A Belluno ci sono il rinascimentale Palazzo dei Rettori e la Torre Civica, un tempo inserita nel castello dei vescovi-conti, accanto al Duomo col campanile alto 68 metri. Poco lontano, Porta Dojona conserva la più antica immagine dello stemma cittadino.
Palazzo dei Rettori veneti
Per quasi quattrocento anni il Palazzo dei Rettori ospitò i rettori veneti, che da qui reggevano la città e il territorio intorno; è sede della Prefettura. Con la dedizione a Venezia del 1404 venne per Belluno una relativa stabilità politica, che portò anche qui un rinnovamento della città, con case e palazzi nuovi fra il secondo Quattrocento e il primo Cinquecento: una stagione di prosperità nata dagli scambi con la Dominante, lungo il Piave, la via d'acqua che portava a Venezia il legname dei boschi del Cadore. Il palazzo nacque su un edificio fortificato più arretrato, costruito dal 1409.
Nel 1491 il rettore Maffeo Tiepolo fece aggiungere sul fianco occidentale la prima loggia, lombardesca, alta due piani e retta da tre archi. Nel 1496 si scelse un progetto di ampliamento del veneziano Giovanni Candi, che a Venezia aveva firmato il «bovolo» di palazzo Contarini, interrotto più volte fino alla crisi dopo la guerra di Cambray e finito nel 1536, sotto il rettore Girolamo Rimondi. Fra il 1536 e il 1547 si alzò la torretta dell'orologio, su progetto del fiesolano Valerio da San Vittore.
La facciata porta gli stemmi e i busti dei rettori del Quattrocento, del Cinquecento e del Seicento; dentro, nonostante i restauri radicali resi necessari più volte dai terremoti degli ultimi due secoli, molte stanze sono rimaste com'erano, soprattutto il salone del secondo piano e la saletta vicina, col soffitto alla sansovina. L'edificio fortificato del 1409 bruciò del tutto nel 1802.
Torre Civica dei vescovi-conti
La Torre Civica, accanto al Duomo, faceva parte del palazzo fortificato dei vescovi-conti. Secondo la tradizione lo costruì, o più probabilmente lo ampliò e rafforzò, alla fine del XII secolo il vescovo Gerardo de Taccoli, caduto nel 1196 in battaglia contro i Trevigiani. La torre regge la campana che dal 1403 chiamava a riunirsi il Maggior Consiglio della città. Nel 1516 si demolì una seconda torre, gemella, che stava sull'angolo dalla parte del Duomo, così da ingrandire la piazza, e un'altra al centro doveva esserci in antico, come mostra il vecchio sigillo dei vescovi che riproduceva l'edificio.
Il portale e parti dei finestroni in alto vengono dai lavori del vescovo Giulio Berlendis nel XVII secolo. Il terremoto del 1873 danneggiò gravemente il palazzo, e l'interno fu rifatto del tutto dall'ingegner Giorgio Pagani-Cesa, e la facciata fu ritoccata dopo il sisma del 1936; l'edificio, che fu sede del Tribunale, ospita l'Auditorium comunale.
Porta Dojona e lo stemma della città
Porta Dojona prende il nome dal torrione vicino, il Dojon, con cui formava un complesso fortificato all'angolo nord-orientale delle antiche mura, già sede dei vescovi. L'arco interno lo alzò nel 1289 Vecello da Cusighe per il vescovo-conte Adalgerio, quando le mura furono rifatte dopo la fine del dominio di Ezzelino da Romano: lo ricorda una lastra di pietra sopra l'arco, con la più antica immagine dello stemma cittadino. La tradizione vuole che i battenti di legno siano quelli rifatti dopo l'assedio imperiale del 1509. Il raddoppio rinascimentale è di Niccolò Tagliapietra, del 1553, e la copertura fra la porta nuova e la vecchia fu decisa e fatta nel 1622.
Porta Dojona si affaccia sulla piazza dedicata a Vittorio Emanuele II. Da qui comincia la parte più antica della città, che arriva fino alla medievale Piazza del Mercato. Nella «Veduta di Belluno nel 1690», il quadro di Domenico Falce, compaiono la cerchia settentrionale e quella meridionale, scandite da torricelle poste a intervalli pari alla gittata di balestre e archibugi.
Leone scalpellato e leone ritrovato
Il leone veneziano della porta fu scalpellato dai giacobini nel maggio del 1797. Alla fine dell'Ottocento, al suo posto, fu rimesso un leone del Quattrocento, che stava in origine sopra il primo arco ed era rimasto nascosto dentro la copertura del Seicento: così era sfuggito agli scalpelli dell'età napoleonica.
