Storia · 4 min di lettura

Oderzo, l'antica città che i Longobardi presero e distrussero

Oderzo, ultima fortezza bizantina nell'entroterra veneto, fu presa dal re Rotari fra il 639 e il 641 e rasa al suolo da Grimoaldo nel 667, per vendetta.

Gli scavi di Oderzo romana: mura, porta e una sepoltura con l'anfora, accanto alle case della città
🎨 Illustrazione digitale | Valigio

Oderzo, l'Opitergium dei Romani, fu per decenni l'ultima fortezza bizantina nell'entroterra veneto, stretta fra i ducati longobardi. Il re Rotari la prese fra il 639 e il 641; nel 667 il re Grimoaldo la rase al suolo e ne divise il territorio fra Treviso, Ceneda e il Friuli.

La fortezza bizantina

In epoca romana Opitergium sorgeva su un ramo del Piave, lungo la via Postumia. Quando i Longobardi entrarono nel Veneto, nel 569, Alboino evitò Oderzo, caposaldo bizantino, e la città restò all'impero. Era la capitale della Venezia rimasta bizantina, sede del magister militum, il comandante militare della provincia, e si incuneava fra il Friuli, già tutto longobardo, e le terre che i Longobardi tenevano nel Veneto. Nel 579 il suo vescovo Marciano partecipò alla sinodo di Grado.

Il tranello del patrizio Gregorio

Dopo un'incursione degli Avari nel Friuli, nel 610, il duca Gisulfo II era morto combattendo, e il ducato era passato ai giovani figli Taso e Cacco. Il patrizio Gregorio, magister militum di Oderzo, offrì loro amicizia e li attirò in città con la scusa di adottare Taso col rito del taglio della barba. Appena i Longobardi furono dentro, Gregorio fece chiudere le porte: Taso, Cacco e i loro uomini non si arresero e morirono combattendo, e alla testa mozzata di Taso il patrizio tagliò la barba.

Rotari e la caduta del 639-641

Il re Rotari attaccò Oderzo fra il 639 e il 641 e, scrive Paolo Diacono, la espugnò e la distrusse. La fortezza, «tra Forum Iulii e Treviso» come aggiunge lo stesso autore, era un cuneo imperiale che proteggeva la costa rimasta bizantina e ostacolava le strade fra il ducato di Treviso e il Friuli. Dopo la presa di Concordia, nel 615-616, i Bizantini controllavano a fatica le vie dell'entroterra, e Oderzo era rimasta un'enclave isolata.

Nel 639 il comandante bizantino Maurizio risiedeva già a Torcello, nella laguna: un'iscrizione di quell'anno ricorda la chiesa di santa Maria Madre di Dio che vi fece costruire per ordine dell'esarca Isacio.

Dopo la caduta i Bizantini lasciarono per sempre la terraferma e si chiusero nella fascia delle lagune: la sede del comandante passò a Civitas Nova, l'Eracliana fondata sotto l'imperatore Eraclio, dove trovarono rifugio i profughi e dove si trasferì anche il vescovo, con il permesso del papa Severiano. Secondo una leggenda raccolta nell'Origo civitatum, gli abitanti di Oderzo e di Altino fuggirono davanti ai pagani «Unni», che erano in realtà Longobardi, e si insediarono nelle lagune.

Grimoaldo e la vendetta

Nel 667 Grimoaldo, figlio del duca del Friuli Gisulfo e re dei Longobardi, distrusse definitivamente Oderzo. Paolo Diacono lega la distruzione all'odio del re verso i Bizantini: il re era il fratello più giovane di Taso e Cacco. Più che una riconquista fu, con ogni probabilità, una vendetta di famiglia: è più plausibile che nei trent'anni dopo Rotari la città non fosse tornata bizantina. La spartizione del territorio, sempre secondo Paolo Diacono, avvenne sotto di lui e non sotto Rotari. Il territorio opitergino andò ai ducati di Treviso, di Ceneda (Vittorio Veneto) e del Friuli; il ducato di Treviso si allargò verso est, oltre la bocca del Piave, e il confine fra Treviso e il Friuli si assestò, verosimilmente, lungo la Livenza.

La diocesi divisa

Anche la diocesi di Oderzo fu divisa. Una sentenza attribuita al re Liutprando, datata 6 giugno 743, è un falso dell'XI secolo che voleva fondare le pretese di Ceneda, ma si basa su notizie antiche: la diocesi opitergina vi risulta spartita fra il patriarca di Aquileia e il vescovo di Treviso, mentre la nuova diocesi di Ceneda se ne proclamava erede. Il documento ricorda anche un vescovo di Oderzo rimasto in carica, nascosto su un'isola, che si opponeva a Ceneda. I vescovi esuli conservarono il titolo: nel 680 Benenatus, vescovo di Opitergium, sottoscrisse la lettera del sinodo romano contro il monotelismo. I resti di San Tiziano furono portati da Oderzo a Ceneda.

Le tombe delle ex Carceri

Gli scavi nell'area delle ex Carceri hanno trovato un tratto delle mura e una porta d'età augustea e, accanto, una necropoli: una sepoltura in anfora del V-VI secolo e un discreto numero di tombe, con due orientamenti diversi e in alcuni casi un modesto corredo, l'ultima deposta non oltre l'inizio del VII secolo. Le tombe furono poi sconvolte da un fossato e da un muro costruiti nel corso del VII secolo e collegati agli scontri fra Bizantini e Longobardi.

Info utili

Dove si trova
Oderzo (TV)