Bassano del Grappa ha avuto due cinte di mura: quella degli Ezzelini, attorno al castello e al borgo sopra il Brenta, e una più esterna, in gran parte visibile. Di questa restano le mura di viale delle Fosse, la Torre delle Grazie e la Porta delle Grazie.
Il borgo degli Ezzelini e la prima cinta
Nel 1147, al tempo della pace di Fontaniva, il borgo di Bassano era già abbastanza grande da far gola. La cinta urbana si completò negli otto decenni circa in cui i da Romano ebbero qui il potere, fino al 1259, e nel 1222 il lavoro era a buon punto: in quell'anno Bassano compare già come «terra», cioè come luogo cinto e protetto da mura. Fra il 1222 e il 1231 i documenti nominano tre porte: quella dei Leoni, con lo stemma «felino» di Bassano, quella dei preti e quella del ponte di Brenta. Il cronista Rolandino, fra il 1228 e il 1258, parla delle munitiones del borgo: le mura, il fossato e le porte.
Il Castello degli Ezzelini occupa una delle zone più elevate della città, chiuso da mura lunghe e imponenti che racchiudono anche il Duomo.
Il giro della prima cerchia
Sopra la porta del Leone, allo sbocco di via Matteotti sulla piazza, c'era il «girone», una ridotta per un'ultima difesa. Dal castello la cerchia scendeva alla porta del Margnano e poi alla porta Aureola, nella zona di piazzetta Zaine, sorvegliata da un secondo girone degli Ezzelini. Da qui il circuito calava fra le vie Vittorelli e Vendramini e incontrava la cortina che correva a ovest lungo il lato settentrionale di piazza Garibaldi e di piazza Libertà, interrotta dalla porta dei Leoni; proseguiva fra via Portici Lunghi e via Schiavonetti, con una pusterla, cioè una porta minore, fino a palazzo Sturm; infine, parallela al fiume, toccava la porta del Ponte e si riallacciava al castello.
A nord e a ovest le mura sfruttavano i salti del terrazzo sul fiume; dove il terreno non difendeva da solo c'era un largo fossato a secco, che alla fine del Seicento si riconosceva ancora in un avvallamento a est di via Vendramini.
Il Ponte, un castello sull'acqua
Il Ponte Vecchio è attestato nel 1209 e fu probabilmente costruito nell'ultimo quarto del XII secolo, sulla strettoia del Brenta, sotto la cura degli Ezzelini. Era un «castello sull'acqua», con torri ai due capi e un fossato sulla testata di Angarano. Attirò ai suoi imbocchi botteghe e commerci, controllava i mulini e il traffico del fiume, comprese le tante zattere che scendevano verso Padova e Venezia, e fece di Bassano una «testa di ponte» su tutte e due le rive.
La seconda cinta, fra Visconti e padovani
Secondo lo storico Ottone Brentari, nel 1884, la cinta degli Ezzelini restò intatta per circa centotrent'anni, finché Gian Galeazzo Visconti cominciò nel 1389 e finì nel 1392 la cerchia più vasta: partì dalla porta Aureola, allungò le mura verso est e spostò la porta nel punto della Porta delle Grazie, fortificandola con due torri. Già Francesco Memmo, che scriveva nel 1754, dava al Visconti l'allargamento delle mura fino a quella porta. La mostra ForSee di Italia Nostra corregge la tradizione: quella cerchia più esterna si sarebbe formata già nei primi decenni del XIV secolo, quando Bassano era sotto Padova.
All'interno le mura avevano una strada continua e molte torri, chiuse o scudate; le sei porte si concentravano verso il fiume e il ponte, a ovest, mentre ognuno degli altri lati ne aveva una sola. Il largo fossato esterno si riconosce in viale delle Fosse e attorno alla Porta delle Grazie. Vicino a questa cinta più larga resta anche la Torre Civica, mentre il Palazzo Pretorio conserva una sua breve cerchia di mura.
Grazie, la porta del miracolo
La Porta delle Grazie chiude viale delle Fosse: da una parte le mura, dall'altra la Torre delle Grazie, dove una lapide ricorda il rastrellamento del settembre 1944. Il nome viene da un miracolo raccontato dalla tradizione: nel novembre del 1390 il bassanese Cristoforo de' Beraldi, esiliato dai Visconti, tentò di rientrare in città con soldati padovani; gli assalitori furono respinti, e la vittoria fu attribuita alla Madonna del capitello vicino. Dopo il 1492, addossata alla porta, fu costruita la Chiesetta delle Grazie. Fra Settecento e Ottocento la porta si chiamò anche Porta d'Austria o di Germania, perché da lì si andava per la Valbrenta e la Valsugana verso le terre austro-ungariche.
Nel 1560 il podestà Giovanni Tagliapietra, «in segno di amore per i bassanesi», come dice l'iscrizione dell'architrave, la rivestì di pietra: un arco a bugnato fra due colonne dorico-toscane, con fregio e timpano. Nella trabeazione stanno gli stemmi del doge Girolamo Priuli, della Serenissima con il leone «in moleca» e di Bassano. L'opera si attribuisce a Francesco Zamberlan, allievo del Palladio e autore della Rotonda di Rovigo. Sotto questa porta passarono le truppe della Lega di Cambrai, i napoleonici nel 1796 e, alla fine della seconda guerra mondiale, i carri armati americani; nel 2003 è stata restaurata.
