La Rocca di Garda, rilievo di circa 283 metri a picco sul lago fra Garda e Bardolino (VR), è la reggia del re Ortnit in una leggenda ambientata all'epoca dei Longobardi. Con l'aiuto del nano Alberico rapì la principessa Sidrat, e il padre di lei si vendicò mandandogli due uova di drago.
Il re della Rocca
La storia viene dall'«Ortnit», un poema epico in alto tedesco medio che un autore anonimo mise per iscritto in strofe verso il 1230: lì Ortnit è re di Lombardia e ha il suo castello a Garda.
Nel racconto, Ortnit era un re giusto e saggio, amato dai sudditi e rispettato dagli altri sovrani. Viveva sulla Rocca di Garda solo con la madre, e i Longobardi volevano che si sposasse con una donna bella e buona. Lo zio Ilia gli parlò di una principessa d'Oriente, figlia del re Marcorel di Montabor, che faceva uccidere chiunque si avvicinasse a lei. Ortnit decise che l'avrebbe sposata e radunò 20.000 soldati; ma era inverno, e rimandò la spedizione alla bella stagione.
Alberico e la spada Rosa
Nell'attesa, racconta la leggenda, Ortnit partì in cerca di avventure. La madre, vecchia e prudente, acconsentì solo dopo molte preghiere: gli diede un anello da non togliere mai e lo mandò verso nord, per un sentiero tortuoso sui fianchi del monte sopra il lago, oltre il bosco, fino a un prato con un grande tiglio e una sorgente che sgorgava da una rupe. Era febbraio, ma lassù tutto aveva l'aria della primavera: l'erba tenera coi ciuffi d'erica, i fiori, gli uccelli, la vista sul lago azzurro.
Lì Ortnit trovò, sdraiato all'ombra del tiglio, quello che sembrava un bambino vestito d'oro e di brillanti: si chinò per prenderlo in braccio, ma era il nano Alberico, che si divincolò e lo riempì di pugni. Dopo la lotta il nano, per aver salva la vita, gli promise un'armatura, uno scudo e la spada Rosa, forgiati da lui sul Caucaso, capaci di forare le corazze più dure. In cambio Ortnit volle anche il suo aiuto per conquistare la figlia di Marcorel.
Solo l'anello permetteva a Ortnit di vederlo: Alberico glielo strappò e sparì, ma poi tornò, gli rese l'anello e mantenne la promessa, e il re tornò alla Rocca con l'armatura e l'elmo nuovi che brillavano come stelle. In primavera, dopo molti giorni di viaggio per terra e per mare, Alberico, invisibile a tutti, lo accompagnò in Oriente e lo aiutò a rapire la principessa, la bionda Sidrat, che Ortnit riportò a Garda con l'esercito e sposò.
Uova di drago, la morte di Ortnit
Marcorel, prosegue il racconto, finse di fare pace e mandò alla Rocca un cacciatore di fiere con dei doni, incaricato di allevare due elefanti per Ortnit in una regione montuosa vicino a Trento. In segreto, per ordine di Marcorel, quel cacciatore portava due uova di drago. Dopo circa 12 mesi i draghi, nati e cresciuti, cominciarono a devastare la regione, e i guerrieri che li affrontarono furono uccisi.
Ortnit partì per affrontarli, con l'armatura e la spada, abbracciata la sposa in lacrime e seguito dal suo cane fedele; passò prima dal nano a chiedere consiglio, e Alberico lo avvertì di non lasciarsi prendere dal sonno, perché sarebbe stata la sua morte. Dopo giorni e notti di cavalcata, esausto, il re si stese sull'erba e si addormentò. I draghi uscirono dal bosco, il cane abbaiò senza riuscire a svegliarlo, e un drago lo portò nella sua caverna e lo uccise succhiandogli il sangue. Il cane tornò solo alla Rocca: Sidrat capì subito, e la vecchia madre morì di dolore.
Wolfdietrich e le nuove nozze
Nella leggenda Sidrat aveva promesso a Ortnit di risposarsi solo con chi avesse ucciso i draghi e riportato l'armatura e la spada Rosa. I Longobardi volevano un nuovo re, ma la regina rifiutò tutti, e le fu tolto il governo: visse in povertà, e il regno senza guida si ridusse allo stremo.
Un giorno il giovane eroe Wolfdietrich, capitato nella zona dei draghi, entrò nella caverna mentre i mostri lottavano con una fiera, approfittò della loro stanchezza per indossare l'armatura di Ortnit abbandonata sul pavimento e li uccise con la spada Rosa. Quando arrivò alla Rocca con l'elmo scintillante, Sidrat dagli spalti credette per un attimo che fosse Ortnit e gli corse incontro; lui la fermò con dolcezza, si fece riconoscere e le confermò la morte del re, e lei, in lacrime, lo invitò a restare a Garda. Passò un po' di tempo, e sulla Rocca si celebrarono in forma solenne le nozze nuove, fra Sidrat e Wolfdietrich: i Longobardi, dice la leggenda, ne furono felici.
Garda, cioè guardia: la rocca vera
La Rocca sta a sud della cittadina di Garda. Morfologicamente è una diramazione verso sud del Monte Baldo, modellata dall'erosione dei ghiacciai quaternari, soprattutto dell'ultima glaciazione, quella würmiana. L'area fa parte del sito di importanza comunitaria «Monte Baldo: Val dei Mulini, Senge di Marciaga, Rocca di Garda». Sul rilievo ci sono tracce di insediamenti umani fin dall'età del bronzo, e reperti militari, religiosi e funebri di epoca romana e medievale.
Sulla sommità fu eretta una fortezza, di cui restano poche tracce in muratura: dagli scavi sono venute 3 monete del V secolo, una delle quali è un tremisse d'oro coniato da Zenone, imperatore di Bisanzio, e una fibula d'argento gota decorata con teste d'aquila, che hanno permesso di fissare nel V secolo la sua fondazione, mentre la ceramica longobarda conferma che era viva nei secoli successivi.
In pochi anni la fortezza acquistò un grande peso strategico, e da lei viene il nome del lago. «Garda» è il germanico antico Warda o Warte, cioè «guardia», «fortezza»: prima indicò la località, poi l'intero lago, prendendo il posto di Benaco, il nome latino molto più antico. Quel nome si legge per la prima volta in un documento del 712, sotto il regno del longobardo Liutprando.
Adelaide prigioniera sulla Rocca
Adelaide di Borgogna aveva sposato a 16 anni, a Pavia, nel 947, Lotario II, re d'Italia. Berengario II era stato consigliere del giovane re, che morì all'improvviso nel 950. Il 20 aprile 951 Berengario, allora re d'Italia, fece catturare a Como la vedova di Lotario; secondo una tradizione piuttosto tardiva, la regina fu poi rinchiusa con un'ancella nella fortezza della Rocca. Dopo un'evasione rocambolesca, che sembra organizzata dal vescovo di Reggio Adelardo, Adelaide raggiunse Pavia e fra ottobre e novembre del 951 sposò Ottone I, re di Germania: con lui fu regina d'Italia e, dal 962, imperatrice.
Il geografo arabo Ibrāhīm al-Turtuši, che viaggiò nell'Europa centro-occidentale fra il 960 e il 965, dell'Italia settentrionale descrisse 3 luoghi: Pavia, Verona e la Rocca di Garda, che definì «imponente ed estremamente munita». Nel 1193 l'imperatore Enrico VI la cedette alla città di Verona per 700 marche d'argento, e all'inizio del XIII secolo furono gli stessi difensori della Rocca a demolirla, per motivi che non si conoscono, probabilmente al tempo dell'imperatore Ottone IV.
L'Eremo dei Camaldolesi
Sulla Rocca, chiamata anche Rocca dei Frati o Monte San Giorgio, fra l'862 e il 1532 sorgeva la chiesa di San Giorgio. Nel 1661 un nobile padovano, Giovan Battista Dotti, proprietario del monte, entrò nella congregazione camaldolese e le donò la sua proprietà; la cima la comprò con il proprio denaro Alvise Becelli, nobile del posto, che la regalò anche lui ai Camaldolesi. Nel 1665 vi si stabilirono alcuni monaci venuti dall'Eremo di Monte Rua. L'Eremo dei Camaldolesi sorge lassù e domina la costa orientale del lago.
Lecci, ulivi e upupe sulla Rocca
Il clima della Rocca è quello mediterraneo di tutto il bacino del Garda. Nei boschi prevalgono orniello, carpino nero, cipressi e roverella, e dove il suolo è più arido si incontrano la fillirea, il terebinto, l'alloro e il leccio; sotto gli alberi crescono ginestra, scotano e viburno. Verso il lago ci sono uliveti e vigneti, e sui pascoli magri e aridi le erbe tipiche sono il lino delle fate, il forasacco eretto e la festuca rossa; diverse orchidee spuntano sul terreno sciolto, dove la cotica erbosa è sottile.
Fra i mammiferi vivono qui animali delle zone calde, come il minuscolo mustiolo e il coniglio selvatico. Ci sono poi la volpe, il tasso, il ghiro e il moscardino. Fra gli anfibi ci sono la salamandra pezzata, l'ululone a ventre giallo, il rospo smeraldino e la raganella; fra i rettili il ramarro, il biacco, la vipera comune e il marasso. Nei boschi nidificano l'allocco, il torcicollo, l'upupa e il rigogolo. Fra i cespugli, i prati e i muri a secco si riproducono l'allodola, l'usignolo, il cardellino e l'ortolano.
