L'ampia abside si apre verso la pianura, e lo sguardo arriva fino alla laguna veneta. Fra i ruderi si celebra una messa nelle ricorrenze del 24 giugno e del 29 agosto.
Il sentiero Lorenzoni e il Bosco dei Maronari
Ai ruderi si sale da Casa Marina, a Sottovenda di Galzignano Terme, dove il Parco Regionale dei Colli Euganei tiene il suo centro per la didattica e l'educazione alla natura, con un piccolo giardino botanico; da Galzignano ci si arriva per Via Cengolina.
Il sentiero naturalistico G.G. Lorenzoni, il numero 4 del Parco, gira intorno alla montagna a mezzacosta. Parte dal Bosco dei Maronari, un'area attrezzata in un castagneto con alberi di alcuni secoli e una vecchia cava riadattata per la didattica, e attraversa boschi di carpino nero, orniello, roverella e castagno, dove vivono orbettini e salamandre pezzate e restano antiche carbonaie, fra asparago pungente, dittamo e salvia.
Il sentiero tocca il Corno del Venda, che guarda i colli più a sud, sale verso la zona delle antenne lungo il recinto spinato dell'ex base e poi scende verso i ruderi; in certe giornate si vede anche l'eremo del Monte Rua. È lungo 6 km, con 250 metri di dislivello e una salita ripida. Il sentiero numero 9, di 5 km e con un dislivello minimo, ha un tratto percorribile dai disabili e aree attrezzate fra i castagni da frutto del Bosco dei Maronari.
